Operazione Stige. La Dda chiede il rinvio a giudizio per 188 indagati. I NOMI

Crotone Cronaca

Rinvio a giudizio per 188 degli indagati nell’ambito dell’operazione Stige che, nel gennaio di quest’anno, ha decimato la cosca dei Farao-Marincola di Cirò Marina, nel crotonese (LEGGI).

È questa la richiesta avanzata dalla Dda di Catanzaro, a firma del procuratore capo di Catanzaro Nicola Gratteri, dall’aggiunto Vincenzo Luberto e dei pm Domenico Guarascio, Fabiana Rapino e Alessandro Prontera.

Il blitz del 9 gennaio scorso, condotto dai carabinieri del Comando Provinciale pitagorico e del Ros, inferse un duro colpo al clan che, secondo gli inquirenti, avrebbe avuto collegamenti nel Nord e Centro del Paese, in particolare in Emilia-Romagna, Veneto, Lazio, Lombardia, ma anche nel nord Europa, nei Lander tedeschi dell’Assia e del Baden-Württemberg.

I Farao-Marincola sarebbero stati infiltrati tra l’altro in diversi settori economici anche grazie alla presunta connivenza di imprenditori ritenuti “compiacenti”.

L’operazione Stige fu un vero “terremoto” nel crotonese, facendo scattare le manette ai polsi dei vertici della cosca cirotana ma che coinvolse anche pezzi della politica e dell’imprenditoria locale.

Si sarebbe accertata una pervasività tale, allora, che portò gli investigatori a definire il clan come un "locale" di serie A, facente parte addirittura del cosiddetto Crimine” di San Luca e partecipante anche al tribunale della ‘ndrangheta.

Dunque una cosca di riconosciuto “di valore” e una “holding criminale” in grado di controllare diversi settori economici, per diversi milioni di euro di giro d’affari, che spaziavano dai rifiuti, agli appalti pubblici, dal commercio alimentare e vinicolo, fino ai servizi funebri.

LE RICHIESTE

Il rinvio a giudizio avanzato dalla Dda ha colpito così e tra gli altri l’ex presidente della Provincia di Crotone, Nicodemo Parrilla, al tempo Sindaco di Cirò Marina (LEGGI); inoltre, l’ex primo cittadino, sempre di Cirò Marina, Roberto Siciliano e il fratello Nevio (ex assessore); Giancarlo Fuscaldo, presidente del consiglio comunale della cittadina jonica; il consigliere Giuseppe Berardi; l’ex sindaco di Mandatoriccio Angelo Donnici.

Stessa sorte, poi, per Domenico Cerrelli, vicesindaco di Casabona; Michele Laurenzano, ex sindaco di Strongoli; Giovanbattista Benincasa, ex vicesindaco di San Giovanni in Fiore.

Per loro le accuse a varo titolo sono quelle di aver ottenuto vantaggi elettorali dalla cosca, avvantaggiandola, dalle loro posizioni, manipolando bandi di gara in favore di imprenditori ritenuti come i prestanome dei Farao-Marincola.

Tra gli imprenditori invece compaiono i nomi di Francesco e Valentino Zito, attivi nel settore vitivinicolo; Pasquale, Luigi, Antonio e Rosario Spadafora, impegnati nel ramo del taglio boschivo, a San Giovanni in Fiore; Nicola Flotta, proprietario del Castello Flotta e Giuseppe Clarà, che opera nel settore dei rifiuti.

Spetterà ora al Gup fissare la data dell’udienza preliminare e decidere sulla richiesta avanzata dalla Distrettuale antimafia.