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Cala il sipario sul Lamezia Film Festival 4, bilancio più che positivo

Catanzaro Tempo Libero

È calato il sipario sull’LFF4, in senso letterale e in maniera imprevista: perché l’ultima serata delle cinque previste si è svolta a sorpresa sul palcoscenico del Teatro Cinema Grandinetti di Lamezia e quindi il sipario è veramente calato sull’arrivederci alla prossima edizione per una serata speciale come gli ospiti eccellenti accolti dal direttore GianLorenzo Franzì.

Una quarta edizione che è stata, forse, la prima di una nuova epoca: prima di tutto sotto il profilo formale e burocratico, perché l’LFF4 è stato prodotto all’interno della più ampia rassegna VACANTIANDU 2017, in collaborazione con “I Vacantusi” guidati da Nico Morelli e ammesso quindi ai finanziamenti europei tramite bando regionale. Ma la “nuova epoca” non è solo formale, bensì anche contenutistica e sostanziale: il Lamezia Film Fest, partito con il botto nel 2007 (un nome su tutti i primissimi premiati: Carlo Verdone), ha attraversato gli anni, nonostante una sorte avversa che però sembra alla fine aver portato bene e si è alla fine trasformato in un evento imperdibile.

Infatti, l’edizione di novembre 2017 è stata accolta trionfalmente dal pubblico e dalla critica, specialmente dai siti di informazione e cultura cinematografica che hanno accostato il LFF ad altri Festival più blasonati come il Lucca Film Festival o il Festival Internazionale di Lecce, realtà ben più avanti di noi ma che hanno in comune con noi le medesime circostanze: sforzi iniziali, difficoltà economiche, ma una gran voglia di diffondere la cultura cinematografica con un solido professionismo alla base. Niente di improvvisato ma tutto attentamente studiato, da e con uno staff ridotto all’essenziale ma che ha lavorato pere poter alla fine produrre una kermesse che si è imposta prepotentemente e che ha mostrato, se ce ne fosse bisogno, una Lamezia affamata di cultura ma soprattutto capace di produrre cultura, anche nei periodi di crisi.

Scendendo nello specifico: quest’anno i giorni del Festival sono saliti da 3 a 5, e le sezioni si sono quasi raddoppiate, perché alle tre storiche - Esordi D’Autore, Colpo D’Occhio e Visioni Notturne - si sono aggiunte L’Ora Di Cinema e Monoscopio. Lo staff si è consequenzialmente allargato dalle canoniche quattro persone - il Direttore Franzì, il direttore organizzativo Valentina Arichetta, i direttori artistici delle loro due sezioni Mario Vitale e Marco Cacioppo, rispettivamente con Colpo D’Occhio e Visioni Notturne - fino a comprendere anche il responsabile marketing Emilio Nicolazzo, la responsabile dell’accoglienza Alessandra Caruso, il creatore del premio Ligeia Antonio Pujia Veneziano con la sua Ceramica ConCreta, l’ideatore del logo ufficiale Arturo De Rosa, il supporto logistico di Francesco De Fazio, il coordinamento tecnico di Renato Failla.

Gli spettatori muniti di biglietto sono stati 1.300 (un successo enorme, se si raffrontano le sale vuote dell’inverno precedente con i 40/50 spettatori per ogni spettacolo fino ai 10/20 paganti per le visioni notturne che duravano fino alle 3.00 di notte); gli ospiti sono stati ben 15 dalle varie sezioni (Alessandro Rak, Valentina Lodovini, Mauro Uzzeo, Alessandro Carpenzano, Daniele Coluccini, Matteo Botrugno, la madrina Enrica Guidi, i super ospiti finali Vinicio Capossela e Abel Ferrara, gli ospiti del concorso internazionale Marco Caldarelli, Valeria Belardelli, Hermes Mangialardo, Alain Perroni, Domenico Isabella, Antonia Butera), i film proiettati 20 e i cortometraggi 32 per un totale di 52 opere in cinque giorni, e due appuntamenti fondamentali con la musica, un live organizzato in collaborazione con il Cafè Retrò con protagonista il cantautore siculo-scozzese Sergio Beercock; e un mini-live con il duetto d’eccezione formato da Vinicio Capossela e Abel Ferrara.

Prima volta anche per il concorso dei cortometraggi, che da italiano (e regionale) si è aperto al mondo e in soli due mesi scarsi di copertura - è stato bandito a metà settembre e si è chiuso il 30 ottobre - ha avuto 180 iscrizioni da parte di produzioni russe, francesi, turche, curde, statunitensi, inglesi, greche (e ovviamente italiane). 180 cortometraggi hanno quindi partecipato all’LFF4.

Numeri che non si erano mai visti, riferiti al cinema e a rassegne cinematografiche, a Lamezia e dintorni. Ma non è finita qui.

Andando infatti a spulciare nel rendiconto tecnico, è stato un enorme successo: l’LFF4 è stato presentissimo sui social, e ha avuto 4000 visualizzazioni della pagina facebook, 60.000 copertura e diffusione media delle persone raggiunte, 7 dirette facebook con oltre 1740 visualizzazioni, 7.244 interazioni fra la pagina e gli utenti, 1.300 persone che hanno scaricato il programma del Festival. E inoltre, quasi 300 “like” in più sulla pagina facebook, quasi 300 persone che hanno deciso di “seguire” la pagina. E per finire, cinque articoli sul portale movieplayer, il n.1 dell’informazione cinematografica sul web, oltre alla marea di pezzi di critica e di costume nei vari giorni sui vari quotidiani online e cartacei.

Un solo dato: la platea del Teatro Grandinetti, che come ha sempre non poche difficoltà a trovare spettatori paganti per tutto quanto concerne il cinema e quello che gli gira intorno, è stata gremita da oltre 500 spettatori paganti che hanno assistito certamente a qualcosa di unico al mondo e quasi sicuramente irripetibile: dopo la premiazione della grande attrice Donatella Finocchiaro, musa ispiratrice di diversi autori di culto del cinema italiano; dopo l’assegnazione del premio popolare UNA al cortometraggio russo FU; la serata si è conclusa in maniera indimenticabile con Vinicio Capossela e Abel Ferrara.

Il più grande cantautore italiano dei nostri giorni e uno dei più grandi registi americani tuttora viventi che ha scritto pagine di Storia del Cinema si sono incontrati per la prima volta al Lamezia Film Fest e, complice l’immediata alchimia fra i due e la loro strabordante cultura, si sono ben presto intervistati a vicenda sotto gli occhi illuminati del direttore Franzì che si è subito messo da parte; e alla fine prima Vinicio ha suonato uno dei suoi capolavori, Ovunque Proteggi, solo al pianoforte, poi Abel ha imbracciato la chitarra e suonato Forever Young, alla fine hanno entrambi suonato le note di Dylan creando un vero e proprio spazio sacro sospeso fra sensazioni di grazia e profondi turbamenti dell’anima. Alla fine, Capossela voce e piano ha suonato e concluso con Il Paradiso Dei Calzini. Mai accaduto prima, e chissà se succederà ancora. Ma se sarà, sarà solo grazie al loro incontro al Lamezia Film Fest.