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Precari del CNR, Laura Ferrara (M5S) interroga la Commissione europea

Calabria Attualità

Continua l'attenzione dell'europarlamentare del MoVimento 5 Stelle, Laura Ferrara, verso il mondo del precariato. In particolare l'eurodeputata calabrese ha appena presentato interrogazione alla Commissione europea sulla situazione che da anni vivono migliaia di lavoratori precari della Ricerca.

«Sono tantissimi i ricercatori che vivono da anni il disagio di una condizione lavorativa appesa sul filo del precariato, nel solo CNR 4500 dipendenti su oltre 11500 in servizio, prestano la propria attività lavorativa attraverso il reiterato ricorso a contratti a tempo determinato, contratti di collaborazione coordinata e continuativa, contratti part-time e assegni di ricerca. Entrano nel Centro come giovani ricercatori e vi rimangono come professionisti affermati ma ancora precari.

Nulla di definito e stabile. In Italia gli Enti pubblici vocati alla ricerca, abusano di queste tipologie contrattuali in pieno contrasto con quanto previsto con la direttiva 1999/70/CE, specificatamente alle clausole 4 (Principio di non discriminazione) e 5 (Misure di prevenzione degli abusi) dell'Accordo quadro sul lavoro a tempo determinato. Lo Stato italiano si tappa occhi e bocca rispetto a questa forte discriminazione in termini di tutela previdenziale, assistenziale ed economica fra dipendenti a tempo indeterminato e determinato che a tutti gli effetti svolgono le stesse mansioni dei primi.

È ora che la Commissione europea chiarisca se per questa situazione è già attiva una procedura d'infrazione per l'Italia o se intende avviarne una specifica. Il contrasto a queste forme di abusivismo di contratti flessibili negli enti pubblici di Ricerca deve essere anche preoccupazione dell'Europa, visto che in Italia nessun Governo si è preoccupato della problematica. Esistono dei diritti sanciti in normative europee che permettono di mettere fine a questa disparità di trattamento – conclude la Ferrara –, è ora di sanare questa situazione. Ci sono casi in cui si superano addirittura i venti anni di precariato. Questa situazione costituisce sicuramente un forte limite per la qualità della Ricerca nel nostro Paese».