Operazione “Reale 3”: il video e le intercettazioni

Reggio Calabria Cronaca

Sarebbero stati diversi gli incontri, in vista delle elezioni fra il 29 ed il 30 marzo 2010, fra Giuseppe Pelle, capo dell'omonima cosca di 'ndrangheta, ed alcuni candidati. Il dato emerge dagli atti dell'operazione "reale 3" dei Carabinieri del Ros e del comando provinciale di Reggio Calabria, che ha portato oggi all'arresto di 12 persone, tra cui un consigliere regionale della Calabria e quattro candidati, per associazione mafiosa e corruzione elettorale aggravata dalle finalità mafiose. È stato quindi "accertato il condizionamento esercitato dalla cosca 'pelle' di San Luca in occasione delle elezioni amministrative del 29 e 30 marzo 2010 per il rinnovo del consiglio regionale". In manette anche il consigliere regionale Santi Zappalà, del Pdl e quattro candidati, tre del centrodestra e uno, Antonio Manti, del centrosinistra, alle elezioni regionali. Per tutti l'accusa è di avere ottenuto il sostegno elettorale della cosca Pelle della 'ndrangheta; in cambio promesse di appalti alle imprese di riferimento del gruppo criminale, finanziamenti e trasferimenti di detenuti. In particolare, il consigliere Santi Zappalà, oltre che per corruzione elettorale aggravata dall'aver agito con la finalità di agevolare l'organizzazione mafiosa, è accusato di "concorso esterno" nella medesima associazione, per aver stipulato con Pelle un accordo in forza del quale, in cambio di un consistente numero di voti illecitamente raccolti nell'area jonica della provincia di Reggio Calabria, avrebbe garantito alle imprese di riferimento della cosca l'aggiudicazione di alcuni importanti appalti pubblici, nonché il trasferimento in un istituto penitenziario calabrese di Salvatore Pelle, elemento di vertice della consorteria sanluchese, detenuto nella casa circondariale romana di Rebibbia. La cosca Pelle, al centro dell'operazione odierna dei carabinieri, è considerata una delle più potenti nello scacchiere della 'ndrangheta calabrese. Guardava ben oltre le elezioni regionali del marzo scorso la strategia del Boss della 'ndrangheta Giuseppe Pelle. Dalle intercettazioni degli inquirenti emerge l'intenzione del capo clan di individuare persone "affidabili", da mandare in consiglio regionale in una prima fase e, poi, in parlamento.

