La ‘ndrangheta e i traffici da Sudamerica e Olanda: operazione “Ossessione”, scattano 23 ordinanze

Reggio Calabria Cronaca

Dall’alba di stamani, tra Calabria, Campania, Lombardia, Liguria e Puglia, sono in corso di esecuzione 23 ordinanze di custodia cautelare emesse dal Gip di Catanzaro nei confronti di altrettanti soggetti indagati, a vario titolo, per reati in materia di associazione per delinquere finalizzata al traffico internazionale di stupefacenti, aggravata dalla modalità mafiosa e dalla detenzione di armi.

L’attività, eseguita dai militari del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria di Catanzaro e del Servizio Centrale d’Investigazione sulla Criminalità Organizzata (lo Scico) della Guardia di Finanza, completa le operazioni iniziate lo scorso 28 gennaio, quando le indagini - coordinate dal Procuratore della Repubblica di Catanzaro, Nicola Gratteri, e dal Sostituto Annamaria Frustaci – avevano portato a disarticolare, tramite l’emissione di un corposo provvedimento di fermo, un’organizzazione ritenute “estremamente complessa” e dedita al traffico internazionale di droga, che sarebbe stata capeggiata dai fratelli Salvatore Antonino, Giuseppe e Fabio Costantino, ritenuti esponenti di spicco della famiglia di ‘ndrangheta Mancuso di Limbadi, nel vibonese. (LEGGI)

Il Gip di Catanzaro, dovendosi esprimere sulla richiesta di applicazione delle misure cautelari, avanzata dalla Dda, ha dunque concordato con le conclusioni cui era giunto il Pm inquirente, ravvisando l’esistenza di gravi indizi di colpevolezza a carico di 30 degli indagati indicati nella richiesta cautelare, emettendo, tuttavia, un’ordinanza in carcere per 21 persone, oltre una ai domiciliari ed un'altra con l’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria.

GLI ARRESTATI

In particolare, il carcere è stato disposto per: Daniele Bosco, nato in Jugoslavia nel 1978 e residente a Varese; Vito Jordan Bosco, nato in Libia nel 1975 e residente a Varese; Gianfranco Carugo, nato a Cerro Maggiore (MI) nel 1949 ed ivi residente; Francesco Carmelo Ceravolo, nato a Montebello Jonico (RC) nel 1953 e residente a Busto Arsizio (VA);

Fabio Costantino, nato a Vibo Valentia nel 1977 e residente a Comerconi (VV); Giuseppe Costantino, nato a Nicotera (VV) nel 1966 e residente a Comerconi (VV); Salvatore Antonino Costantino, nato a Nicotera nel 1965 e residente a Milano; Carlo Cuccia, nato a Tradate (VA) nel 1980 e residente in Venegono Superiore (VA); Clara Ines Garcia Rebolledo, nata in Venezuela (EE) nel 1951;

Elisabeta Kotja, nata in Albania (EE) nel 1979 e residente a Sesto San Giovanni (MI); Francesco Mancuso, nato a Vibo Valentia nel 1989 e residente a Nicotera (VV); Giorgio Mariani, nato a Genga (AN) nel 1958 e residente a Milano; Tonino Mazzaferro, nato a Siderno (RC) nel 1978 e residente a Cermenate (CO);

Ivo Menotta, nato a Tradate (VA) nel 1980 ed ivi residente; Julio Andres Murillo Figueroa, nato in Colombia nel 1975; Gaetano Muscia, nato a Tropea (VV) nel1964 ed ivi residente; Antonio Narciso, nato a Vibo Valentia nel 1961 ed ivi residente;

Abderrahim Safine, nato in Marocco (EE) nel 1982 e residente a Monza (MB); Giovanni Stilo, nato a Nicotera (VV) nel1949 e residente a Meda (MB); Santo Tucci, nato a Catania nel 1956 e residente a Milano; Michele Viscotti, nato a San Severo (FG) nel 1946 ed ivi residente.

Agli arresti domiciliari invece: Giuseppe Accursio, nato a Licata (AG) nel 1953, e obbligo di presentazione alla p.g. per Fabrizio Pilati, nato ad Arona (NO) nel 1969.

Nei confronti di sette indagati rimessi in libertà dal Gip della convalida del fermo, il Giudice distrettuale si è espresso diversamente, ritenendo il “pieno coinvolgimento degli stessi nei fatti di reato contestati” e ravvisando in particolare - a carico di Giuseppe Campisi, Francesco Scaglione, Luigi Mendolicchio, Gina Alessandra Forgione, Gennaro Papaianni, Salvatore Papandrea, nonché nei confronti di Damiano Aquilano - gli estremi della gravità indiziaria, sia per il reato associativo, sia per alcuni reati fine loro contestati.

