Fase 2, associazioni crotonesi: “In Calabria: salute o politica?”

Crotone Attualità

“Si rischia tutto, lo si fa sulla pelle delle persone, si sfida il destino, il virus ignoto, la comunità scientifica, le previsioni pessimistiche, il governo nazionale. Ancora una volta in nome del dio denaro e del dio potere. Vogliamo davvero ignorare la lezione che questo virus ci sta impartendo? Mettendo a nudo le debolezze di un sistema capitalistico e consumistico in cui lo stop dell’economia provoca in poche settimane uno spaventoso aumento delle vecchie e nuove povertà? Che acuisce le disuglianze sociali colpendo, come sempre, le fasce più deboli della popolazione? Davvero crediamo ancora di essere onnipotenti e invincibili?”.

Sono le domande che si pongono 12 associazioni crotonesi (Arci Comitato Territoriale Crotone, “Jobel”- Consorzio di Cooperative Sociali, Associazione Gli Spalatori di Nuvole, Anpi Crotone, Associazione A. Maslow Crotone, Italia Nostra - Sezione di Crotone, MGA Sindacato Nazionale Forense, Associazione Il Barrio, Forum Terzo Settore provinciale di Crotone, Associazione Nonostante tutto Resistiamo, Associazione Terra e Libertà, Associazione Laicitalia Crotone, Volontari di strada Crotone, Movimento per la Difesa dei Diritti dei Cittadini, WWF Crotone, Crotone Vuole volare, Associazione Bet Joseph) in merito alla riapertura dei bari e dei ristoranti in Calabria dopo il provvedimento assunto dalla presidente della Regione, Jole Santelli.

Per il gruppo a spingere la riapertura sarebbero ragioni economiche e politiche. “E’ questa l’unica risposta possibile che possa spiegare le scelte scellerate e irresponsabili del nostro governo regionale. Ordinanze dell’ultim’ora, emanate, poi smentite, poi ritirate, opposte a quelle emanate il giorno precedente, a testimonianza della mancanza di dignità e di consapevolezza delle scelte, frutto di manovre occulte”.

“In Calabria quindi si riparte da dove ci eravamo lasciati, con l’unica differenza che, se a marzo i contagi erano nell’ordine di poche unità, oggi sono 1102. Quello che ci domandiamo, dunque, è che cosa abbia spinto la governatrice Jole Santelli a questo cambio repentino di passo. Solo pochi giorni fa chiedeva al Governo Conte di assumersi la responsabilità del prossimo esodo verso Sud a partire dal 4 maggio. Oggi ancitipa di settimane le decisioni del governo nazionale sulla riapertura di ristoranti, bar , rosticcerie e pasticcerie, senza una regolamentazione chiara e condivisa a livello nazionale e con il Comitato Scientifico, sulle più efficaci norme di distanziamento che gli esercizi dovranno garantire.

“Ancora una volta le persone e la salute sono all’ultimo posto, in nome di logiche politiche volte a destabilizzare equilibri, provocare reazioni, creare alleanze, irresponsabilmente, in uno dei paesi più colpiti al mondo dalla pandemia, con un Sud che ha resistito grazie alle misure prese per tempo e alle condotte responsabili dei cittadini, ma ha anche palesato le sue oggettive debolezze e la scarsità di risorse dal punto di vista sanitario. Un sud con un alto rischio di collasso se si assistesse anche solo ad un lieve aumento della curva di contagio.

“A livello mondiale le vere ragioni di un passaggio, tutto convenzionale, dalla fase 1 alla fase 2, sono puramente economiche e politiche. A guardare la curva dei contagi a livello nazionale infatti, la Fase 2 inizia esattamente da dove è cominciato il lockdown: il numero medio di contagi giornaliero oggi, superato il picco, è lo stesso di due mesi fa. Cos’è cambiato dunque? Se non gli equilibri politici e le pressioni di chi ha interessi economici nella ripartenza?

“Ad oggi la medicina afferma chiaramente di non avere risposte certe. Non esiste la cura, non c’è una soluzione medica che possa dirsi defintiva, esistono tanti sforzi a livello mondiale da parte della comunità scientifica per trovare quanto prima risposte che ad oggi sembrano lontane nel tempo per poter essere sicure e responsabili. Il comitato scientifico frena e i governi accelerano. In mezzo ci sono gli uomini.

Sebbene tutti consapevoli del dramma economico che stiamo vivendo e delle conseguenze devastanti nel mondo che verrà, non possiamo disconoscere le priorità, ritenendoci assolti. Non c’è interesse di pochi, che possa rappresentare l’interesse di molti. Non c’è profitto senza l’uomo. Non ci sono vite di seria A e vite di serie B. Non può essere il settore produttivo in cui si lavora a determinare le probabilità di contagio e sopravvivenza del singolo.

Non ci è chiara la fiducia che i governi ripongono negli imprenditori, ai quali attribuiscono la capacità certa di tutelare la salute dei propri lavoratori e, per contro, la sfiducia riposta nel singolo cittadino, che, dotato di coscienza e libero arbitrio, vede negata la sua libertà personale, come se una passeggiata al parco nel rispetto delle norme di distanziamento sociale, fosse più pericolosa di un lavoro fianco a fianco in un call center o in una fabbrica.

Alla base delle scelte di un governo, nazionale o regionale che sia, ci si aspetta responsabilità e oggettività, non strategie di partito. L’unico dato inconfutabile è che all’inizio del lockdown in Calabria i contagi erano quasi a zero. L’attivazione delle misure di distanzimento sociale ha permesso alla curva di non oltrepassare la soglia critica, consentendo un adeguatao accesso alle cure e il diritto alla salute e alla salvezza per tutti. In questo tempo guadagnato però, sono mancati a livello nazionale e regionale gli sforzi politici per preparare il territorio e i cittadini a nuove possibili ondate di contagio o più semplicemente a quella che ormai può essere definita una lunga convivenza con il virus.