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Operazione Terramara, inquirenti: “Controllo asfissiante del mercato immobiliare”

Reggio Calabria Cronaca

Dall’infiltrazione negli appalti al Comune di Taurianova, al condizionamento dei settori edile e alimentare, passando dalle intermediazioni immobiliari, alle produzioni nelle serre così come da quella redditizia delle energie rinnovabili.

Uno spaccato “inquietante” quello che emerge dal maxi blitz che gli inquirenti hanno voluto chiamare, e non a caso, “Terramara-Closed” che stamani ha fatto scattare le manette ai polsi di una cinquantina di persone, 44 finite in carcere e altre tre ai domiciliari.

Tra coloro per cui si sino spalancate le porte del penitenziario anche il due volte ex sindaco della popolosa cittadina del reggino, Domenico Romeo, ma anche l’assessore allo Sport, Turismo e spettacolo della sua seconda giunta, Francesco Sposato.

Secondo gli investigatori il primo avrebbe favorito le cosche locali con autorizzazioni che avvantaggiassero aziende “vicine” ai clan, il secondo avrebbe addirittura fatto parte della ‘ndrangheta, in particolare del gruppo Sposato Tallarida aderente al cartello Zagari-Viola-Fazzalari.

GLI ARRESTATI

La custodia cautelare in carcere è stata eseguita per Giuseppe Ascone, 43enne; Agostino Canfora, 32enne; Agostino Condomiti, 39enne; Salvatore Fazzalari, 75enne; Salvatore Fazzalari, 31enne; Domenico Fazzalari, 43enne; Domenico Antonio Fazzalari, 33enne; Michele Fazzalari, 60enne; Rocco Fedele 44enne; Elene Hanganu, 47enne; Carmelo Maiolo, 55enne; Leonardo Milidona, 35enne; Giacomo Monterosso, 44enne; Domenico Romeo, 49enne; Antonio Rettura, 39enne; Domenico Rettura, 44enne; Domenico Rettura, 51enne; Giuseppe Rettura, 43enne; Sandro Scariato, 31enne; Agostino Startari, 61enne; Carmelo Zagari, 48enne; Italia Zagari, 58enne; Rosa Zagari, 42enne; Ernesto Fazzalari, 48enne detenuto; Carmalo Sposato, 43enne; Giuseppe Sposato detto Pino, 52enne; Giovanni Sposato detto Gianni, 49enne; Francesco Sposato, 50enne; Francesco Domenico Sposato, 46enne; Carmelo Tallarida detto Memè, 73enne; Pietro Tallarida, 45enne; Antonio Taverna, 44enne; Giovanni Del Conte, 27enne; Vincenza Sposato, 25enne; Giuseppe SCarfò, 26enne; Giovanni Vincenzo Surace, 34enne; Giuseppe Condello, 28enne; Giovanna Sposato, 26enne; Veronica Sposato, 29enne; Martino Fazzari, 38enne; Paolina Maria Assunta Fusco, 45enne; Salvatore Valenzisi, 50enne; Domenico Mezzatesta, 46enne; Antonio Romeo, 43enne.

Gli arresti domiciliari sono invece scattati per Francesco Avati, 35enne; Domenico Moscato, 55enne; Giuseppe Naso, 56enne.

IL “CONDIZIONAMENTO” DEGLI SPOSATO

I provvedimenti costituiscono l’esito di cinque separati segmenti investigativi, “complementari e convergenti”, svolti dalla polizia, dai Carabinieri e dalla Guardia di Finanza, sotto il coordinamento dell’Antimafia reggina, ed incentrati sulle dinamiche delle cosche del mandamento tirrenico della provincia, in particolare di Taurianova.

Le indagini condotte dalla Squadra Mobile insieme al Commissariato di Cittanova, avrebbero individuato sia gli aspetti strutturali che quelli dinamici del gruppo mafioso degli “Sposato” di Taurianova (appartenente alla cosca di Zagari-Viola-Fazzalari, così come sarebbe già emerso nell’ambito della nota operazione “Taurus”) e che si sarebbe interessato e imposto nel mondo imprenditoriale per lo più nell’edilizia e nell’alimentare, condizionando l’assegnazione degli appalti ed insinuandosi e permeando la vita democratica, dato che sarebbero state dimostrate delle infiltrazioni nel Comune di Taurianova.

GLI ASSETTI DELLA COSCA ZAGARI-FAZZALARI-VIOLA

L’attenzione Nucleo Investigativo dei Carabinieri reggini, invece, è stata rivolta alla cosca Zagari-Fazzalari-Viola, sempre di Taurianova, ed a quella alleata dei Maio-Cianci, che opera nella vicina San Martino.

