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ESCLUSIVO. Enzo Sculco a tutto campo: “altro che chiacchiere, così si rimette in moto Crotone”

Crotone Politica

In un clima di incertezze, disappunti e lamentele per un’aspettativa di vita che non trova soluzioni benigne, per una gestione dei beni disponibili, il “Sole 24ore” scopre che Crotone non è ultima nella qualità della vita ma occupa l’85ma posizione su 110 altre città italiane, prima di Catanzaro (90), Cosenza (91), Vibo (98) e Reggio Calabria (108). Questi i punti analizzati: ricchezza e consumi (94), lavoro e innovazione (96), ambiente e servizi (33), demografia società (92), giustizia e sicurezza (10), cultura e tempo libero (110).


intervista di Giuseppe Romano

Un’ottima notizia di miglioramento, che dovrebbe far stare tranquilli i cittadini di un territorio, quello crotonese, che continua ad accusare enormi disagi personali e d’insieme e mette sotto accusa il sistema politico ed il modo di amministrare il bene pubblico e le risorse disponibili sul territorio.

A capo dell’area che governa la città è indicato l’onorevole Enzo Sculco, che si è occupato delle problematiche sociali del mondo del lavoro; ha rappresentato, in una funzione di leadership, i lavoratori calabresi dedicandosi, poi, all’impegno politico, dal 1994 ad oggi.

Un tempo non breve, abbastanza lungo per acquisire un’esperienza anche consistente. Temuto, odiato, inviso da una parte avversa. Amato, rispettato e “ascoltato” sul fronte opposto (anche dai “contrari”).

Non sta a noi cronisti giudicare l’uomo ma certamente sta a noi analizzarne e sviscerarne il profilo “politico” che - per alcuni nel male ma per altri nel bene - in decenni di storia di questa città ne ha quantomeno influenzato le scelte.

Con lui abbiamo voluto cercare di mettere a fuoco un sistema di “sinergie” che tarda a produrre risultati utili alla collettività. Una chiacchierata libera e franca, forse lunga ma mai noiosa, per comprendere meglio la visione e i programmi di una forza istituzionale e politica che non da oggi ma soprattutto oggi - alla guida del governo locale - incide e inciderà sul presente ed il futuro della comunità.

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DOMANDA. Lei, in questo periodo può considerarsi il leader della linea politica che ha condotto, e lo dimostrano i voti che continuano a confluire sul suo simbolo e su quello dei suoi collaboratori. Cosa non è andato bene affinché si realizzasse al massimo quello che lei si proponeva di fare? Mancanza di dialogo, incapacità progettuale, processi di rinnovamento impossibili?

RISPOSTA. “Diciamo che noi siamo da sempre, in particolar modo, espressione di un pensiero politico che non si è allevato nella logica dell’appartenenza ideologica, ma si è nutrito delle esigenze e dalle necessità del “bisogno” di tutti e di rappresentare gli interessi del territorio, con una spiccata vocazione a stare a contatto con i cittadini, insieme ai cittadini, in ascolto dei cittadini. Basti pensare che siamo gli unici come movimento territoriale, civico, con una sede aperta frequentata dai cittadini, che possono essere ascoltati, scambiare opinioni e valutazioni”.

“Tutto il resto si è sottratto dal territorio e si è appollaiato a Roma. Questo è la conseguenza di un ragionamento: i partiti di appartenenza che non ci sono più e non sono stati sostituiti da nuove formazioni politiche che avessero la caratterizzazione democratica e partecipativa. La tendenza è la prerogativa di risiedere all’interno del territorio e sul territorio dove stanno e lavorano i cittadini. Questa è l’esperienza originale che noi abbiamo realizzato e che ha fatto primato nella città di Crotone nelle ultime amministrative con una coalizione di civismo politico denominato “la Prossima Crotone”, dove abbiamo ottenuto il successo che ha portato alla guida della città un nuovo sindaco (Ugo Pugliese, ndr.).

Per queste formazioni, che hanno una caratterizzazione di tipo tradizionale, prevalentemente civico, è chiaro che andare oltre i propri confini territoriali, in questo caso la città e la provincia di Crotone, è sempre complicato, più difficile, quanto non lo sia per i partiti che hanno l’insediamento nazionale”.


