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Coldiretti: rispettare le regole nella filiera agrumicola per evitare lo sfruttamento

Calabria Attualità

Si è quasi nel pieno della stagione agrumicola, italiana e in particolare calabrese e si presentano problemi che riguardano la remunerazione delle produzione agricole, l’utilizzo dei lavoratori stagionali e la loro accoglienza. “La filiera agrumicola - osserva Pietro Molinaro Presidente di Coldiretti Calabria – deve, qualificarsi in quanto ad eticità e trasparenza: garantire i diritti delle aziende agricole e dei lavoratori e non macchiarsi, soprattutto alle nostre latitudini, di comportamenti sleali. Ricordiamo che l’arbitro è sempre di più, il cittadino - consumatore che guarda con sempre maggiore attenzione al rispetto di standard etici. C’è da lavorare e da fare – incalza - su questi aspetti: la presenza radicata di squilibri contrattuali, il pagamento a basso costo dei prodotti. Questo, ha ripercussioni negative sulle imprese agricole che, sono costrette ad operare con margini di profitto che non tengono conto del costo di tutti i fattori della produzione – e di questi un fattore determinante è il lavoro. Ricordiamo che il prezzo all’agricoltore compresa la raccolta, non può essere al di sotto di 35 centesimi, oltre Iva, al kg. per le clementine e 30 centesimi per le arance. Purtroppo accade invece che nella filiera - precisa - i vari soggetti (ancora troppi a dir la verità) che vanno dal mediatore alla distribuzione sottopagano il prodotto, e alimentano lo sfruttamento dei lavoratori e la chiusura delle aziende agricole compromettendo la competitività di un comparto strategico della Calabria anche per rilevanza economica. Gli strumenti ci sono - chiarisce - ce li offre anche la legge. Ci riferiamo, - prosegue Molinaro - all’applicazione del dispositivo previsto dall’ articolo 62 del decreto-legge 24 gennaio 2012, n. 1, che ha introdotto la “disciplina delle relazioni commerciali in materia di cessione dei prodotti agricoli ed agroalimentari”, proprio allo scopo di favorire il riequilibrio dei rapporti tra i soggetti della filiera con la definizione legale di specifici ed essenziali elementi contrattuali. La distribuzione perciò deve aprire una fase nuova, trasparente che non sottopaga l’agricoltore e non inganna il consumatore. Gli elementi peculiari sono: qualità e salubrità, provenienza, non pagare sotto il costo di produzione, rispetto delle norme relative ai lavoratori, contrasto al caporalato. Senza dubbio c’è chi continuerà a fare resistenza e va isolato nella convinzione che chi acquista sotto costo alimenta la catena di sfruttamento. Non si può più assistere impotenti altresì al comportamento di soggetti che approfittano della manodopera a basso costo sul mercato interno ed internazionale e, per di più, - conclude - affrontare il “caporalato bianco” della competizione tra prodotti italiani e stranieri, agevolati questi ultimi da forme di “dumping sociale e sanitario”, una vera piaga che necessita uno sforzo da parte di tutti gli organi di controllo”.