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Nico D’Ascola (Ap): Troppi sperperi, “la sanità andrebbe restituita allo Stato"

Calabria Salute
Nico D’Ascola

“La sanità moderna sa bene che al di sotto di una certa soglia di attività quantitativamente definite la divisione ospedaliera è altamente inefficiente se non addirittura pericolosa”.

Lo ha dichiarato il presidente della Commissione Giustizia del Senato Nico D’Ascola al convegno “Sistema Sanitario nel Sud Italia”.

Secondo D’Ascola, dunque, la sanità andrebbe restituita allo Stato e facendo riferimento al titolo del convegno ha ribadito come a suo dire “è dimostrativo di quella inevitabile discriminazione che consegue all’ attribuzione dei poteri legislativi anche alle Regioni particolarmente deboli come quelle meridionali”.

“Un livello di indebitamento così forte con un correlativo simmetrico livello di inefficienza nell'assistenza sanitaria – sostiene il senatore - è dimostrativo dello sperpero. Il cittadino deve diventare un controllore serio. Il cittadino non può pensare di essere un soggetto estraniato da questo contesto, ma deve esercitare i diritti che la Costituzione gli attribuisce”.

Per D’Ascola andrebbero così organizzate le categorie generali regolative della sanità come l’uguaglianza, “perché – afferma - è necessario capire che la gente va trattata bene e vanno trattati tutti alla stessa maniera. La sanità è un bene giuridico rispetto al quale la differenziazione è soltanto una discriminazione. Dobbiamo capire che quello della sanità non è il contesto delle clientele politiche che hanno determinato tutto quello che ci siamo trovati dinanzi”.

Il presidente ha poi aggiunto: “Il pay back è una disposizione importante perché stabilisce in capo alle aziende farmaceutiche l'obbligo di restituzione del 50% della quota di superamento del tetto per la spesa farmacologica e sanitaria all'interno degli enti ospedalieri”.

Per il sanatore, poi, c'è, inoltre, una grossa aspettativa riguardo alla cosiddetta piramide dei ricercatori. “Abbiamo un sistema sanitario – spiega - che su questo versante è fortemente squilibrato, perché non forma ricercatori specificatamente dedicati alla materia della sanità. Mi auguro che il dibattito parlamentare, ma soprattutto le disponibilità che devono essere cercate sul piano della necessaria copertura finanziaria possano metterci alla pari con gli altri paesi”.

Quello della ricerca scientifica per D’Ascola è un problema importante, anche riguardo agli sbocchi da dare a coloro che intendono dedicarsi a settori di questo genere. “Questo costituisce una tappa necessaria – conclude il presidente - per la realizzazione di un sistema che anche sul versante della ricerca aumenti il versante della qualità dell’assistenza sanitaria”.