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Le precisazioni di Coldiretti alla replica di Trematerra

Calabria Attualità

“La replica che l’assessore Trematerra ha voluto fare ad una lettera inviata al Presidente Scopelliti (dal quale comunque aspettiamo una risposta sul “progetto per la Calabria” illustrata a lui in occasione delle elezioni regionali e che coldiretti con le proprie imprese sta realizzando) merita un chiarimento, perché l’agricoltura e l’agroalimentare non hanno solo un posizionamento settoriale, ma si interfacciano con tutte le politiche nessuna esclusa”. Così iniziano le precisazioni che il presidente della Coldiretti Calabria rivolge all’assessore Trematerra all’indomani delle sue argomentazioni. I politici certamente decidono, - prosegue - ma la Coldiretti Calabria è sempre intervenuta in modo costruttivo prospettando ed indicando soluzioni.

Per l’assessore –aggiunge Molinaro – la somma aritmetica della spesa dei fondi comunitari giustifica tutto: infatti riferisce di oltre 400 milioni di € erogati ogni anno. A ben guardare,una dichiarazione senza dubbio“glamour”, ma se si spacchettano le erogazioni esse presentano le seguenti caratteristiche: 266 milioni di €uro, riferiti alla PAC, sono stati erogati dall’Organismo Pagatore Regionale (ARCEA) per gli aiuti diretti in agricoltura, che fino ad un anno prima venivano elargiti direttamente dall’Organismo Pagatore Nazionale (AGEA), quindi solo una traslazione di ambiti, senza tener conto che la gestione di ARCEA costa risorse pubbliche regionali e spesso causa di ritardi a danno delle imprese; 74,5 milioni di €uro sull’asse 2 riguardanti aiuti complementari programmati nel 2006-07; 83,5 milioni di €uro per gli investimenti. A questo si aggiunge, come l’assessore informa, che il 90% delle imprese agricole finanziate, deve chiedere la proroga perché privo di liquidità per cofinanziare gli investimenti. Nel meccanismo qualcosa sicuramente non funziona: i fondi comunitari relativi al Piano di Sviluppo Rurale, andrebbero riprogrammati, per sostenere le nuove sfide di mercato, perché ad oggi sono impostati su dati statistici del 2003, programmati nel 2006, ma la stessa cosa andrebbe fatta anche per gli altri fondi comunitari degli altri settori. Trematerra fa riferimento al “credit crunch”, trascurando il fatto che la nostra regione è all’anno zero sull’accesso al credito in agricoltura.

“Siamo – aggiunge Molinaro -l’unica regione d’Italia che non mette in atto politiche per il credito di gestione e fondi di garanzia nel settore, - proposti da tempo da Coldiretti - e che non ha sottoscritto con l’ABI un accordo per la ristrutturazione del debito. Insomma l’agricoltura ha bisogno di risorse ma anche di politiche idonee al loro utilizzo. Obiettivo condiviso devono essere le riforme ad esempio come quella dell’ARSSA - commissariata da quasi quattro anni - e la valorizzazione del patrimonio pubblico regionale. Esse devono essere misurabili perché portano benefici immediati e tangibili al bilancio regionale e rapide, perché porteranno un guadagno in termini di efficienza e di indirizzo della spesa. Sarebbe utile una corsia preferenziale concordata con il Consiglio Regionale. La semplificazione, nonostante le proposte di Coldiretti, non va avanti e gli atti sono chiusi nei sacri cassetti della regione. Il richiamo dell’assessore agli atavici vizi di interpretazione della finanza regionale e comunitaria come una sorta di giostra sulla quale girare a piacimento in libertà, lo rispediamo al mittente.

Risulta all’assessore che Coldiretti abbia perorato, senza averne titolo, questo tipo di atteggiamenti? Se ha elementi faccia i nomi, se invoca le giostre dica chi sono i giostrai. Comunque, per fortuna, l’agricoltura e gli imprenditori si sono dati e si danno da fare e mettono in cascina risultati importanti. Alle imprese agricole singole e associate va infatti ascritto il merito dei riconoscimenti comunitari per le produzioni DOP e IGP che vede come decisori il Ministero e l’Unione Europea. La ciliegina dell’Istituzione dell’Enoteca e dell’Elaioteca Regionale, non trova ad oggi riscontro alcuno, se non in provvedimenti legislativi con stanziamenti minimali. Ma allora di cosa si parla? Certamente non di “beni pubblici” da tutelare quali occupazione vera, cibo, immagine positiva della Calabria, legalità e tutela del territorio che deve partire proprio dall’agroalimentare nei suoi aspetti economici ma anche sociali per non continuare a lasciare sola Rosarno, emblema dei mali calabresi.