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In Vino Veritas, le Muse alla ricerca della verità

Reggio Calabria Tempo Libero

È stato chiamato “In Vino Veritas…” l’appuntamento delle Muse di Reggio Calabria, nome che ha preso spunto dalla frase di Orazio: “che cosa non rivela l'ebbrezza? Essa mostra le cose nascoste”. Questo scritto di antica memoria ha animato il salotto del Laboratorio della Arti e delle Lettere con una conversazione a più voci in cui “ci piacerebbe scoprire quale sia il senso della verità delle cose - ha dichiarato Giuseppe Livoti -, in apertura di manifestazione, prendendo come esempio la figura del Bacco di Caravaggio che lo dipinse dall’esile forma ma al tempo stesso dalle forti connotazioni sia profane che religiose.

Su queste coordinate ha iniziato la conversazione Giovanna Cusumano – avvocato e già presidente della Commissione Pari Opportunità Regione Calabria, la quale dopo tanti anni di professione ha affermato che esistono due verità quella dei fatti e quella processuale e nel mondo dell’avvocatura il compito è fare avvicinare queste due verità. Per la Cusumano le parole, i versi di Nicola Giunta sull’individualismo dei reggini spesso non solidali, sono ancora attuali ed i percorsi che i cittadini devono fare dovrebbero ribaltare le prospettive: dobbiamo ritornare ad essere -cittadinanza positiva-. Per questo la Cusumano ha presentato il “Registro di cittadinanza consapevole” come testimonianza per una presa di coscienza del - no alla ‘ndrangheta -, prendendo le dovute distanze così dalla parte malata della società.

Cosimo Sframeli – luogotenente dei Carabinieri – giornalista e scrittore ha puntato il suo intervento alla lotta alla ‘ndrangheta, alla verità delle cose: la lotta non la deve fare il cittadino ma la si fa con i tribunali. E a volte continua Sframeli la verità giudiziaria non è a volte uguale a quella storica. Il cittadino così è solo chiamato ad attuare processi culturali. La società oggi ha bisogno di libertà e per attuarla occorrono “verità e legalità” senza questi due elementi non ci sarà mai la libertà vera. Ed inoltre ha evidenziato prendendo come pretesto il tema della serata che il – vino- ha una tradizione culturale anche per la ‘ndrangheta: è regola non bere alcol in altri contesti, solo tra gli stessi gregari così lo si potrà fare.

Carmelo L. Romeo delegato Organizzazione Nazionale Assaggiatori di Vino ha discusso intorno al tema della serata, il vino simbolo, ma anche soprattutto elemento che inebria, crea ebbrezza e dunque verità. L’Onav dice è nata nel 1951 perché lo Stato ha voluto riorganizzare il sistema dei prodotti alimentari italiani, inquadrando il sistema vino come piramide di qualità. Noi facciamo l’esame organolettico provando, assaggiando, gustando in maniera anonima per rilasciare l’idoneità del prodotto. E per noi assaggiatori è un percorso nel gusto, un viaggio interiore, quasi una forte introspezione in cui condividere varie fasi quali traguardare il vino, annusarlo, sentire i profumi. Ma è proprio vero che chi beve vino sarà condotto alla verità ? Probabilmente si e tra i vini meridionali di tradizione antica –il marsala- si presterebbe benissimo ha concluso il noto esperto Romeo.