Nondimeno, si legge nel provvedimento che il Gip distrettuale allo stato non ha inteso procedere ad applicazione della misura cautelare “ostandovi, in materia, limitatamente all’attuale integrazione delle esigenze cautelari”…“la precedente statuizione del Giudice della convalida che, per quegli stessi fatti, ha rimesso gli indagati in libertà”.

Secondo il Giudice le indagini delle fiamme gialle avrebbero dunque consentito di accertare l’esistenza di un’organizzazione delinquenziale che, “agendo in un contesto mafioso, poneva in essere condotte di allarmante gravità in una logica deviata di predominio criminale”.

IL TRAFFICO

Sarebbe infatti emerso come sia la compravendita “all’ingrosso di grosse partite di cocaina dal Sudamerica, sia gli affari intrattenuti con i principali cartelli maghrebini, per l’importazione di massicce quantità di hashish, siano stati agevolati dalla nota appartenenza dei principali attori a potenti famiglie di ‘ndrangheta”.

A riprova, poi, dell’estrema professionalità raggiunta dal sodalizio, basti pensare che gli oltre 430 kg di hashish sequestrati in Lombardia, giunti in Italia dal Marocco, rappresentavano un mero “carico di prova” per una successiva importazione, di ben tremila chilogrammi e che avrebbe garantito un introito di oltre 4 milioni di euro che i germani vibonesi avrebbero voluto reinvestire nell’ancor più lucroso traffico di cocaina.

LA CUPOLA

La minuziosa attività investigativa avrebbe poi consentito di disvelare compiutamente l’assetto organizzativo del sodalizio che secondo gli inquirenti troverebbe nei fratelli Costantino il perno attorno al quale ruoterebbero “una pletora di pericolosi criminali italiani e stranieri, tutti accomunati da un unico interesse: massimizzare i profitti tramite il traffico internazionale di narcotici, unica reale fonte di sostentamento per i sodali”.

Rispetto al provvedimento di fermo eseguito lo scorso 28 gennaio, l’ordinanza di oggi, oltre ad aver colpito i presunti vertici del sodalizio, individuati nei Costantino, ha interessato anche Tonino Mazzaferro, considerato come esponente dell’omonimo clan di Gioiosa Ionica (nel reggino), da anni trapiantato in Lombardia, dove sarebbe stato deputato allo smistamento di importanti quantità di narcotico (nel marzo del 2018, i finanzieri gli trovarono diversi panetti di hashish e un chilogrammo di cocaina).

Altro coinvolto è Francesco Ceravolo, originario della provincia reggina, ritenuto trai responsabili dell’importazione del carico di 3000 kg di hashish che doveva giungere in Italia e al quale il sodalizio avrebbe anche affidato il delicato compito di curare lo “scarico” del narcotico.

E poi: Santo Tucci, pluripregiudicato di origini siciliane che, oltre ad “essere un assiduo acquirente di partite di cocaina direttamente da Salvatore Antonino Costantino”, avrebbe curato gli aspetti tecnici delle comunicazioni telefoniche tra i sodali e, periodicamente, eseguito bonifiche attraverso degli appositi rilevatori di microspie.

Come emerso nel corso dell’inchiesta, per raggiungere il loro scopo, i Costantino si sarebbero affiati a navigati broker, tra i quali spicca, “per abilità”, Michele Viscotti. Gli investigatori sostengono che “L’esperto trafficante di origine pugliese, non risentendo minimamente del peso dell’età, intraprendeva numerosi viaggi in Sudamerica, dove ad attenderlo trovava la nota trafficante venezuelana Clara Ines Garcia Rebolledo”.

Ma le risorse del Viscotti non si sarebbero esaurite nel già estremamente complesso contesto sud americano. Il foggiano sarebbe stato capace, infatti, di tessere collegamenti anche con le principali piazze di approvvigionamento olandesi, dove avrebbe goduto “di saldi rapporti con fornitori di droga di primissimo piano”.

“L’iperattività delinquenziale palesata dall’organizzazione – affermano gli inquirenti - è pari solo alle accurate ed ‘ossessive’ attenzioni volte a scongiurare le attività captative delle forze dell’ordine”.

Durante l’inchiesta sarebbe emerso, di fatti, come i Costantino fossero impegnati anche contemporaneamente su più fronti: dai grossi carichi di cocaina dal Sudamerica e dall’Olanda, all’acquisto di ingenti partite di hashish in Marocco, al reperimento di droga direttamente in territorio italiano.

L’OPERAZIONE è il frutto di un intenso lavoro investigativo, durato oltre due anni, che ha visto i finanzieri della Sezione Goa del Nucleo Pef/Gico, specializzata nelle indagini in materia di contrasto al traffico internazionale, con la collaborazione dello Scico della Guardia di Finanza e l’indispensabile supporto della Direzione Centrale per i Servizi Antidroga di Roma (D.C.S.A.), immergersi nei luoghi e nelle abitudini degli associati, tanto da carpirne a pieno l’organigramma ed il modus operandi.