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Precari CNR: mozione di Guccione al presidente del consiglio regionale

Calabria Attualità

«In Calabria oltre 100 ricercatori, tecnologici, tecnici e amministrativi lavorano nelle sedi del CNR. Precari ormai da anni, svolgono attività di ricerca in molteplici settori: dall’intelligenza artificiale alle scienze neurologiche, all’inquinamento atmosferico e protezione idrogeologica, ai Big Data, alla tecnologia della membrana». È quanto afferma il consigliere regionale, Carlo Guccione, che ha presentato una mozione - indirizzata al presidente del consiglio regionale Nicola Irto - in merito alle prospettive di stabilizzazione del personale precario del CNR e degli Enti pubblici di ricerca.

«Nella nostra regione sono presenti 12 sedi rappresentative di 102 istituti del CNR. La qualità della ricerca scientifica svolta dagli istituti presenti dal CNR in Calabria – viene specificato nella mozione - è testimoniata da una produzione scientifica di elevata qualità, da un numero di pubblicazioni internazionali su riviste di prestigio, dalla partecipazione a conferenze internazionali e a importanti progetti di ricerca regionali, nazionali ed europei». In Italia il personale complessivo del CNR ammonta a oltre 8400 unità tra ricercatori, tecnologici, tecnici e amministrativi ed è organizzato in 7 dipartimenti e 102 istituti con specializzazione sui principali saperi, con specializzazione sui principali saperi, con più di 330 sedi secondarie e laboratori in Italia e all’estero.

«I ricercatori vivono in una situazione di precarietà ormai da molti anni – sottolinea Carlo Guccione –. Venerdì, 15 dicembre, si incontreranno a Roma per la mobilitazione dei lavoratori della ricerca, nell’ottica di superare la precarizzazione del lavoro e avviare un percorso volto alla stabilizzazione dei rapporti di lavoro in essere».

Ecco perché nella mozione da sottoporre al Consiglio regionale, si chiede alla Giunta di attivarsi «presso il Governo ed il Parlamento affinché, in vista dell’approvazione della prossima Legge di Stabilità, si adottino le opportune iniziative e vengano reperite tutte le ulteriori risorse necessarie per l’attuazione di misure finalizzate alla stabilizzazione del personale precario degli enti di ricerca e del CNR in piena attuazione degli strumenti previsti dall’art. 20 del decreto legislativo 25 maggio 2017, n. 75, nell’ottica di considerare il lavoro e la professionalità maturata nel corso degli anni da parte di detto personale quale risorsa da impiegare e valorizzare nella prospettiva dello sviluppo scientifico, culturale, tecnologico, economico e sociale della regione Calabria e dell’intero Paese».