Nel complesso le indagini avrebbero permesso di delineare gli assetti e la piena operatività degli Zagari-Fazzalari-Viola cui sarebbe collegata - con un’autonomia funzionale - la cosca Sposato-Tallarida e Maio-Cianci.

Gli investigatori avrebbero anche documentato numerose intimidazioni, anche con danneggiamenti, ed estorsioni messe in atto dai presunti affiliati alle due organizzazioni.

IL SINDACO “REFERENTE POLITICO” DEL CLAN?

Altro aspetto evidenziato nell’inchiesta il presunto ruolo rivestito dall’ex Sindaco Romeo, che rimase in carica fino a luglio del 2013, mese dello scioglimento del Comune. Secondo gli inquirente sarebbe stato il “referente politico” dei due sodalizi, “essendo stato eletto grazie al supporto della ‘ndrangheta” ed essendosi attivato, una volta in carica, per favorire la concessione di autorizzazioni edilizie a favore di imprese del settore fotovoltaico riconducibili alle cosche.

LA GESTIONE DEL CIMITERO: UNA PIOGGIA DI MILIONI

Gli investigatori avrebbero poi svelato gli interessi e le imposizioni della famiglia Sposato - in particolare dei fratelli Giuseppe e Carmelo Sposato - nell’appalto pubblico per gestione pluridecennale del cimitero di Iatrinoli di Taurianova, mediante il sistema del project financing che avrebbe fruttato diversi milioni di euro.

Infine si sarebbero individuati tutti i soggetti che, attraverso quello che è stato definito un “sofisticato circuito criminale”, avrebbero favorito la latitanza di Ernesto Fazzalari, boss dell’omonima cosca e arrestato nel 2016.

IL CLIMA DI “INTIMIDAZIONE AMBIENTALE”

Uno dei filoni investigativi, curato specularmente da Carabinieri e Polizia, è quello che avrebbe consentito di evidenziare, ancora una volta, l’ingombrante presenza della cosca Zagari–Fazzalari-Viola a Taurianova e come la consorteria operasse in un clima diffuso di intimidazione ambientale che le consentiva di assumere il controllo e la direzione di settori nevralgici dell’economia: quello delle intermediazioni immobiliari, delle produzioni serricole e delle energie rinnovabili.

Lo spaccato restituito dalle indagini sarebbe, infatti, quello di un mercato immobiliare controllato in maniera asfissiante dalla ‘ndrangheta, in continua ricerca di terreni da acquisire attraverso prestanome ed imponendo ai proprietari cedenti la scelta degli acquirenti.

I Fazzalari, poi, in sinergia con i Maio-Cianci avrebbero reinvestito in attività imprenditorialicercando di piegare al loro volere l’operato della pubblica amministrazione”.

IL PRESUNTO “PATTO” DI ROMEO: VOTI IN CAMBIO DI CONCESSIONI

Proprio quest’ultimo aspetto – sostengono gli inquirenti – costituirebbe il dato più allarmante emerso dalle investigazioni: ovvero la posizione di un’amministrazione comunale, quella di Taurianova (già primo ente pubblico sciolto per mafia, nel 1991, poi nel 2009 e nel 2013), il cui primo cittadino (Romeo) sarebbe sceso a patti con le cosche dominanti e, durante le elezioni comunali del 2011, culminate con la sua rielezione, si sarebbe rivolto alle famiglie mafiose per ottenere votiin cambio del suo personale impegno a rilasciare concessioni edilizie sui fondi agricoli per l’avvio di attività imprenditoriali finalizzate allo sfruttamento delle energie rinnovabili da parte di aziende riconducibili alla ‘ndrangheta”.

DICE NO ALLE CONCESSIONI, DIRIGENTE MINACCIATO

Le indagini dei militari, però, avrebbero anche documentato delle difficoltà incontrate nell’attuazione del presunto progetto criminale: ad esempio, lo “scontro” tra il Sindaco Romeo ed il responsabile dell’Ufficio Tecnico, a causa del mancato rilascio, da parte di quest’ultimo, delle concessioni previste, ritenute illegittime per l’assenza del Piano Strutturale Comunale (il PSC, l’ex piano regolatore).

“Il mancato asservimento – affermano gli inquirenti - renderà il tecnico comunale bersaglio di ripetuti atti intimidatori e minacce, perpetrate anche da parte dello stesso Romeo”.

