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Amministratori sotto tiro, Avviso pubblico lancia l’allarme in Calabria

Calabria Cronaca

Un atto intimidatorio ogni 19 ore. A livello nazionale. Mentre la Calabria continua a rimanere una delle regioni più colpite. È emerso nel rapporto “Amministratori sotto tiro”, il report redatto da Avviso pubblico sugli amministratori locali intimiditi. E gli 87 intimidatori censiti nel 2016 rappresentano un record negativo per la regione che fa registrare un aumento del 70% rispetto ai 51 casi del 2015. Le cinque province calabresi sono tutte coinvolte nel fenomeno che è distribuito in 51 Comuni. Ad eccezione di Crotone (3 casi), le altre province hanno registrato tutte almeno 10 intimidazioni. Tre province, quelle di Reggio Calabria, Cosenza e Vibo Valentia, si situano tra le prime sette più colpite a livello nazionale.

La provincia di Reggio Calabria, notoriamente cuore pulsante della ‘ndrangheta, è la più bersagliata d’Italia con i suoi 32 atti intimidatori distribuiti in 16 Comuni. Nel mirino è finito soprattutto il Comune capoluogo, il più colpito a livello nazionale, reduce da uno scioglimento per infiltrazioni mafiose decretato nel 2012 e oggi guidato dal Sindaco, Giuseppe Falcomatà, figlio di Italo, tre volte primo cittadino e figura chiave della “primavera di Reggio”. Falcomatà è stato vittima in diverse occasioni di lettere intimidatorie (si rimanda all’intervista di pagina 42) alcune delle quali contenevano esplicite minacce nei confronti della famiglia.

A Reggio Calabria è finita sotto tiro anche l’assessore ai Lavori Pubblici Angela Marcianò, che ha visto andare a fuoco l’auto del marito. È stato nuovamente minacciato Giuseppe Bombino, Presidente del Parco nazionale dell’Aspromonte: appena eletto coordinatore di Federparchi Calabria, ha ritrovato sul cofano dell’auto una testa mozzata di capretto. Sono stati appiccati in città roghi a strutture comunali come l’asilo di Santa Venere e la piscina del Parco Caserta.

Sono stati intimiditi l’assessore regionale al Lavoro Federica Roccisano, i Sindaci di Polistena e Palizzi, il Sindaco di Riace e il primo cittadino di Bruzzano Zefirio, che ha subito il taglio di 400 alberi di bergamotto. Incendi sono stati registrati su tutto il territorio della provincia. Sono stati colpiti mezzi adibiti alla raccolta dei rifiuti a Gioiosa Jonica, Gerace e Rosarno e uno scuolabus a Martone.

Nell’ultima Relazione della Direzione investigativa antimafia (Dia) viene ribadita la soffocante presenza e operatività di decine di clan su tutto il territorio reggino, anche in centri in cui sono stati registrati atti di intimidazione: Gioiosa Jonica, Siderno, Sant’Ilario dello Jonio, Bruzzano Zeffiro, Palizzi, Melito Porto Salvo, Rosarno, Polistena. Solo a Reggio Calabria, nel mandamento centrale del Crimine – l’organo di governo unitario della ‘ndrangheta – la Dia ha censito l’operatività di oltre 20 famiglie di ‘ndrangheta.

Da ultimo, va ricordato che nel ciclo di audizioni sinora svolte dalla Commissione parlamentare antimafia in relazione alla sua inchiesta sui rapporti tra massoneria e mafia è emerso come sia da ritenersi esistente una rete occulta composta da professionisti, amministratori locali, appartenenti alle forze dell’ordine e ai servizi segreti, magistrati, che non solo svolge una fondamentale opera di supporto e appoggio alle ‘ndrine, con particolare riferimento agli appalti pubblici, ma è anche in grado di condizionare le scelte delle amministrazioni locali.

La provincia di Cosenza si conferma tra le più colpite in Italia, occupando il terzo posto a livello nazionale con 25 atti intimidatori distribuiti in 13 Comuni. Sono stati intimiditi, anche sui social network, alcuni consiglieri comunali che con le loro dimissioni hanno provocato lo scioglimento dell’amministrazione. La successiva campagna elettorale è stata contraddistinta da più atti intimidatori. È finito nuovamente nel mirino l’ex consigliere Raffaele Cesario, già oggetto di una grave minaccia nel 2011.

Nei Comuni della provincia di Cosenza si sono registrati numerosi incendi ai danni di vetture e case: nel mirino un consigliere provinciale, Sindaco e vicesindaco di Fuscaldo, un dirigente comunale di Altomonte, l’assessore alla Cultura di Rende, alcuni mezzi comunali. Diversi tipi di intimidazione hanno raggiunto i Sindaci di Longobucco, Santa Maria del Cedro e Villapiana. Sono stati manomessi impianti elettrici e idrici a Rende e a Cariati.

La provincia di Vibo Valentia, con 16 atti intimidatori in 11 Comuni, è la settima più colpita in Italia. Sono state censite minacce in due amministrazioni recentemente sciolte per mafia, Tropea e Ricadi. Nel Comune capoluogo sono avvenuti numerosi attentati incendiari nei confronti di mezzi come escavatori e autocompattatori, ed è stata colpita l’abitazione dell’assessore all’Urbanistica. A Soriano Calabro, Sindaco e Presidente dell’Assemblea sono stati aggrediti in Municipio. Al Sindaco di Zambrone è stata recapitata una testa mozzata di animale.

L’ultima relazione Dia sui territori di Cosenza e Vibo Valentia evidenzia l’operatività rispettivamente del clan Rango – Zingari e della cosca Mancuso, quest’ultima nota per la capacità di penetrazione negli apparati politico – amministrativi e nel settore economico. A Fuscaldo, dove sono stati censiti due atti intimidatori, è attiva la cosca Scofano – Martello – Ditto – La Rosa.

A Cetraro esercita la propria influenza la cosca Muto. Nella provincia di Vibo le cosche di Limbadi sono operative a San Gregorio d’Ippona, Briatico, Tropea e Ricadi. La “locale” di Ariola opera invece a Soriano Calabro.

In provincia di Catanzaro sono stati registrati 11 casi distribuiti in 8 Comuni. In questo territorio è stato minacciato Arturo Bova, presidente della Commissione regionale sulla ‘ndrangheta, già nel mirino di altri atti intimidatori nel recente passato. Lettere minatorie sono state inviate ai vertici della Lamezia Multiservizi, mentre mezzi adibiti alla raccolta rifiuti e al trasporto pubblico sono stati incendiati a Girifalco.

Il contesto criminale-mafioso non è l’unico aspetto che rende la Calabria una terra drammaticamente complessa da vivere e da amministrare. La situazione socioeconomica è per molti aspetti devastante, finendo per amplificare la presa della ‘ndrangheta sul territorio.

La Calabria è l’ultima regione in Italia in termini di PIL per abitante – dati Istat del dicembre 2016 – 16,5 mila euro rispetto ad una media nazionale di 27mila.

Secondo i dati Eurostat, pubblicati nell’aprile 2016, la Calabria si è confermata anche nel 2015 la regione col tasso di disoccupazione (22.9%) più alto d’Italia (nel 2014 era al 23.4%) contro una media europea del 9,4% e nazionale dell’11,9%. Sempre secondo Eurostat la regione ha il terzo tasso di disoccupazione giovanile più alto d’Europa (65.1%). La povertà relativa, ovvero la percentuale di famiglie povere sul totale delle famiglie è del 28,2%, la più alta in Italia secondo i dati forniti da Svimez.