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Timbravano il cartellino e poi lasciavano il posto di lavoro: rinviati a giudizio 41 dipendenti regionali

Calabria Cronaca

41 dipendenti regionali sono stati mandati a processo dal gup del tribunale di Catanzaro Giovanna Gioia poiché su di loro pende l’accusa abuso di ufficio, falso e truffa aggravata ai danni dello Stato per aver certificato la falsa presenza sul posto di lavoro grazie ad uno scambio di badge andato avanti per mesi.

Ipotesi di accusa rispetto alle quali il sostituto procuratore della Repubblica di Catanzaro Fabiana Rapino aveva chiesto il 2014 emise quattro provvedimenti di licenziamento, 5 di sospensione dal servizio per un periodo rinvio a giudizio originariamente a carico di 49 dipendenti regionali, quattro dei quali sono stati già giudicati con rito abbreviato. La vicenda all’epoca dei fatti suscitò scalpore al punto che la Regione Calabria nel mese di settembre 2014 emise 4 provvedimenti di licenziamento, 5 di sospensione dal servizio per un periodo superiore a 11 giorni, 41 rimproveri, tra scritti e verbali.

A condurre le indagini la Guardia di finanza del Nucleo di polizia tributaria di Catanzaro, che da diverso tempo monitorava gli uffici dei dipartimenti Avvocatura, Attività produttive, Cultura, Politiche energetiche, Bilancio e Lavori pubblici, ubicati in viale Cassiodoro, delineando ruoli e responsabilità di ogni singolo presunto assenteista, inchiodato dalla telecamere che riprendeva ogni movimento.

In particolare, i 41 indagati sono: Antonino Alizzi(63 anni di R.C.), Silvio Abbruzzese (59 anni di Riace), Luciano Spagnolo (62 anni di Velletri), Cosimo Sansalone (53 anni di Caulonia); Domenico Migali (57 anni di Soverato), Domenico Sodaro (58 anni di San Sostene), Gianpiero Bitonte (64 anni di Sellia Marina), Sergio Borrelli (56 anni di Reggio Calabria), Pietro Marino (48 anni di Reggio Calabria), Bruno Giuseppe Caracciolo, Pasquale Paravati (60 anni di Montepaone), Francesco Valea (57 anni di Botricello), Giovanni Condito( 52 anni di Botricello), Daria Colosimo (45 anni di Catanzaro), Ester Mannella (50 anni di Catanzaro), Pietro Daniele (55 di Satriano), Rosa Maria Gallelli (48 anni di Badolato), Pasquale Belcastro (63 anni di Marina di Gioiosa), Giuseppe Ferraro (65 di Marina di Gioiosa Jonica), Giovanni Tranfo (41 di Reggio Calabria), Emilia Barillà (42 di Reggio Calabria), Consolato Diano (55 di Monasterace), Antonio Ferragina (41 anni di Borgia), Maurizio Veraldi (55 di Catanzaro), Gaetano Pingitore (55 anni di Amato), Pancrazio Esposito (56 anni di Zagarise), Vincenzo Marulla (54 anni di Stilo), Maura Alessandra Sodaro (48 anni di Serra San Bruno), Francesca Asteriti (42 anni di Isola Capo Rizzuto), Walter Egidio Bloise (46 anni di Cosenza), Giorgio Caligiuri (58 anni di San Nicola dell’Alto), Rosario Dolce (63 anni di Catanzaro), Ilario Frajia(52 anni di Melito P.S.), (Salvatore Cangemi 45 anni di Crotone), Raffaele Gottardi (53 anni di Vibo Valentia), Carmelo Guerrini (48 anni di Crotone); Angelo Leonetti (42 anni di Melissa), Anna Maria Maruca (55 anni di Catanzaro), Emira Plateroti (57 anni di Palmi), Fulvia Santagata (56 anni di Catanzaro), Luciano Stasi (48 anni di Rossano), Francesco Aggiorno (48 anni di Cirò), Carlo Calvieri (57 anni di Curinga).

Il processo a loro carico inizierà il 19 febbraio 2018 davanti ai giudici del Tribunale monocratico e agli avvocati difensori, nel cui collegio difensivo compaiono tra gli altri i nomi dei legali Aldo Casalinuovo, Francesco Iacopino, Nicola Tavano, Teresina Lavecchia, Stefania Rania, Francesco Iacopino, Francesco Macrì, Carmela Comito, Rosario Chiriano, Vincenzo Adamo, Carlo Morace, Francesco Calabrese, Franco Campisi, Francesco Abruzzese, Andrea Aqua, Silvestri Runci, toccherà smontare le ipotesi della pubblica accusa. Il gup ha dichiarato il non luogo a procedere per Ester Mannella (50 anni di Catanzaro) per intervenuta morte dell’imputata. Per altri due imputati Gennaro Tinello (60 anni di Settingiano) e Olga Saraco (51 anni di Guardavalle) è in corso il processo con rito abbreviato.

Il 28 settembre scorso la Corte di appello di Catanzaro ha riformato la sentenza di condanna emessa dal gup del Tribunale di Catanzaro in data 16 dicembre 2015 a carico di tre dipendenti regionali, tutti difesi dall’avvocato Giuseppe Fonte. Si tratta di Emilio Barone, Fioramante Levato e Francesca Mamone, aventi funzioni all’interno dell’ufficio legale della Regione Calabria e licenziati, dopo l’inchiesta, dal posto di lavoro. Nei loro confronti i giudici di appello hanno annullato la sentenza di condanna emessa dal giudice di prime cure. La Corte ha dichiarato , inoltre, inammissibile l’appello incidentale proposto dalla Procura della Repubblica con il quale era stato richiesto per gli imputati l’aggravamento della pena.

11 giorni, 41 rimproveri, tra scritti e verbali.