IL CIMITERO: “TOMBA” DEI RAPPORTI TRA SINDACO E ASSESSORE

Sul fronte, invece, delle indagini condotte parallelamente dalla Polizia, si sarebbe appurato che la famiglia Sposato, attraverso l’opera di mediazione dell’ex Assessore Francesco Sposato (cl. 1967 e arrestato oggi per associazione mafiosa), avrebbe influito sull’iter di aggiudicazione dei lavori alle ditte ritenute ad essa collegate; a seguito del rifiuto opposto dalla Giunta Romeo sarebbero iniziate così una serie di pressioni sul primo cittadino, con minacce e danneggiamenti.

Gli investigatori fanno fa presente che, già a settembre del 2008, erano stati infatti esplosi alcuni colpi di arma da fuoco contro l’auto di Romeo che, successivamente, si vide anche recapitare una busta con dentro alcuni proiettili. Il 14 febbraio dello 2012, poi, un ordigno ad alto potenziale esplose in una stalla di proprietà del fratello di Romeo, Antonio, in contrada Furnà di Taurianova, e che causò la morte di un cavallo ed il ferimento di un altro di proprietà di Domenico, e il danneggiamento del maneggio che li ospitava.

Insomma, proprio l’appalto per il cimitero sarebbe stata la causa della rottura degli equilibri politici nell’Amministrazione comunale taurianovese che per gli inquirenti sarebbe riconducibile all’ostruzionismo opposto dal sindaco al progetto imprenditoriale degli Sposato, che volevano la gestione dello stesso cimitero e le connesse attività edili, compresa la possibilità di percepire dei finanziamenti pubblici e fondi comunitari.

FAZZALARI, IL “CIUFFO” CERIMONIERE E LA LATITANZA DEL BOSS

Altri due distinti provvedimenti eseguiti oggi, riguardano invece gli esiti della manovra investigativa avviata per la ricerca del latitante Ernesto Fazzalari.

Le indagini dei Carabinieri, “oltre a delineare il perdurare, anche durante la latitanza, del suo credito criminale (acquisito durante la cruenta faida degli anni ’90)” hanno avrebbero portato a delineare la struttura e le dinamiche criminali della cosca Zagari-Fazzalari-Viola, individuandone le figure apicali in Salvatore Fazzalari (cl.42), nel figlio Domenico e in Carmelo Zagari, documentando delle condotte definite “tipicamente mafiose” e strumentali al consolidamento della capacità intimidatoria della cosca sul territorio e al sostentamento degli affiliati e delle famiglie di quelli detenuti.

Salvatore Fazzalari (classe ’42), che è soprannominato “ciuffo”, è ritenuto il capo indiscusso, promotore ed organizzatore della cosca, con il potere di sovrintendere alla celebrazione dei riti di affiliazione e di “cerimoniere” nell’attribuzione del grado dello “sgarro”, ma anche con compiti decisionali in seno alla cosca di appartenenza. Domenico Fazzalari, detto “Ntoni” e Carmelo Zagari, detto “Carmine”, rivestirebbero anch’essi un ruolo apicale nel clan: Domenico sarebbe infatti il “tenutario” della “cassa comune”, deputato al mantenimento economico dei sodali detenuti e, insieme a Zagari, a mantenere i rapporti con il fratello Ernesto (all’epoca ancora ricercato) ed a pianificare ed individuare le azioni delittuose da compiere.

SALVATORE FAZZALARI E IL GRUPPO AUTONOMI DI “SGARRISTI”

Un’altra figura criminale di rilievo sarebbe quella di un altro membro della famiglia, Salvatore Fazzalari (cl.67): ‘ndranghetista di spessore” affermano gli inquirenti spiegando che i co indagati “gli riconoscono una dote superiore a quella del “Vangelo”.

Salvatore, tornato a Taurianova all’indomani della sua scarcerazione (avvenuta nel gennaio 2014), avrebbe manifestato la volontà di recuperare il ruolo di vertice nella cosca, perduto a causa della sua lunga detenzione. L’attenzione investigativa su di lui avrebbe portato a comprendere le dinamiche mafiose che si determineranno da quel momento in poi, con lo stesso che si sarebbe fatto promotore, costitutore ed organizzatore di un gruppo composto da neo affiliati, inserito all’interno degli Zagari-Fazzalari-Viola, tutti col grado di “sgarro” (in particolare i nipoti Domenico Antonio e Salvatore Fazzalari, Leonardo Milidona, Agostino Carfora e Agostino Condomitti) e che impegnato prevalentemente nelle estorsioni e negli atti intimidatori nell’ambito del territorio a loro assegnato, ovvero nelle contrade taurianovesi di Vatoni, Pozzo Secco e Pegara.