Gli inquirenti, controllavano l'abitazione del boss con un apparato di videosorveglianza e ne registravano i colloqui. E' stato possibile, così, accertare che una serie di candidati alle elezioni amministrative si erano recati nell'abitazione del "padrino" chiedendo appoggio nella ricerca dei voti ed offrendo in cambio una serie di favori che potevano andare dall'aggiudicazione di appalti pubblici al trasferimento di detenuti di notevole spessore criminale. Erano sempre i candidati - sottolineano gli investigatori - a sollecitare gli incontri con Pelle. Il boss riceveva tutti ed a tutti manifestava la propria disponibilità a concedere l'appoggio elettorale dell'organizzazione, riservandosi poi di verificare lo spessore politico di ogni candidato e le sue effettive possibilità di elezione nonché la disponibilità manifestata nei confronti del sodalizio criminale. Alla luce di tali verifiche veniva poi sciolta la riserva in ordine al candidato sul quale fare effettivamente convergere i voti controllati dall'organizzazione. Dalle conversazioni intercettate sempre nell'abitazione di Pelle sarebbe emerso che l'organizzazione criminale si proponeva di pianificare una propria strategia unitaria per le consultazioni elettorali regionali ma anche in vista delle politiche future. Pelle, in proposito, avrebbe parlato della necessità di sostenere un ristretto numero di candidati onde evitare una dispersione di voti. Si tratta in particolare di una conversazione intercettata il 14 marzo 2010, tra Giuseppe Pelle, Antonio Manti, Aldo Domenico Marvelli e Paolo Marvelli. Alla necessità di sostenere solo alcuni candidati evidenziata da Pelle, Aldo Marvelli avrebbe risposto che doveva essere l'organizzazione ad individuare i candidati ai quali offrire il proprio appoggio, onde garantire il conseguimento del risultato positivo rappresentato dall'elezione dei propri referenti politici. Antonio Manti, dichiarandosi d'accordo con i suoi interlocutori, spiegava che il problema in passato era stato rappresentato dalla mancanza di una strategia unitaria finalizzata ad indirizzare i voti su un unico candidato. In un'altra conversazione, intercettata il 27 marzo 2010, Pelle, alla presenza di Mario Versaci e di un altra persona non identificata, rappresentava la necessità che l'organizzazione criminale adottasse una strategia unitaria anche in occasione delle future elezioni politiche a differenza di quanto fatto in passato, individuando preventivamente, nelle aree territoriali di propria influenza, i candidati meritevoli di essere eletti, ai quali offrire il sostegno dell'organizzazione. Seguendo il ragionamento di Pelle i candidati, una volta eletti al Consiglio regionale con l'appoggio dell'organizzazione, e constatato che si trattasse di persone meritevoli di fiducia da parte della cosca, avrebbero potuto beneficiare di un ulteriore appoggio alle future elezioni politiche. Le conversazioni intercettate, secondo gli inquirenti, rappresentano una conferma circa il carattere sostanzialmente unitario che la 'ndrangheta mira a conseguire anche nell'ambito dei rapporti con i propri referenti politici, essendo la strategia voluta da Pelle volta a superare quella frammentarietà di azione che aveva caratterizzato nel passato i rapporti fra le varie famiglie e che non aveva consentito all'organizzazione nel suo complesso di imporre su tutti i territori di propria influenza i candidati di riferimento. In particolare, come emerso dall'operazione operazione "Il Crimine" la ‘ndrangheta sarebbe ormai un'organizzazione unitaria, suddivisa in tre distinti mandamenti (quello ionico, quello della "piana" cioè tirrenico e quello di Reggio Calabria centro), tutti facenti capo ad un organismo di vertice denominato "La Provincia", con compiti, funzioni e cariche proprie, che esplica nei confronti dei 'locali' di 'ndrangheta operanti sia nella provincia di Reggio Calabria, che in altre regioni ed anche all'estero. Emergerebbe inoltre la suddivisione dello stesso organismo in tre sub strutture di coordinamento denominate "Mandamenti" competenti sulle specifiche aree territoriali, ionica, tirrenica e della città di Reggio Calabria. Sarebbe inoltre confermata la composizione della cosiddetta "Provincia" con esponenti di rilievo della 'ndrangheta dotati almeno del grado di "vangelo".

L'Operazione "Reale" costituisce l'ulteriore sviluppo delle indagini sulla cosca Pelle di San Luca che, il 22 aprile 2010, avevano già portato all'esecuzione di un primo provvedimento di fermo a carico del boss Giuseppe Pelle, 50 anni, e di altri 8 esponenti del sodalizio e successivamente contribuito alla maxi operazione "il Crimine" del 13 luglio con l'arresto di oltre 300 persone tra la Calabria e Milano. Sempre in questo contesto, - sottolineano gli inquirenti - il 19 novembre 2010 erano stati eseguiti decreti di perquisizione locale nei confronti di docenti, impiegati e studenti dell'università' di Reggio Calabria, indagati per falsità ideologica, truffa aggravata ed altri delitti, connessi all'ammissione ai corsi universitari dell'ateneo reggino ed al superamento di prove d'esame.