Roma sorda, i cittadini muti,

la Coca-Cola e il partito Gassosa


“Come dico io, ogni tanto, facendo la battuta “Noi non siamo la Coca-Cola” che la trovi in tutto il mondo. Noi siamo la “Gassosa” e lo siamo anche come risposta alla crisi dei partiti che, ripeto, si sono allontanati dal territorio, si sono distanziati dai bisogni, dalle necessità dei cittadini e del popolo. Noi, invece, abbiamo deciso di essere presenti qui con i cittadini”.

“Questo comporta qualche difficoltà, quando c’è da realizzare impegni elettorali anche di natura più generale, regionale e nazionale. È il prezzo che si paga in un’epoca in cui Roma la fa da padrona. Roma, in questi ultimi vent’anni ha deciso, senza che i cittadini esercitassero il proprio diritto di scelta, i rappresentanti del popolo. Non lo ha deciso il popolo, ma Roma, lontano dal territorio e fra poche persone”.

“Quindi, abbiamo avuto un’epoca che è durata vent’anni con questo sistema. Noi abbiamo scelto un’altra strada: restare sul territorio perché pensiamo che la legittimazione per esercitare un ruolo di rappresentanza debba provenire in primo luogo da un esplicito consenso che il popolo esprima nei confronti dei propri rappresentanti e non debbono essere altri a decidere chi deve rappresentarlo”.

Lei ha questa grande esperienza e credibilità che le viene conferita dai tanti voti. Nello stesso tempo, invece, la considerano dominante e responsabile delle cose che non vanno bene. Quanto sono legittime queste accuse e quanto possano essere di morso nell’organizzare la parte amministrativa?

“Ho avuto un ruolo egemonico, per cui ogni responsabilità ci può essere attribuita. Noi abbiamo avuto una importanza rilevante perché siamo riusciti ad esprimere rappresentanze in ambito regionale, prima del sottoscritto, poi del dott. Pugliano ed oggi di mia figlia, Flora, ma non abbiamo avuto una prevalenza nella gestione del governo in seno locale, che invece è appartenuta ad altri”.

“Sono stati dieci anni di gestione del Pd e di altri alleati, come o dieci anni precedenti sono attribuibili interamente al sindaco Senatore. Certo, noi ci siamo sempre stati ma non abbiamo avuto una funzione che ci ha consentito di esercitare una gestione preminente. Ora, con le elezioni amministrative del maggio-giugno dell’anno scorso, non v’è dubbio che è accresciuta la nostra responsabilità. Siamo la forza principale che detiene le funzioni amministrative di governo della città di Crotone e di molti altri Comuni del sistema territoriale della provincia”.

“Per quanto riguarda la fase storica, la nostra presenza alla funzione di governo della città e del territorio si è circoscritta ad uno spazio temporale molto limitato e non ha potuto avere quella incidenza che di solito mettiamo in campo quando esercitiamo una responsabilità importante, come quella, appunto, di fare governo e amministrazione nella città e nei comuni”.

“Quindi, questo è un equivoco. Che ci sia stato un certo rilievo rappresentativo da parte del sottoscritto non vi è dubbio, ma non bisogna confondere il rilievo rappresentativo, che rende riconoscibile la mia persona in occasione delle elezioni per le quali è necessario realizzare la preferenza. Questo è stato in tutte e tre le ultime elezioni regionali e in questo caso abbiamo fatto la nostra parte”.

“Ma svolgere una funzione più generale di governo, questa fortuna e questa opportunità noi non l’abbiamo avuta, se non in occasione del voto amministrativo dello scorso anno, per il quale portiamo per intero l’onere e gli onori che derivano da questa circostanza, credo che si stia intanto realizzando un cambio d’epoca. È stata una piccola rivoluzione, che un movimento territoriale civico abbia sconfitto da solo tutti e che abbia portato alla liberazione”.


“Il caos c’è fino a quando non si afferma

un nuovo modello di governo”


I consensi dei voti non rispondono alla soluzione delle problematiche di una città in disordine.

“Uso parole forti per esemplificare. Ovviamente in tutte le piccole rivoluzioni c’è un po’ di caos fino a quando non si afferma un nuovo modello di governo nelle città e nei Comuni. È quello che sta avvenendo. Però i segni di cambiamento ci sono tutti. Crotone la vedo una città un po’ più libera, la vedo una città che incomincia a riprendere un cammino che aveva perso da tanto tempo. Oggi, uno studio che annualmente viene fatto da organismi indipendenti, dice che Crotone ha recuperato, in giro di un anno, ventuno posizioni. Non siamo in testa alla classifica, ma fino ad un anno fa eravamo in coda, occupavano stabilmente l’ultima postazione o la penultima”.