IL CIRCUITO CHE GARANTIVA LA LATITANZA DI FAZZALARI

Un altro profilo dell’indagine riguarda poi otto presunti affiliati alla cosca, riconosciuti come gli artefici del “complesso circuito mafioso” che avrebbe garantito la latitanza ventennale di Ernesto Fazzalari.

L’esito positivo dell’inchiesta è stato determinato, in maniera significativa, da un’intuizione degli investigatori, secondo la quale il latitante con i fiancheggiatori e i fiancheggiatori tra loro, piuttosto che ricorrere a telefoni cellulari, avrebbero comunicato scambiandosi dei “pizzini o, più semplicemente, incontrandosi.

Dalla complessa attività eseguita per arrivare alla cattura del latitante, fondata essenzialmente sull’attività tecnica, su osservazioni e pedinamenti, sarebbe infatti emerso il ruolo di Domenico Rettura, soggetto noto, che sarebbe stato l’ultimo anello di collegamento con il ricercato: gli incontri avvenivano generalmente nei fine settimana, quando Rettura si allontanava misteriosamente da Taurianova, rendendosi irraggiungibile, così da veicolare le informazioni da e a Rosa Zagari, la compagna del latitante, e per far pervenire a Ernesto i beni di prima necessità, o per agevolarne gli incontri con la donna. Almeno fino al 26 giugno del 2016, data in cui i dai complessi pedinamenti della Zagari si arrivò al covo del latitante.

Nel suo ruolo - sostengono ancora gli investigatori - Domenico Rettura sarebbe stato “sostenuto” da tutta una serie di soggetti - il fratello Antonio, Rocco Fedele, Giacomo Monterosso e Giuseppe Naso - che lo avrebbero aiutato negli spostamenti, mettendo a disposizione vetture proprie e di terzi e curando lo scambio di veicoli nel corso degli itinerari che portavano lui o la Zagari nel covo del latitante.

Non meno importante, durante l’intero periodo di osservazione degli ultimi mesi, sarebbe stato l’apporto fornito da Italia Zagari, la sorella di Rosa, che spesso avrebbe accompagnato quest’ultima in occasione dei contatti con Rettura e le avrebbe fornito ogni tipo di sostegno fino al 25 giugno del 2016, giorno in cui Rosa si allontanò per raggiungere il compagno e dove il giorno seguente fu arrestata.

IL RUOLO DEL FRATELLO DEL SINDACO

Nell’operazione di oggi è stato arrestato anche Antonio Romeo, consigliere e factotum del fratello, l’ex sindaco Domenico. Per gli investigatori Antonio avrebbe contribuito al perseguimento degli interessi della cosca Fazzalari-Zagari-Viola con l’obiettivo di far ottenere le concessioni edilizie alle aziende Agripower e Agrienergia, imprese considerate “riconducibili” alla ‘ndrangheta.

Sulla base degli elementi dalla Polizia Antonio Romeo dovrà rispondere anche di estorsione aggravata in concorso con Domenico Mezzatesta: gli agenti ritengono che abbia costretto un soggetto di Taurianova, fortemente indebitato, a vendere la sua abitazione ad un’altra persona, incassando entrambi i proventi dell’atto di disposizione patrimoniale. Altro reato contestatogli è quello di intestazione fittizia di beni: in pratica l’agenzia di onoranze funebri La Beata e il ristorante-pizzeria La Corteccia, oggi dismesso.

IL “CARTELLO DI IMPRESE” DELLA FAMIGLIA SPOSATO

Progressivamente, le indagini della Squadra Mobile reggina e del Commissariato di Cittanova si sono concentrate sul cartello di imprese della famiglia Sposato che spazia dalla costruzione di edifici, alla commercializzazione all’ingrosso di materiali per l’edilizia e la produzione del calcestruzzo, fino al settore alimentare, accertando - “sin dalle fasi della minaccia finalizzata all’induzione alla contrattazione fino alle battute finali dell’incasso del corrispettivo” - un presunto episodio estorsivo da parte di due cugini, Giuseppe e Giovanni Sposato, e da Giuseppe Scarfò e Giuseppe Condello (rispettivamente nipote e genero di Giuseppe Sposato) con la mediazione di Giovanni Vincenzo Surace.

Il fatto risale tra la fine di gennaio del 2013 e il marzo dello stesso anno e vittima ne sarebbe stata un’impresa, di un’altra provincia, che opera nel settore edile.