LE INTERCETTAZIONI | "Vediamo se possiamo trovare un accordo, se ci sono le condizioni .. io faccio una .. una straordinaria, come si dice.. affermazione elettorale, no? Per arrivare sicuramente nei primi tre, e non dico questo .. però". A parlare in questi termini è Santi Zappalà, rivolgendosi a Giuseppe Pelle, boss dell'omonima cosca, al quale, secondo l'accusa, chiede sostegno in vista delle elezioni regionali del marzo 2010 al termine delle quali sarà eletto. Il dialogo avviene a casa di Pelle il 27 febbraio 2010, un mese prima delle regionali, alla presenza di un "mediatore", Giuseppe Mesiani Mezzacuva, ritenuto un uomo di fiducia di Pelle, e viene intercettato dai carabinieri. Alla domanda di Zappalà, Pelle assicura il suo appoggio: "Ma da parte nostra, dottore, ci sarà il massimo impegno". Al che l'esponente politico risponde "Lo so, lo so". Un sostegno, secondo l'accusa, confermato anche da Mesiani Mazzacuva che interviene per dire: "Ma noi qua, quello che dobbiamo fare, lo facciamo". "Quando sposo una causa", prosegue Mesiani Mazzacuva, "e, quindi io e gli amici miei, diamo il massimo, nello stesso tempo poi, non dico che pretendiamo perché non è nella mia natura e di chi mi rappresenta, più grande o chi mi ha preceduto, per dire. Però desidereremmo proprio avere quell'attenzione, per come poi ce la accattiviamo, per simpatia ma per amicizia prima di tutto". Un'affermazione alla quale Zappalà risponde "Almeno una porta aperta, l'abbiamo". "Quindi - prosegue Mesiani Mazzacuva - quando abbracciamo una causa, credetemi, non è solo per dire che va a caccia per interesse, no assolutamente. Pretenderemmo si, quella serenità che in un modo o nell'altro, penso, che meritiamo tutti". Lo stesso Mesiani Mazzacuva, evidenziando le potenzialità elettorali di Zappalà, dice al boss "A Reggio si sono già chiusi belli accordi. Ed entrare, come si è entrati a Reggio in questo contesto che credetemi .. in tutti i settori .. sentire il nome che cammina molto forte è perché i suoi referenti, politicamente parlando, stanno dando il massimo. Quindi l'altro paese parte molto forte, da tutto il circondario ..".

'Ndrangheta: Zappalà e le sue amicizie con boss in carcere: "Vedete un attimo, se c'é qualche amico. A Vibo e compagnia bella, la parliamo, perché con il bene che abbiamo fatto .. Questo è assodato, ve lo posso garantire .. Carcere .. Glielo possiamo garantire, va bene? Perché ho avuto una persona mia! Ma mia, mia, mia, voglio dire. In questo possiamo fare qualcosa. Abbiamo un paio di amici, là dentro". Santi Zappalà, all'epoca sindaco di Bagnara e candidato alle elezioni regionali con il Pdl, parla così al boss della cosca Pelle, Giuseppe, vantando, secondo l'accusa, delle conoscenze nel carcere di Vibo Valentia. Il colloquio è quello del 27 febbraio 2010 e viene intercettato dai carabinieri nell'abitazione di Pelle. Zappalà aggiunge di avere incontrato delle difficoltà nel tentativo di fare ottenere qualche beneficio ad un detenuto a Modena: "vi stavo dicendo, che questo di Modena era carcerato, tramite diverse cose, stavamo cercando di fargli avere, qualche beneficio là dentro. Comunque se c'é qualcuno che ... Per un'informativa, qualche cosa". Pelle chiede quindi a Zappalà se è possibile far trasferire il fratello Salvatore Pelle, allora detenuto nel carcere romano di Rebibbia, in un altro istituto più vicino. "Scusate - dice Pelle - se mi permetto. Io ve l'ho detto, siamo una famiglia e di quello che posso. Ma .. praticamente, questa persona, è una persona che conta là dentro? Può chiamare un detenuto per farlo venire .. o ..". E per essere esplicito Pelle cita l'esempio del padre Antonio, il quale, quando era detenuto a Noto (Siracusa), tramite un maresciallo di sua conoscenza, aveva ottenuto il trasferimento di un altro detenuto. Alla domanda del boss, però, Zappalà risponde che i tempi erano cambiati, confortato dal Giuseppe Mesiani Mazzacuva, presente all'incontro e ritenuto uomo di fiducia di Pelle, che aggiunge che a partire dal 1992 era diventato problematico fare trasferire un detenuto da un carcere all'altro: "Altri tempi. Altri meccanismi. Fino al '91, entravano pranzi interi, dentro le carceri. Dal '92 in poi...". A chiusura del discorso Zappalà confermava la propria disponibilità: "Ma quello che dite voi, posso chiedere una conferma, all'interno gli concedono ..". L'incontro si concludeva, secondo l'accusa, "con un'ulteriore conferma avanzata da Santi Zappalà dell'appoggio elettorale che gli era stato promesso". "E se voi riterrete opportuno aiutarci. - dice Zappalà - D'accordo?". Ricevendo dal boss la risposta: "Si parla di amici". E accompagnandolo alla porta aggiunge Pelle "Ora vediamo in quale maniera vi possiamo aiutare".

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