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Massoneria e ‘ndrangheta, Bindi: “Logge interessate alla criminalità organizzata”

Calabria Cronaca

Cosa Nostra e 'ndrangheta calabrese nutrono e coltivano un accentuato interesse nei confronti della massoneria”. Lo scrive la Commissione Antimafia nella relazione della presidente Rosy Bindi. “Da parte delle associazioni massoniche si è registrata una sorta di arrendevolezza nei confronti della mafia. Sono i casi, certamente i più ricorrenti, in cui si riscontra una forma di mera tolleranza che si rivelano i più preoccupanti”.

Il legame tra logge e criminalità per la commissione affiorerebberoin modo ricorrente nelle inchieste giudiziarie degli ultimi decenni, con una intensificazione nei tempi più recenti in connessione sia con vicende criminali tipicamente mafiose, soprattutto in Sicilia e in Calabria, sia con vicende legate a fenomeni di condizionamento dell’azione dei pubblici poteri a sfondo di corruzione”.

Rispetto al sequestro degli elenchi degli iscritti alla massoneria, il documento della Commissione precisa che “non è stato possibile venire in possesso degli elenchi effettivi degli iscritti perché presso le sedi ufficiali forse neanche ci sono” e comunque “non consentono di conoscere un’alta percentuale di iscritti, occulti grazie a generalità incomplete, inconsistenti o generiche”.

"Sono 193 i soggetti indicati dalla Dna (Direzione nazionale antimafia e antiterrorismo) come iscritti in procedimenti penali ed è consistente il numero di soggetti che, pur non indagati, imputati o condannati per delitti di natura mafiosa, hanno collegamenti diretti con esponenti della mafia e possono costituire un anello di collegamento tra mafia e massoneria.

Sono stati numerosi i casi presi in esame, come quello di un magistrato onorario che nel 2010 aveva denunciato di aver subito pressioni ad opera di due confratelli perchè si adoperasse per intervenire sul giudice monocratico del tribunale di Locri per ottenere, in favore dei figli di uno dei due, sottoposti a procedimento penale per ricettazione, la derubricazione del reato. Nel 2012 il magistrato sarebbe stato sollecitato da un altro dei suoi fratelli di loggia, perchè intervenisse presso i magistrati della procura distrettuale di Reggio Calabria per perorare la causa di un terzo massone, già consigliere della Regione Calabria, avendo questi saputo che, nell’ambito di una indagine antimafia coperta da segreto, si stava vagliando la sua posizione. L’ex consigliere regionale è stato poi arrestato insieme ad altre 13 persone e condannato a 12 anni di reclusione.