Segnali leggeri in un contesto che chiede di più. Su questa linea cosa ci si deve aspettare ancora.

“Intanto è un miglioramento di clima. Un miglioramento che viene percepito in termine anche psicologico: invoglia i crotonesi di andare avanti, a non rimanere impigliati nella vecchia situazione. Pensi che questa classifica si basa su nuovi parametri che sono importanti, non sono i soliti criteri attraverso i quali si definisce la posizione di classifica, ma ve ne sono nuovi che riguardano la voglia di crescere dal punto di vista formativo, parametri anche dovuti alla riduzione del gap retributivo esistente tra le diverse attività della città”.

“Vuol dire che c’è una tendenza a mettere a posto alcune cose. Questa è l’aspirazione più consistente che io osservo e soprattutto il desiderio di andare avanti e non restare impigliati in una situazione disordinata intrisa di grandi difficoltà che ancora permangono. S’incomincia a vedere un percorso che dobbiamo compiere più speditamente e che porta ad una emancipazione, ad una crescita e uno auspicato sviluppo della nostra comunità”.

“Sono segnali da incoraggiare, non è il traguardo ma non siamo più in fondo al viale. Non gareggiamo più tra l’ultimo e il penultimo posto. Abbiamo raggiunto un livello che non è soddisfacente, non c’è da stappare lo champagne, ma un segnale incoraggiante che è bene aiutare ancor di più a far emergere perché i nuovi traguardi possano essere raggiunti e per i quali serve un sano, responsabile e convinto ottimismo. Bisogna superare quella condizione vittimistica e di permanente e strutturale pessimismo che pervade di solito la nostra comunità. Ecco, ci sono segnali positivi, cogliamoli per andare avanti”.


Le “spaccature” della maggioranza:

tra giovani leve inesperte

e vecchi sconfitti incazzati


Mentre questo percorso sembra fluido assistiamo nella nostra amministrazione alla mancanza di dialogo, elemento principale per portare a termine determinati progetti. Se in una Amministrazione comunale la maggioranza stessa si spacca in due e se ne va per fatti propri, diventa tutto difficile e le risposte ai cittadini sono sempre di bassa qualità.

“In occasione del voto del maggio 2017, è avvenuta un profondo cambiamento. Per desiderio di un elettorato, tutta la vecchia classe dirigente, da anni accampata dentro e intorno al Comune, è stata spazzata via. L’elettore ha deciso col proprio voto di promuovere un profondo cambiamento. È evidente che si sono affacciati all’impegno politico tanti ragazzi privi di una sufficiente esperienza e bisogna dar loro il tempo per potersela fare”.

“Ovviamente, i delegati istituzionali, di assoluta novità, che riguarda il Consiglio Comunale, troveranno tanti punti d’innovazione. Non c’è stata mai una rappresentanza di donne come quella che riscontriamo in questa circostanza. L’età media si è abbassata notevolmente e soprattutto nella coalizione della “Prossima Crotone” solo due consiglieri di opposizione hanno avuto una esperienza nella passata legislatura. Il resto dei ventuno consiglieri sono tutte forze innovative e giovani”.

“È evidente che questi hanno una esperienza insufficiente e bisogna dare il tempo per consolidarla. È difficile lavorare in una comunità che si dedica alla facile critica, al dileggio e mai alla condivisione di alcuni progetti. Sono fenomeni di turbamento che, certamente, possono intaccare chi non possiede la corazza dell’esperienza ma, per come la vedo io, questi elementi non sono di natura regressivi ma di crescita”.

“In secondo luogo, avendo spazzato via il vecchio sistema, tutti quelli che sono stati sconfitti sono arrabbiati e reagiscono. Ci sono rimasti male e non esercitano un ruolo ricostruttivo di se stessi, ma trattengono un atteggiamento unicamente contrappositivo e, ovviamente, essendo solo noi in vetrina, sul proscenio della vita istituzionale e politica, è chiaro che siamo i più visibili, più osservati e spesso criticati senza ragione, per il solo fatto di essere esposti al sole, mentre gli altri per la sconfitta non ci sono più”.

