I “giardini segreti” della cannabis, blitz contro il narcotraffico: una quarantina di indagati

Vibo Valentia Cronaca

Diciotto persone ritenute far parte di un’associazione dedita al narcotraffico. Altrettante perquisizioni eseguite in diverse province italiane, nelle sedi di una società che vende online semi di canapa indiana, e a carico delle quali sarà anche notificato un provvedimento di sequestro preventivo.

Questi i numeri dell’operazione “Giardini Segreti”, blitz scattato stamani e che - coordinato dalla Procura Distrettuale Antimafia di Catanzaro - ha portato alla notifica di 18 misure cautelari a carico delle altrettante persone, a cui viene contestato, appunto, - ed insieme ad altri 21 indagati - il reato di associazione a delinquere dedita al narcotraffico e detenzione ai fini di spaccio di stupefacenti.

L’OPERAZIONE è stata eseguita dalla Polizia di Stato, con il supporto del Servizio Centrale Operativo, insieme alle Squadre Mobili di Catania, Catanzaro, Cosenza, Messina e Reggio Calabria, dei Reparti Prevenzione Crimine di Vibo, Cosenza e Siderno; dell´Unità Cinofila di Vibo del Reparto Volo di Reggio Calabria.

Le perquisizioni sono state eseguite in particolare tra Alessandria, Brescia, Caltanissetta, Catanzaro, Chieti, Genova, Imperia, Lecce, Milano, Napoli, Salerno e Savona.

I SEMI DI MARIJUANA COMPRATI SU INTERNET

L’indagine, coordinata dal Pm della Dda Annamaria Frustaci, arriva dopo la recente decisione di collaborare con la giustizia di Emanuele Mancuso (30 anni), figlio del più noto Pantaleone (57), detto “l’Ingegnere”, presunto boss della famigerata ed omonima cosca di Limbadi.

Da quanto ricostruito dagli inquirenti Emanuele avrebbe comprato su un sito internet i semi di marijuana e il fertilizzante necessario per impiantare delle vere e proprie piantagioni di canapa indiana nella zona. Gli agenti ne hanno infatti sequestrate tre tra i comuni di Joppolo, Nicotera e Capistrano.

Si stima che lo stupefacente prodotto, una volta venduto sul mercato al dettaglio, avrebbe fruttato qualcosa come 20 milioni di euro.

Gli investigatori ritengono che Emanuele Mancuso, dunque, fosse proprio a capo del gruppo, costituito da una ventina degli odierni indagati.

I COINVOLTI NEL NARCOTRAFFICO

Nell’operazione in otto sono finiti in carcere e nove ai domiciliari, mentre per un’altra persona è scattato l’obbligo di dimora.

Sono così accusati di associazione a delinquere finalizzata al narcotraffico: Emanuele Mancuso, Giuseppe De Certo, Giovanni Battaglia, Valentin Stratulat, Carlo Chmirri, Nancy Chimirri, Cesare e Francesco Costa, Giuseppe Franzè, Francesco Nobili, Giuseppe Navarra, Francesco Olivieri, Giuseppe Olivieri, Riccardo Papalia, Bruno Russo, William Gregorio, Giusy Milidoni, Giacomo Chirico, Pantaleone Perfidio, Clemente Selvaggio, Antonio Barbano.

