Catturato il latitante Rocco Trimboli. Si nascondeva a Casignana

Reggio Calabria Cronaca
Il latitante Rocco Trimoli, catturato dai Carabinieri

E’ stato catturato nella notte il super latitante Rocco Trimboli, detto “Piseia, 45 anni. L’uomo, ricercato dal 2010 e inserito nell’elenco dei latitanti più pericolosi del Ministero dell’Interno, è stato ritracciato dai carabinieri di Reggio Calabria, del ROS e dello squadrone eliportato Cacciatori di Calabria, a Casignana (Reggio Calabria) piccolo comune della locride.

Trimboli era stato raggiunto da un ordine di carcerazione emesso dalla Procura Generale di Torino, dovendo scontare un residuo di pena di 11 anni, 1 mese e 8 giorni di reclusione dopo che fu condannato in via definitiva per associazione finalizzata al traffico internazionale di stupefacenti a seguito dell’operazione denominata Riace" e condotta dai militari dell’Arma di Torino. Il latitante è anche destinatario di un’altra ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa nel maggio 2011 - a seguito dell’operazione Minotauro - dal Gip del tribunale piemontese poiché ritenuto responsabile di associazione di tipo mafioso.

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ROCCO TRIMBOLI è affiliato alla Locale di ‘ndrangheta di Platì e come documentato nell’ indagine Riace, a partire dai primi anni ’90, il gruppo Marando-Trimboli, facente capo a Pasquale Marando ed in cui Trimboli aveva, già allora, un ruolo apicale (era sostanzialmente il luogotenente dello stesso Marando e deputato alla gestione del narco-traffico), era attivo nel traffico internazionale di stupefacenti, operando tra la locride e la provincia di Torino.

Tra la fine degli anni ’90 e gli inizi del 2000, con la scomparsa del fratello Antonio Giuseppe e di Pasquale Marando, - uccisi entrambe dalla lupara bianca - nonché di altri appartenenti alla famiglia di quest’ultimo, il latitante era divenuto di fatto il capo dell’omonima ‘ndrina, rientrando stabilmente su Platì per curare gli affari dell’organizzazione.

Infatti, sulle montagne della cittadina reggina, il 10 ottobre 2001, veniva localizzato ed arrestato da personale del ROS, dello Squadrone Eliportato Cacciatori di Calabria e dal Gruppo di Locri, mentre si trovava in compagnia di un altro latitante, Pasquale Barbaro, detto “Testa di Muschitta”, appartenente alla ‘ndrina Castani e cognato di Giuseppe Pelle detto Gambazza, nonché altri 8 affiliati, tutti sorpresi durante un summit di ‘ndrangheta.

Nel 2003, dopo essere stato scarcerato per decorrenza dei termini di custodia cautelare, avvalendosi della collaborazione dei fratelli Saverio (già latitante inserito nell’elenco dei 100) e Natale (attualmente latitante) e, proprio in virtù del suo rilevantissimo ruolo in seno alla ‘ndrangheta del paese di origine, ha continuato a rappresentare un irrinunciabile punto di riferimento per le collegate ndrine piemontesi e lombarde.

Il suo contributo costante allo sviluppo della “ndrangheta” in Piemonte è stato, infatti, alla base del provvedimento restrittivo scaturito dall’operazione Minotauro, del giugno 2011, che portò all’arresto di 150 indagati, ritenuti appartenenti alla ‘ndrangheta. In Piemonte, Trimboli continuava a recarvisi, prima del successivo stato di latitanza, per partecipare a riti di affiliazione di nuove leve, organizzate al Nord ma sempre decise dai vertici del locale di Platì.

Tra il 2009 ed il 2010, l’Arma, sotto il coordinamento della Procura Distrettuale di Reggio Calabria, ha individuato e sequestrato ben 10 bunker risultati nella disponibilità di soggetti legati o appartenenti alla ‘ndrina, attualmente capeggiata dallo stesso Trimboli, a conferma di come le organizzazioni ‘ndranghetistiche siano solite predisporre, a priori, complesse strutture logistiche per garantire ai loro capi ed affiliati eventuali periodi di latitanza in luoghi sicuri e controllati.

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I BUNKER DELLA ‘NDRANGHETA

Il 25 novembre 2009, presso l’abitazione di Rocco Trimboli a Platì, in contrada Bosco veniva scoperto un “bunker”composto da un vano occultato in una camera da letto situata proprio di fronte al portone d’ingresso. Allo stesso vano si accedeva mediante una botola basculante a pavimento, munita di telaio interno in ferro e chiavistello per la chiusa. Il tutto era abilmente mascherato dalle piastrelle che compongono la superficie. L’accesso era situato a ridosso di una parete della stanza sotto la finestra. All’interno vi era un tunnel verticale con una scala mobile appositamente sistemata. Una volta scesi i militari hanno scoperto un’apertura che agevolava l’ingresso a un ambiente di quasi 5 mq corredato da due prese d’aria.

Il data 13 febbraio 2010, invece, presso l’abitazione di Antonia Barbaro situata a Platì, in Via Vico I Mittiga, veniva scoperto un nascondiglio posto nel bagno del piano terra avente le dimensioni.

Presso l’ abitazione di Giuseppe Perre e Immacolata Grillo, sempre a Platì, veniva scoperto un altro “bunker”, posizionato in un vano adibito a cantina e sottostante a un garage e ripostiglio. L’accesso era perfettamente camuffato con la parete e costituito da un blocco di mattoni e cemento dotato di una base di ferro scorrevole su due binari. All’interno vi era una stanza rettangolare fornita di corrente elettrica, pavimento piastrellato e arredata da due letti e due mobiletti in legno. Al suo interno, dopo un periodo di latitanza durato circa sedici anni veniva sorpreso e arrestato Saverio Trimboli.

Il 12 marzo 2010, presso l’abitazione di Anna Trimboli a Platì, nel locale cucina posto nel seminterrato dell’abitazione, venne scoperto all’interno un cunicolo di circa 200 metri, caratterizzato da sistemi di aerazione ed illuminazione, che si collegava a due locali-bunker sotterranei.

Il 13 marzo 2010, infine, nell’abitazione di Bruno Trimboli, zio di Rocco, e sempre a Platì, si trovò un manufatto sotterraneo al quale si accedeva dalla camera da letto dell’abitazione attraverso una botola basculante camuffata con le stesse piastrelle del pavimento della stanza.

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