‘Ndrangheta: intestazione fittizia di beni, due arresti a Palmi

Reggio Calabria Cronaca

Nelle prime ore della mattinata, personale della Sezione Criminalità Organizzata della Squadra Mobile e del Commissariato di P.S. di Palmi ha tratto in arresto, in esecuzione di ordinanza di custodia cautelare in carcere, emessa dal Tribunale di Reggio Calabria: Giuseppe Galimi, 34 anni e Antonio Galimi, 30 anni ritenuti responsabili del reato di intestazione fittizia di beni di cui all’art. 12 quinquies Legge n. 356 del 1992 aggravato dall’art. 7 Legge n. 203 del 1991, “perché, in concorso tra loro, al fine di eludere le disposizioni di legge in materia di misure di prevenzione patrimoniali, Vincenzo Galimi, per il tramite e con il contributo causale e consapevole di Antonio, Giuseppe e Pasquale Galimi, ha attribuito fittiziamente a questi ultimi la titolarità formale della “A.G.G. Costruzioni s.r.l.”, impresa edile con sede legale a Palmi, essendone, in realtà, Vincenzo Galimi il reale titolare, mentre gli altri tre espletavano all’interno della stessa le mansioni di autisti e/o operai”, con l’aggravante di “aver agito con la finalità di agevolare l’attività della cosca Gallico”. Con recidiva reiterata e infraquiquennale per Giuseppe Galimi fatto commesso in Reggio Calabria il 10.02.05 (data di iscrizione nel registro delle imprese). Entrambi gli arrestati sono figli di Vincenzo Galimi 61 anni, latitante dall’8 giugno 2010, poiché sfuggito all’arresto per il reato di associazione per delinquere di stampo mafioso ed intestazione fittizia di beni (e attualmente imputato nel processo che si sta celebrando davanti alla Corte d’Assise di Palmi).

LE INDAGINI | La presente vicenda cautelare trae origine dagli esiti di una articolata e minuziosa attività d’indagine eseguita dalla Sezione Criminalità Organizzata della Squadra Mobile di Reggio Calabria e dal Commissariato di Palmi, avente ad oggetto: le infiltrazioni mafiose negli appalti relativi ai lavori di ammodernamento dell’autostrada, con particolare riferimento al V macrolotto, ricompreso tra lo svincolo di Gioia Tauro (escluso) e lo svincolo di Scilla (escluso), affidati al “Consorzio Scilla”, formato da Condotte S.p.A. e Impregilo S.p.A., società consortile costituita in data 22 Settembre 2004, che poi provvedeva a subappaltare ad imprese locali i singoli tratti; la ‘ndrina Gallico, cosca storicamente operante nella città di Palmi; la ‘ndrina Bruzzise, altra storica consorteria, operante nella frazione Barritteri di Seminara, federata alla cosca Parrello di Palmi; la cosiddetta “Faida di Barritteri”, nel corso della quale dal gennaio 2004 al febbraio 2008 si registravano sette omicidi e un tentato omicidio.

I temi sopra indicati, strettamente legati fra loro, sono sfociati nel procedimento penale denominato “Cosa Mia”, nel cui ambito, in data 25 maggio 2010, sono state emesse dal G.i.p. presso il Tribunale su richiesta del Procuratore della Repubblica Aggiunto Dott. Michele Prestipino Giarritta e dei Sostituti Procuratori D.D.A. Dott. Giovanni Musarò e Dr. Roberto Placido di Palma 52 misure coercitive personali e reali nei confronti di indagati responsabili di aver commesso gravissimi delitti di criminalità organizzata. L’indagine “Cosa Mia”, aveva documentato come la cosca Gallico si servisse di alcuni “imprenditori di riferimento”, fra cui GALIMI Vincenzo, per accaparrarsi sub-appalti nell’ambito dei lavori di ammodernamento dell’autostrada A/3 Salerno Reggio Calabria, nel tratto compreso tra gli svincoli di Gioia Tauro e Scilla, fatti per i quali il G.I.P. del Tribunale di Reggio Calabria aveva disposto il contestuale sequestro preventivo dell’intero patrimonio delle imprese individuali riferibili agli indagati Matteo e Vincenzo Gramuglia, Roberto Ficarra, Pasquale e Vincenzo Galimi, quest’ultimo riconosciuto titolare di fatto della “ditta individuale Giuseppe Galimi”.

Successivamente, il 26 maggio 2011, personale della Squadra Mobile aveva eseguito un’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti del latitante Vincenzo Galimi ritenuto responsabile del reato di intestazione fittizia dei beni con l’aggravante di aver favorito la cosca mafiosa di appartenenza, e nei confronti del solo Giuseppe Galimi, per il reato di detenzione illecita di arma comune da sparo. Secondo quanto emerso dalle attività della Polizia di Stato, successivamente all’Operazione “Cosa Mia” anche la società “A.G.G. Costruzioni S.r.l.” che - benché formalmente intestata ai figli Giuseppe ed Antonio - era, in realtà, gestita occultamente dal latitante Vincenzo Galimi, motivo per cui era stata sottoposta, in quella sede, a sequestro preventivo, ai sensi dell’art. 321 e ss. c.p.p. È stato accertato, infatti, che la ditta “A.G.G. Costruzioni S.r.l.”, utilizzando metodologie tipicamente mafiose si era affermata nel comprensorio palmese quale ditta di riferimento della consorteria dei Gallico, ottenendo, di conseguenza, l’assegnazione di numerosi appalti di opere pubbliche realizzate dal comune di Palmi.

In tale contesto, tuttavia, il G.I.P. presso il Tribunale aveva ritenuto non sussistenti le esigenze di custodia cautelare per gli odierni arrestati Giuseppe e Antonio Galimi, già ritenuti responsabili del reato di intestazione fittizia di beni aggravata dall’art. 7 L. 203, determinando i magistrati della locale Direzione Distrettuale Antimafia, a presentare appello al Tribunale della Libertà nei confronti del predetto provvedimento di rigetto. Con ordinanza del 3.10.11 il Tribunale della Libertà accoglieva l’appello del P.M.. Tale ordinanza è divenuta in data 18.09.12, quando la Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso proposto dalla difesa dei Galimi.