TUTTI GLI INDAGATI

Sono indagati: Emanuele Mancuso, 30 anni, di Nicotera; Giovanni Battaglia, 32 anni, di Nicotera; Valentin Stratulat, 30 anni, romeno; Carlo Chimirri, 60 anni, di Capistrano; Giacomo Chirico, 21 anni, di Maierato; Nensy Vera Chimirri, 26 anni, di Nicotera; Cesare Costa, 37 anni, di Nicotera; Francesco Costa, 34 anni, di Nicotera; Antonio Curello, 21 anni, di Vibo Valentia; Giuseppe De Certo, 25 anni, di Nicotera; Maria Ludovica Di Stilo, 23 anni, di Vibo; Salvatore Ferraro, 22 anni, nativo di Palmi; Giuseppe Franzè, 31 anni, di Stefanaconi; William Gregorio, 23 anni, di San Ferdinando; Nicola Lo Russo, 39 anni, di Altamura; Giusy Milidoni, 21 anni, di Ionadi; Giuseppe Navarra, 27 anni, originario di Rombiolo, ma domiciliato a Joppolo; Francesco Nobili, 32 anni, di Viterbo; Francesco Oliveri, 32 anni, di Nicotera; Riccardo Papalia, 34 anni, di Nicotera; Bruno Russo, 27 anni, di Joppolo; Pantaleone Perfidio, 31 anni, di Nicotera; Clemente Selvaggio, 23 anni, di Vibo Valentia; Giuseppe Olivieri, 36 anni, di Nicotera (fratello di Francesco Olivieri); Mirco Fuchì, 25 anni, di Mandaradoni, frazione di Limbadi; Antonio Barbano, 54 anni, di Genova; Fulvio Esposito, 51 anni, di Genova e Silvio Biasol, 79 anni, di Trieste.

GRATTERI. MANCUSO? “UN AGRONOMO, UN SUPER ESPERTO DI COLTIVAZIONI”

“Finalmente si è capito che c’era la stessa mano e le stesse tecniche di coltivazione alla base di tutto. Emanuele Mancuso è uno specialista, non ho mai visto uno più esperto nella tecnica di coltivazione della marijuana”.

Così il procuratore distrettuale antimafia Nicola Gratteri ha sintetizzato l’intera operazione eseguita stamani, ricostruendo anche le fasi che hanno portato all’emissione delle misure cautelari.

Per il “super” procuratore della Dda calabrese, anche la fortuna avrebbe giocato un ruolo importante. Lo ammette lo stesso Gratteri riferendosi cioè alla decisione di collaborare con la giustizia del figlio dell’Ingegnere, proprio Emauele Mancuso, che il magistrato, riferendosi ovviamente alla produzione della droga, definisce come “Espertissimo della materia, paragonandolo quasi e addirittura ad un agronomo per come sia a conoscenze delle procedure di coltivazione indoor.

SEMI DA COLLEZIONE, “L’IPOCRISIA DELLA LEGGE”

“Con le sue dichiarazioni - conferma Gratteri - abbiamo chiuso il cerchio... Si è assunto la responsabilità di tutto”. Dichiarazioni, è stato evidenziato, che hanno portato anche e per la prima volta ad oscurare un sito internet da cui si potevano comprare migliaia di semi, così come è stata sequestrata una dozzina di negozi che vendevano gli stessi semi all’ingrosso (Emanuele Mancuso li rivendeva) spacciandoli per “chicchi” da collezione: “ipocrisie consentite dalla legge” sbotta il procuratore.

DA INTERNET AI MERCATI ITALIANI DELLO SPACCIO

Non ha nascosto la sua soddisfazione Giorgio Grasso, capo della Squadra Mobile vibonese per il quale, con questo blitz, sarebbe stata smantellata l’organizzazione di Mancuso e “oscurato un sito da cui egli comprava semi e gestito da società con sede a Genova ed in altre aree d’Italia”.

Un mercato milionario, insomma, che permetteva di smerciare lo stupefacente non solo in Calabria, ma anche in altre province italiane, come quella di Viterbo.

DRONI SUI CAMPI E A LAVORO GLI EXTRACOMUNITARI

Le piantagioni venivano controllate addirittura controllate dagli stessi indagati utilizzando dei droni, mentre la coltivazione avveniva grazie all’utilizzo di lavoratori extracomunitari, che proveniente anche dalla vicina tendopoli di San Ferdinando.

A loro era affidato il compito di teneri i terreni puliti e di disinfestare dalle erbacce che ostacolano la crescita della marijuana. Dalle piantagioni - in particolare quelle di Nicotera, Joppolo e Capistrano – si potevano produrre oltre due milioni di dosi di “erba”.

(aggiornata alle 11:58)