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Lettera aperta a Renzi: risolva i problemi del Sud ed entrerà nella storia

Reggio Calabria Politica

Riceviamo e pubblichiamo.

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"Gentilissimo presidente Renzi, siamo abitanti della periferia di Reggio Calabria, il nostro mondo è la periferia. Aiutaci a restare nelle nostre case, i nostri figli sono andati già via.

La nostra associazione è composta dal 20 per cento di iscritti al Partito Democratico. Questa nostra periferia è agricola e sottosviluppata, non siamo noi i colpevoli. Siamo abitanti di Cannavò-Cataforio-San Salvatore-Vinco-Pavigliana-Mosorrofa.

La politica cieca, incapace e egoista sin dall’Unità d’Italia ha sempre pensato al tornaconto personale. I risultati sono sotto gli occhi di tutti. La politica oggi è amata soltanto dal 5 per cento dei cittadini. Qui da noi la percentuale si riduce. Negli ultimi cento anni siamo passati dalla società contadina all’era dei robot.

A livello mondiale l’1 per cento possiede il 99 per cento della ricchezza, in Italia è il 10 per cento che possiede il 60 per cento della ricchezza. Qui da noi, Signor Presidente, Si aspetta ancora la soluzione della “Questione Meridionale”. A Reggio l’80 per cento dei giovani non ha lavoro, diplomati e laureati continuano a partire. I pensionati spesso vivono con 500 euro al mese e grazie al piccolo orto dietro casa riescono a tirare avanti la carretta.

È normale che in questa triste realtà la 'ndrangheta governa e spesso distribuisce il lavoro. Illo tempore, un grande meridionalista come Giustino Fortunato aveva posto in Parlamento il “problema meridionale”: “…valli da bonificare, pendii da rimboscare, vie da aprire e attività industriali da avviare …”.

Ancora oggi aspettiamo una risposta vera dalla politica e dal suo partito. Si accorgerà presto viaggiando in treno nei prossimi mesi dei ritardi del Mezzogiorno. Basti dire che l’alta velocità si ferma a Salerno.

Rammentiamo a tutti noi che Bretton Wood è lontano. Quell’accordo del 1944, del capitalismo mondiale, ha favorito il nostro Paese e il Mezzogiorno. Oggi siamo la settima potenza economica dell’Occidente. Però, è rimasta in piedi la “Questione Meridionale”.

Quel capitalismo non è stato poi tanto spietato con noi, anche se i sindacati si sono per così dire contenuti nelle richieste salariali di quegli anni. Poi la globalizzazione ci ha fatto vedere anche il lato negativo. Nel terzo mondo, il capitale investiva un dollaro e se ne portava a casa 95. Se ne avesse lasciati 50, adesso quei Paesi non potevano essere i nostri consumatori di beni da noi prodotti?

Invece, caro Presidente, quei 95 dollari venivano collocati nelle finanziarie dove soldi hanno fatto altri soldi e non posti di lavoro, e i nostri figli continuano a emigrare. Per noi questa è l’analisi che il suo partito dovrà cominciare a fare, anche se in ritardo.

Signor Presidente, in Italia ci sono circa 4 milioni di disoccupati, nel Mezzogiorno più di 2 milioni. In queste condizioni, questo sistema non è in grado di fornire la piena occupazione, lei lo sa bene. Se un punto di PIL produce 200 mila occupati, Quando arriveremo a +20 per la piena occupazione.

È impossibile! A meno che il suo partito non produca un documento sulla ricchezza e si batta per attuarlo. Insomma, fare pagare i ricchi. Un prestito a fondo perduto allo Stato per liberarsi dai debiti e dagli interessi. A questo punto l’Italia potrebbe partire.

Ma torniamo alle nostre periferie dove è ancora buio, ma verrà il mattino. Serve una politica capace e attenta in grado di leggere i tempi. Se il Mezzogiorno cresce si salverà tutta l’Italia.

Partiamo quindi da una “nuova questione meridionale”, Signor Presidente. I temi del meridionalismo purtroppo sono stati enfatizzati per anni da un ceto politico incapace e farabutto allo scopo di rivendicare urgenti provvedimenti pubblici che sono serviti non per sanare le vecchie ferite, non per indirizzare, il fiume di denaro arrivato al Sud a scopi produttivi, ma per foraggiare le clientele dei politicanti locali e arricchire la criminalità.

Ergo. Possiamo ben dire oggi che è stata principalmente la classe politica a non volere lo sviluppo del Mezzogiorno perché ha sperperato o, forse rubato, per anni fiumi di denaro.

Per non fare torto ai nostri nonni, signor segretario del Partito Democratico, ricordo a noi stessi e a lei che quando ancora la ricchezza proveniva per il 90 per cento dalla terra che possedevano baroni e chiesa i nostri contadini, braccianti e coloni venivano sfruttati, spremuti da questi signori.

Molti diseredati quindi per sottrarsi al circolo vizioso della miseria e per non continuare a baciare la mano dei baroni, presero la via della montagna, diventando briganti, mentre altri decisero di emigrare alla ricerca di quel denaro che tornando sarebbe poi servito a comprare un po’ di terra per vivere. Milioni di partenze dal Mezzogiorno e dalla Calabria e quando qualcuno tornò, trovò che la terra aveva raggiunto cifre iperboliche e quindi era impossibile comprarla.