“Se non si parla di noi di cos’altro si potrebbe parlare alla città di Crotone. Lei vede una presenza di Forza Italia o di altri partiti, salvo qualche sporadico comunicato affidato in appalto a questo o a quello? Nessun loro segnale sui radar della politica, della vita istituzionale e in qualche attività. Spesso, questi comunicati e pronunciamenti sono il segno della profonda ignoranza. Se lei constata molte volte sentiamo dire delle cose assurde: si chiede al Comune il bilancio di una società come la Sacal che l’Ente non possiede e non può fornire. Si sente di tutto e di più, esattamente del contrario”.

Intanto vengono a mancare scelte decisive per cambiare i lineamenti di una città sofferente.

“C’è una turbolenza che è generale e, come detto prima, quando si realizza una rivoluzione come quella provocata dalla “Prossima Crotone”, voluta dal voto dei cittadini, un po’ di disordine si crea. Sono fasi normali che piano piano si realizzeranno in una maggiore consapevolezza e crescente esperienza che farà bene alla vita politico-istituzionale locale”.


La lentezza “cronica”,

il buco nel bilancio

e le risorse da valorizzare


Lei in questi anni ha acquisito conoscenza delle risorse di questo territorio, in modo particolare di questa città. Siamo in ritardo su molti progetti. Crede che si possano risolvere pienamente o è lento il processo di valorizzazione e uso di questi beni?

“La lentezza è un tratto che distingue i nostri comportamenti. Questa è stata una vera barriera architettonica. Quando gli esperti sostengono che il divario tra Nord e Sud aumenta è il segnale che altrove si va avanti con una velocità superiore alla nostra. Certo, non è solo colpa nostra. Ci sono politiche che in questi anni non sono state sufficienti a sostenere il processo di crescita. Ma c’è da dire che vi è anche una nostra lentezza. Sono ragioni culturali e storiche. Abbiamo molte cose che non giocano a vantaggio del nostro processo di crescita.

“Ma noi abbiamo impostato una politica che era contenuta nel nostro programma che accompagnava la circostanza elettorale amministrativa e che ora sta incominciando a dare i suoi frutti. In primo luogo mettiamo ordine perché ci siamo trovati difronte ad una città che non approvava i bilanci se non a fine anno, anche il previsionale. È assurdo che un bilancio di previsione si approvi ad ottobre. Come si può fare una previsione a conclusione dell’anno? Noi abbiamo approvato tre bilanci della passata gestione e abbiamo introdotto un primo criterio che è quello che la legge impone: i bilanci si approvano massimo entro il 31 di marzo e, per la prima volta nella storia di questa città, abbiamo approvato il bilancio previsionale comunale entro il trentuno dicembre”.

“Quest’anno faremo uno sforzo in più e forse riusciremo ad approvare addirittura al 31 dicembre il bilancio di previsione del 2018; al massimo entro gennaio. Un’autentica rivoluzione perché consente, così facendo, di avere una visione programmatica delle cose che si vogliono realizzare in città”.

Sul lato finanziario però si parla di difficoltà oggettive dell’ente.

“Abbiamo trovato un buco di bilancio di sei milioni di euro che il primo anno non è stato facile assorbire; abbiamo trovato una bolletta energetica dell’illuminazione cittadina che presentava cifre stratosferiche e abbiamo affidato all’esterno, per come prevede la legge, un progetto di efficienza energetica, che ci ridurrà i costi di un terzo.


La differenziata non parte:

“servono 6 milioni e il 43% dei cittadini

non paga manco l’acqua”


Una delle polemiche senza dubbio più accese riguarda però la gestione o, per qualcuno, la “cattiva gestione” del sistema rifiuti: la differenziata non parte ancora e questo è senza dubbio un handicap non indifferente per una città che per crescere ha bisogno anche e soprattutto di “igiene” e ordine.

“Ci siamo dotati, per la prima volta, di un piano del sistema integrato dei rifiuti di cui Crotone era sprovvisto. Crotone si piazza fra le prime città calabresi ad un progetto che ci consentirà di avere finanziamenti per avviare, finalmente, la differenziata, che viene invocata, ma tuttavia i crotonesi ignorano che Akrea, che dovrebbe farla, non ha i mezzi e che per dotarla servono sei milioni di euro”.

