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Favori per l’acquisto di protesi a Monza, tra gli arrestati anche il fratello di Naccari Carlizzi

Reggio Calabria Cronaca

C’è anche Carmine Naccari Carlizzi, il fratello dell'ex assessore regionale della Calabria Demetrio, tra gli indagati dell’inchiesta a Monza che avrebbe fatto luce su una presunta associazione a delinquere dedita alla corruzione e al falso ideologico in atti di ufficio.

L’inchiesta avrebbe fatto emergere un presunto sistema di corruzione fatto di denaro, cene, viaggi e altri "favori" in cambio dell'acquisto di protesi commercializzate dalla società Ceraver e impiantate nei pazienti durante interventi chirurgici effettuate in strutture private convenzionate con il sistema sanitario nazionale.

Le indagini sono iniziate in seguito a un esposto presentato da un dipendente operante all'interno del Policlinico di Monza che ha sollevato dubbi riguardo alla gestione dell'acquisto di protesi per interventi chirurgici all'interno della struttura. Così, in seguito alla segnalazione, sono iniziati gli accertamenti che hanno portato il personale della Guardia di Finanza ad accedere ai dati relativi alla Sanità disponibili a livello regionale. I riscontri avrebbero messo in evidenza che in alcune strutture private convenzionate con il Servizio Sanitario Nazionale ci sarebbe stato un numero molto alto di pazienti sottoposti a interventi chirurgici per installazione di protesi, molti dei quali provenienti da fuori regione. Grazie alle intercettazioni telefoniche, ambientali e a servizi di osservazione e pedinamento gli inquirenti sono riusciti a ricostruire l'attività indebita che avrebbe coinvolto i rappresentanti, i medici chirurghi e i medici di base.

In carcere sono finiti gli ortopedici brianzoli Fabio Bestetti, Claudio Manzini e Marco Valadè, assieme al promoter di Ceraver Marco Camnasio, e Denis Panico, responsabile commerciale della multinazionale francese con sede italiana a Monza. Agli arresti domiciliari sono finiti altri ortopedici e medici di base, nove in totale: Filippo Cardillo di Boltiere, Fabio Peretti di Ispra, Francesco Alberti di Fasdinovo, Carmine Naccari Carlizzi, Michele Massaro e Andrea Pagani - tutti e tre di Milano - Paolo Ghiggio di Ivrea, Davide Cantù di Lecco e Lorenzo Panico di Salerno. Per Ivano Caracciolo, residente a Bologna, è scattato l'obbligo di dimora. Altri sei camici bianchi sono indagati a piede libero e sospesi dalla professione: si tratta di Michele Bonanomi di Merate, Marco Mandelli di Dalmine e Francesco Mangiardo di Cologno al Serio, Stefano Rosino di Varese, Olga Franchini di Lecco e Aniello Iannaccone di Capiago Intimiano.