Questa estorsione sarebbe consistita nell’imposizione dell’acquisto di cemento dalle ditte considerate riconducibili alla famiglia mafiosa di Taurianova.

L’impresa vittima della “pressione”, dopo lo stanziamento di fondi da parte del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, aveva ottenuto l’aggiudicazione di un’opera pubblica per un valore 90 mila euro per la ristrutturazione della più antica chiesa di Taurianova, la Chiesa SS. del Rosario, ubicata nella centrale piazza Italia del paese.

LA COMUNANZA DEGLI INTERESSI ECONOMICI

Gli investigatori avrebbero documentato come gli Sposato, fra loro, avrebbero avuto una comunanza di interessi economici; “spesso – spiegano gli stessi inquirenti - in una ditta che giuridicamente si presentava come individuale si intrecciavano interessenze e la stessa, di fatto, costituiva, una società gestita in forma occulta da parte di altri membri della famiglia mafiosa”.

La tesi è che l’attività principale del gruppo sarebbe infatti rappresentata dalla impresa individuale Edil Costruzioni di Sposato Carmelo.

Le risultanze istruttorie acquisite consentirebbero dunque di ritenere che l’operazione di intestazione fittizia relativa alla ditta Edil Costruzioni di Sposato Francesco Domenico potrebbe essere stata architettata e voluta da Giuseppe Sposato e dal cugino Giovanni come una “attribuzione simulata” messa in atto a favore di terzi e con lo scopo di erigere uno schermo “protettivo” del proprio patrimonio da eventuali provvedimenti ablativi.

I PROFESSIONISTI AL “SERVIZIO” DELLA COSCA

Qui emergono nell’inchiesta le figure di alcuni professionisti - i coniugi e commercialisti Paolina Maria Assunta Fusco e Salvatore Valenzisi, e Martino Fazzari, geometra delle imprese Sposato - ritenuti concorrenti esterni” alla cosca, e che, “ancorché non intranei all’organizzazione mafiosa”, avrebbero messo a disposizioni le proprie competenze professionali fornendo “un consolidamento ed un rafforzamento alla cosca stessa per la realizzazione dei suoi obiettivi, specie nel settore imprenditoriale ed economico”.

Intranei al gruppo mafioso sono ritenuti anche: Carmelo Tallarida detto Memé (zio di Giovanni Sposato, classe 1968, di Giuseppe Sposato, classe 1965, e Carmelo Sposato, sposato con la zia Maria Teresa Sposato), come figura più autorevole; e poi il figlio Pietro Tallarida e un suo intimo amico, Antonio Taverna.

Quest’ultimi due, componenti del gruppo Sposato, sarebbero stati protagonisti di due episodi estorsivi ai danni di un imprenditore originario di Polistena, il primo rimasto a livello di tentativo, l’altro realmente consumato.

SIGILLI A BENI PER MILIONI DI EURO

Sia per la parte curata dai Carabinieri che per quella della Polizia, su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia, sono stati disposti consistenti ed importanti sequestri di beni, riconducibili alle famiglie Fazzalari e Sposato, e per un valore complessivo di 13,2 milioni di euro.

Sequestri simili sono in corso da parte del Gico delle fiamme Gialle che ha svolto degli articolati approfondimenti economico-patrimoniali attraverso i quali si presuma di aver ricostruito ogni singola operazione economica effettuata dagli indagati e dai componenti della famiglia Sposato negli ultimi 20 anni.

È stata così acquisita una copiosa documentazione (dichiarazioni dei redditi, contratti di compravendita di beni mobili ed immobili, di quote societarie) dalla cui analisi si sarebbe accertata, per ciascuno degli investigati, una significativa e ingiustificata” differenza tra quanto dichiarato e il patrimonio posseduto, anche per interposta persona.

Al termine è stata riscontrata in capo agli stessi indagati la titolarità di imprese, di immobili (anche di pregio), di autovetture e di rapporti finanziari, a fronte di redditi piuttosto modesti e, comunque, non idonei a giustificare tali acquisizioni patrimoniali.

Con il provvedimento di oggi il Gip del Tribunale di Reggio Calabria, sempre su richiesta della Dda., ha disposto il sequestro di preventivo finalizzato alla confisca di quote di capitale e patrimoni aziendali di 22 tra imprese e società, operanti nel settore edilizio, della ristorazione, ortofrutticolo e dei trasporti; di 55 fabbricati, anche nelle province di Rieti e Pesaro; di 65 terreni, anche in provincia di Pesaro e 15 autoveicoli.