“Con questa condizione che abbiamo trovato mettere ordine non è facile. Con un progetto che abbiamo realizzato e per il quale avremo un contributo regionale di due milioni di euro, avvieremo la differenziata che rappresenta un obiettivo importante e significativo; abbiamo messo in opera alcune cose. Pensi che a Crotone il 90% non paga l’occupazione del suolo pubblico. Il 5% non paga la tassa sui rifiuti, che il 43% non paga l’acqua”.

“Non è una città facile, Crotone, e stiamo cercando, senza vessare, di fare ordine in un capoluogo che, sostanzialmente, in questi anni è stato nel pieno disordine e capovolto sotto sopra. Pensi a quello che è successo sul lungomare (l’estate corsa, ndr): non è stato un blitz per come si dice. Ma come si può fare turismo se sul lungomare si allocano attività che presentano elementi di contrasto con la legge? Abbiamo trovato esercizi commerciali che erano a posto e altri che non avevano nemmeno la licenza; altri ancora avevano utilizzato gli spazi pubblici a proprio uso e consumo. Questo vale per il mercato di piazza Pitagora, dove nessuno paga il fitto, così come avviene anche su quello dietro il tribunale. È una situazione disastrosa.

“Abbiamo un servizio relativo ai parcheggi dove si perdono 150mila euro all’anno. Credo che la nostra sia l’unica città al mondo dove un servizio che è remunerato dai cittadini riesce persino a perdere quelle cifre. Anche per tutti questi settori abbiamo avviato un processo di riordino. Si tratta di una attività tipicamente amministrativa ma assolutamente necessaria per avere una città che funzioni”.


Questione Eni: 400 milioni dalla bonifica

Per costruire il futuro della città


Intanto è passato già un anno e mezzo dall’insediamento di questa “nuova” amministrazione. Crotone però appare a prima vista ancora più in agonia. La luce in fondo al tunnel sembra sempre più fioca. La città ha bisogno di progetti ma anche di obiettivi a breve termine. Di speranze di ripresa e di risposte.

“In questi diciotto mesi ci siamo dedicati e ci stiamo dedicando, - tutti, sia quelli che svolgono un ruolo politico, sia coloro che sono impegnati più direttamente nelle attività amministrative e di governo della città - a pensare anche al futuro. Abbiamo chiuso la “Bonifica”, cioè l’accordo sottoscritto dal Ministero dell’Ambiente. Convenuto il piano operativo di bonifica, fra poco avremo il cronoprogramma di inizio delle attività”.

“L’Eni dovrà spendere intorno ai 400milioni per portare fuori da Crotone i ‘veleni’ e non come qualcuno desiderava, seppellendoli nell’area industriale, ovvero in un’area a ridosso e conurbata con la città. Un problema che si trascinava da vent’anni, dalla chiusura delle fabbriche. Noi ci siamo riusciti per la semplice ragione che vale per tutti i problemi che dirò fra poco”.

“Fino a ieri, in questi 17anni, coloro i quali hanno esercitato funzioni amministrative di governo di rappresentanza e che erano maggioranza nella politica istituzionale di questa città, ogni tanto hanno declamato questi temi ma li hanno praticati? Ogni tanto si dichiaravano ma non c’è stato un lavoro che facesse maturare questi problemi e tramutarli in veri e propri cantieri, per dare soddisfazione non solo di tipo ecologico-ambientale, ma anche alle imprese, al mondo del lavoro”.

Noi ci siamo riusciti. La bonifica è stata chiusa e dopo 17 anni i veleni saranno portati fuori da Crotone; l’Eni dovrà restituirci quei settantadue ettari che sono stati la storia produttiva della nostra città e noi immaginiamo di fare un concorso internazionale di idee per capire quali infrastrutture debbano sorgere a seguito della bonifica: per sostenere un processo di sviluppo turistico”.


Archeologia, mare, sport.

Un trittico di risorse

per rilanciare il turismo?


