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Omicidio Canale: ammazzato da due killer vibonesi, 12 arresti

Reggio Calabria Cronaca
Nicola Figliuzzi e Cristian Loielo

Dodici persone sono finite in arresto con l’accusa di essere i mandanti e gli esecutori del cruento omicidio di Giuseppe Canale, avvenuto a Reggio Calabria il 12 agosto del 2011.

A finire in manette, nel corso di un blitz eseguito stamani dai carabinieri, sono soggetti ritenuti esponenti della coscaChirico-Condello” e di una consorteria delle Preserre vibonesi.

L’AGGUATO IN PIENO GIORNO

L’assassinio di Canale avvenne a Gallico Superiore, nella zona nord del capoluogo dello Stretto, in pieno giorno: secondo la ricostruzione degli investigatori, nel primo pomeriggio di quella metà d’agosto di sei anni fa, l’allora 39enne cadde vittima di due killer vibonesi assoldati dalla cosca reggina.

Canale tentò di scappare dai suoi carnefici ma fu inseguito e ucciso nei pressi di un bar. Uno dei proiettili esplosi, circa una dozzina, colpì anche un passante che rimase ferito lievemente.

14 MILA EURO IL PREZZO PER LA SUA MORTE

La tesi è che il commando fosse composto, in particolare, da due giovani di Gerocarne, comune del vibonese, assoldati dalla stessa cosca di Gallico per un prezzo che si aggirerebbe tra i 10 e i 14 mila euro.

Si tratta di Nicola Figliuzzi e Cristian Loielo (che sono difesi dall’avvocato Giuseppe Di Renzo), entrambi 27enni e già ampiamente noti: i loro nomi sono finiti in alcune inchieste giudiziarie della Dda catanzarese. In particolare, e più di recente, sono stati coinvolti nella sanguinosa faida tra la famiglia Patania di Stefanaconi e il gruppo dei Piscopisani.

Figliuzzi è stato condannato in primo grado a 20 anni per l’omicidio di Giuseppe Matina, detto “Gringia”, che risale al febbraio del 2012, e in via definitiva per il tentato omicidio di Francesco Scrugli, del febbraio dello stesso anno. È considerato tra l’altro l’esecutore materiale del tentato omicidio di Francesco Calafati avvenuto nel marzo del 2012 tra Sant’Onofrio e Stefanaconi.

Loielo, invece, è considerato tra gli esecutori dell’omicidio di Matina e per questo condannato all’ergastolo in primo grado.

Ad incastrarli i collaboratori di giustizia Arben Ibrahimi e Vasvi Beluli, i due killer arrivati dall’Est sotto ingaggio proprio dei Patania per ammazzare, con la “manovalanza” locale, i temuti rivali di Piscopio.

Gli investigatori ritengono che il movente alla base dell’omicidio sia stato la volontà di incidere sugli equilibri criminali fra i gruppi della zona nord del capoluogo calabrese, modificati a seguito degli arresti che, nei mesi precedenti, avevano interessato i vertici della cosca.

I NOMI DEGLI ARRESTATI

In particolare, il Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Reggio Calabria ha disposto l’applicazione della misura custodiale nei confronti di Salvatore Callea, nato a Oppido Mamertina, 50 anni; Nicola Figliuzzi, nato a Soriano Calabro, 27 anni; Filippo Giordano, nato in Belgio, residente a Reggio Calabria, 46 anni; Sergio Iannò, nato a Melito di Porto Salvo, 45 anni; Cristian Loielo, nato a Soriano Calabro, 27 anni e Domenico Marcianò, nato a Reggio Calabria,34 anni.

Tutti sono ritenuti responsabili a vario titolo dell’omicidio di Giuseppe Canale, di illecita detenzione e porto di armi da fuoco, ricettazione, posti in essere al fine di agevolare la 'ndrangheta.

Effettuate anche perquisizioni domiciliari nei confronti degli indagati.

L'omicidio di Giuseppe Canale è risultato fin da subito di stampo mafioso e, secondo gli inquirenti, pianificato e realizzato in risposta all’omicidio di Domenico Chirico, avvenuto il 20 settembre 2010.

Inoltre gli investigatori hanno ricostruito le presunte responsabilità ripartite tra gli arrestati: Giordano, Marcianò e Iannò, considerati appartenenti alla cosca “Condello-Chirico”, sarebbero stati gli ideatori, determinatori e mandanti dell’omicidio Canale; Callea avrebbe reclutato i killer, assicurando a quest’ultimi il necessario supporto logistico, garantendo la fuga a bordo della propria autovettura, ed infine Figliuzzi e Loielo, appartenenti quest’ultimi alla consorteria delle preserre vibonesi, avrebbero materialmente eseguito l’agguato.

In seguito all’arresto di Francesco Rodà, ritenuto reggente della locale di Gallico, il processo di ridefinizione degli equilibri interni alla cosca aveva interessato – secondo gli uomini del Nucleo Investigativo di Reggio Calabria - Domenico Chirico, esponente apicale dei “Condello” e lasciava presumere che potesse rientrarvi anche l’omicidio di Canale, pluripregiudicato scarcerato nel 2008 ed elemento di spicco della locale di Gallico.

Anche le intercettazioni raccolte avvalorerebbero questa prima ipotesi: numerose conversazioni registrate, infatti, attribuivano l’evento ad un regolamento di conti interno alla cosca.

RITROVATA L’ARMA DEL DELITTO

Successivamente, nel consentire la puntuale ricostruzione dei gravi fatti di reato inerenti alla cruenta faida di ‘ndrangheta consumatasi a cavallo del 2011 e del 2012 nel territorio vibonese, le dichiarazioni di più collaboratori di giustizia hanno fornito incidentalmente dei chiari e precisi elementi conoscitivi, non solo tra di loro convergenti, ma anche compatibili con quanto acquisito dai Carabinieri.

Seguendo le indicazioni di un collaboratore di giustizia i militari hanno rinvenuto a Gallico, presso il parco della Mondialità, un revolver Colt, calibro 38 special con matricola obliterata, che - in virtù degli accertamenti del Ris di Messina - è risultato essere l'arma utilizzata nell’omicidio Canale.

Dopo le operazioni di oggi sono stati ritrovati un fucile da caccia, una pistola cal. 7,62 e oltre duecento munizioni di vario tipo e calibro, oltre a 6 ordigni esplosivi artigianali, tutti posti sotto sequestro.