A proposito di turismo: a Crotone una delle principali fonti in tal senso è l’immenso patrimonio archeologico ma che pare sempre meno inesplorato e mai sfruttato. Così come quello ambientale rappresentato da una costa e un mare splendido. E poi lo sport che in questi anni sta mietendo successi su diversi fronti: calcio, vela, ecc. Da qui si potrebbe partire per costruire importanti risorse economiche, dei cosiddetti “volano” di ripresa, eppure …

“Stiamo chiudendo, in questi giorni, un accordo che consente l’avvio delle attività dell’antica Kroton. Il 13 dicembre alle 12, il governatore Oliverio col sindaco di Crotone firmeranno un protocollo d’intesa sotto i riflettori dell’opinione pubblica. In quella circostanza il presidente della Regione arriverà con i decreti relativi al completamento del teatro, sono altri 4milioni di euro; con i decreti relativi al prolungamento del lungomare che arriverà alla Costa Tiziana”. “Finalmente si risolve l’annosa questione del pagamento delle risorse per l’attività di adeguamento dello stadio, che finora sono stati finanziati in parte dal Comune e per i quali, in questi giorni, ci sono i primi atti aggiuntivi; e tante altre cose, verso le quali ci stiamo impegnando con celerità”.

“In secondo luogo, il risarcimento che il tribunale di Milano ha riconosciuto a Crotone: nel 2012 non si era riusciti, nonostante si fosse nella stessa filiera di Governo - in città, in Regione e fino a Roma - a nominare il commissario per la gestione e l’utilizzazione di questi 56 milioni che sono diventati 71. Siamo riusciti a far nominare il commissario e si sta lavorando su un insieme di progetti d’intervento nella città che da una parte eliminano il problema del famoso Cic, dall’altra riqualificano alcune aree significative che hanno avuto effetti ambientali dovuti alla presenza industriale che ha insistito per settant’anni a Crotone, e avremo altri 71 milioni che si potranno utilizzare”.

“In terzo luogo: si sta lavorando ed abbiamo ottenuto 7 milioni per mettere in sicurezza il porto vecchio e già pensiamo a come intervenire nelle aree prospicienti al porto. Si stanno avviando una tale quantità di questioni per le quali l’atteggiamento migliore è di essere da una parte responsabili, partecipativi, anche in forme di sollecitazione, dando quelle spinte ulteriori perché si possa andare oltre alle cose su cui stiamo lavorando e che sono, nel loro insieme, delle opportunità sulle quali da vent’anni se ne parla a Crotone ma non si è mai riusciti a portarle a maturazione”.

“E noi abbiamo lavorato per farle maturare, ora siamo pronti per aprire i cantieri. È questo quello che abbiamo compiuto fin qui operando sotto il fuoco delle critiche, qualche volta ingiustificate e ingiuste, altre volte immotivatamente aspre. Tuttavia non ci siamo fermati ma abbiamo proseguito con determinazione raggiungendo risultati che nei prossimi mesi si vedrà quanto saranno importanti ed incisivi per il presente ed il futuro della nostra città”.


Una città “malata”, devastata,

costruita “ncutta ncutta”.

La cura sarà lunga


Permetta una battuta: se questa città fosse stata in mano ai catanzaresi sarebbe forse la città più importante d’Europa sul piano sociale ed economico. Crotone è caratterizzata da lentezza innata, apatia e incapacità di realizzare nuove strutture o difendere e gestire quelle esistenti. In tutto quello che si fa non si prioritizza mai la qualità della vita e dei luoghi.

“Vi è una esagerazione ma anche una parziale verità. L’esagerazione è che Catanzaro non è una città europea. In questi ultimi anni è peggiorata. Il capoluogo di regione si trova in una esigenza di espansione che si è disseminata sul territorio. Si è rafforzata Catanzaro Lido, Germaneto, ma è una città smarrita, in difficoltà, sia pure in presenze di opportunità. È nata la cittadella degli studi, gli uffici della Regione Calabria, è nato Germaneto con l’università e gli altri uffici. Quindi una città che convive con essa, con grandi problemi in cui il vecchio nucleo urbano fondamentale deve ora fare i conti con una proliferazione di tanti punti di decentramento.”

“Se fossimo stati sotto Catanzaro saremmo diventati pure noi europei? In realtà non è così perché abbiamo vissuto una lunga storia di convivenza nel vecchio impianto istituzionale della provincia di Catanzaro e non mi pare che Crotone sia cresciuta in quella circostanza. Anzi venivamo considerati una periferia di quell’assetto istituzionale e per questa perifericità ne abbiamo sofferto”.

“Ha inciso molto sul nostro operate, sul nostro modo di essere. Ha fatto perdere la consapevolezza che bisogna darci da fare. Forse ci eravamo affidati e resi periferici, ora dobbiamo far crescere il nostro senso di responsabilità, anche di autonomia, non di autarchia, nel sapere costruire le nostre prospettive”.

“Anche a Crotone convivono molto pregi insieme a tanti difetti che sono visibili e si notano a vista d’occhio. È una città che ha avuto una classe dirigente la cui occupazione principale, per lunghi anni, è stata quella di devastarla sul piano urbanistico. Bisogna riconoscerlo: come dico Crotone è una città pianeggiante, costruita “ncutta ncutta” … non certo ora, ma anni fa; e si scorge questo ammasso costruttivo ovunque ci si trovi: in via Firenze, via Roma…”

“Chiunque osservi le scelte urbanistiche di un tempo, compiute da altri, si accorge che non sono state appropriate per una città pianeggiante, bella come Crotone che è sul mare. Oggi, invece, molti problemi che abbiamo derivano da quelle scelte sbagliate. La costa poteva essere destinata più che a ville ad un insieme … La costa, il mare potevano essere utilizzate per fare economia, creare condizioni di sviluppo turistico. Sono state scelte disastrose di cui paghiamo le conseguenze perché ora non è facile aggiustarle e non sono “malattie” di poco conto. Malattie che non si risolvono prendendo un’aspirina, ma richiedono una lunga cura e, poi, una lunga convalescenza. Su questo versante stiamo operando affrontando i problemi in profondità”.


Il piano regolatore Senatore-Rizzuto:

“ha impoverito i crotonesi”.

No all’espansione, sì alla rigenerazione


A proposito di urbanistica: troppe case in vendita o in fitto, tanta offerta ma manca un’adeguata domanda. E poi, aree urbane abbandonate o aggredite dall’abusivismo. Anche dall’affrontare questi elementi si deve partire per costruire, probabilmente, quell’ottimismo che invoca insieme ad una partecipazione propositiva della cittadinanza.

“Adesso l’amministrazione Pugliese sta lavorando sul nuovo Psc (il Piano strutturale comunale, ndr.) che è una rivisitazione del vecchio piano regolatore. Intanto ha compiuto una scelta coraggiosa che pochi fanno: ha adottato una delibera che si denomina “consumo suolo zero”, ovvero la volumetria presente nell’attuale piano regolatore non si espanderà nemmeno di un centimetro. Non si può ridurre, rispetto al vigente Pr, ma sicuramente non si prevede nessuna espansione della città”.

Crotone non ha bisogno di creare nuove abitazioni, nuove case. Abbiamo sotto gli occhi un piano regolare costruito dal duo Senatore-Rizzuto, del ’98/’99, che ha previsto un ampliamento della città a 90mila abitanti. Crotone ne ha 60mila, per cui quel piano è stato una delle ragione che ha determinato una nuova povertà perché avendo immesso una quantità di “vani” che non ha incontrato acquirenti ha falsato la logica del mercato tra domanda e offerta; per cui il patrimonio dei crotonesi si è ridotto”.

“Noi faremo un piano regolatore che si realizzerà sotto il titolo e l’imposizione di “consumo suolo zero”, con una delibera già approvata nel dicembre 2016 dalla giunta del Consiglio Comunale. Questo significa che tutta l’attività e la visione dell’urbanistica della città si realizzerà lungo le attività di riqualificazione, di rigenerazione ma non certo di espansione, soprattutto come quella che è stata selvaggia, cruenta e fatta da avvoltoi solo per consentire di far soldi ad un vecchio ceto politico istituzionale.

Non ci saranno devastazioni delle città ma molta cura affinché si realizzino processi di forte riconversione e riqualificazione del patrimonio urbano. La possibilità di un’ulteriore crescita è solo quando crescono le infrastrutture che sono al servizio e agli interessi dello sviluppo economico e dei cittadini. Niente di più. Non ci sarà nessun “sacco” come già si è avuto negli anni passati. Sono periodi da dimenticare, da cancellare. Perché Crotone non ha bisogno di espandersi a caso e fuori da ogni logica e da ogni criterio: questo ha provocato la devastazione che abbiamo sotto gli occhi”.