I baroni vendevano le terre in pianura per costruire abitazioni e i prezzi lievitarono. I contadini furono costretti a comprare le terre in montagna. Comprarono pendii, poco fertili, privi di acqua e di strade. Fu una tragedia anche il rientro Un rientro non generoso che fece piombare di nuovo queste famiglie di contadini nell’antica miseria.

Questa storia non può essere dimenticata se vogliamo costruire il futuro dei nostri figli. Noi, Signor Presidente, non siamo stati mai “palla al piede per il Nord”, noi abbiamo dato sempre i nostri risparmi per arricchire e sviluppare le industrie del Nord.

Un ripasso della storia farebbe bene a tutti. Si capirebbero meglio gli studi e i quesiti posti allora dai nostri meridionalisti: Villari, Giustino Fortunato, Gaetano Salvemini, Guido Dorso e altri. Oggi, dottor Renzi, non accettiamo più bugie e prese in giro. Noi da lei ci aspettiamo risposte serie. Lei deve darle ai nostri figli costretti ancora, diplomati e laureati, a partire in massa, per bisogno, in cerca di lavoro con i computer nella valigia.

In futuro, Signor Presidente, ci sarà il miracolo? La nostra periferia reggina, la Calabria tutta, il Mezzogiorno un giorno non lontano potranno inserirsi nell’era post-post industriale, quella dei robot? Questo è il vero quesito cui la politica dovrà rispondere oggi. Non è facile! Lei che ne pensa?

Noi gente di periferia, abbiamo sempre creduto in una sinistra moderna, riformista, perbene. La sinistra calabrese e nazionale invece di lottare per il lavoro oggi lascia il Partito Democratico. Rinuncia alla lotta forse per assicurarsi una poltrona in parlamento.

Dott. Renzi, il suo partito potrebbe ancora occupare molti spazi al Sud. Lei deve fare qualcosa, si deve fermare a Reggio col suo treno politico. Ormai una intera generazione è stata sacrificata e presa in giro dalla sinistra e dai sindacati. Quale credibilità può avere questa sinistra parolaia, questo centro-sinistra, che ha fatto, ma pochissimo, per le nostre periferie?

Scusi se tocchiamo le tasche della politica. Dobbiamo farlo perché siamo “cittadini datori di lavoro dei politici”.

Oggi, in momenti di crisi, quando non più del 5 per cento dei cittadini ama questa politica e questi partiti, è bene che si scriva una nuova pagina. Il titolo di questo nuovo libro dovrà essere: “La politica a costo zero”. Soltanto le spese. Dico di più. In questo millennio servono i missionari della politica, gente seria. Basta con i politicanti da strapazzo. Disoccupati e spesso incapaci, che trovano il posto in politica.

Vogliamo una politica al servizio dei cittadini. Una politica che risolva i problemi, non che dia solo stipendi. Politica come bene comune. Noi vorremmo che da oggi in poi deputati, senatori, consiglieri regionali e comunali si interessassero un po’ delle nostre misere periferie. Oggi sono completamente assenti. Dovranno abituarsi ad ascoltare i cittadini i loro “datori di lavoro”. Soltanto così la nuova politica rinnovata si potrà accreditare presso le famiglie, tra i cittadini, in mezzo ai giovani. Una nuova classe politica: onesta, serena e capace al servizio dello sviluppo delle nostre periferie. Sarebbe la vera rivoluzione di questo millennio.

Signor Presidente il centro sinistra a Reggio ha vinto le elezioni puntando principalmente sul recupero delle periferie. Il sindaco Falcomatà e la sua giunta lottano tutti i giorni per poter dare risposte ai cittadini, ma le risposte non arrivano. Sono quasi tre anni di amministrazione di questo centro-sinistra. Se si votasse domani a Reggio il suo partito prenderebbe il 50 per cento dei voti di ieri. Tutti i suoi amici politici fanno a gara a nascondere questi dati.

Nessuno cerca di cambiare le cose. C’è una assenza totale del suo partito e dell’amministrazione comunale e regionale. Noi sappiamo bene che la destra di Scopelliti ha lasciato solo rovine a Reggio. Debiti e incompiute. Ma il suo partito continua a “sgovernare” il comune e la regione. Il suo Partito Democratico doveva dare un segnale di cambiamento. Aveva fatto un bel lavoro, aveva ascoltato i cittadini delle periferie e poi, dopo la vittoria, è scappato col pallone, come dice lei.

Eppure queste periferie avevano votato a furor di popolo il Partito Democratico. Oggi, molti di loro non lo voterebbero più. Lo sa questo? Nessuno viene nelle nostre periferie a spiegarci perché questi ritardi, perché il suo partito è assente. I circoli del suo partito dove funzionano, dove elaborano idee e progetti sono completamente ignorati da questi soloni della politica.

Questo è il risultato della sua classe dirigente, questo hanno seminato i suoi amici. Li abbiamo votati e sono scomparsi. Si sono chiusi nei loro uffici. Non esistono periferie, disoccupati e emigrati per loro. Non stiamo esagerando, Dott. Renzi. Fermi il treno a Reggio Calabria, spieghi cosa devono fare i dirigenti del suo partito e gli amministratori. Basta con le chiacchiere, i silenzi, i ritardi, i rinvii, stia attento che perderà anche i pantaloni in queste nostre periferie. Bisogna puntare sul recupero di questi territori dove vivono migliaia di persone, persone perbene, semplici, oneste, gente che ancora si sacrifica per un ideale. Eppure questi cittadini sono lasciati soli.

Spesso in queste periferie mancano le strade, le fogne, i marciapiedi, il verde pubblico, teatri, cinema, punti di incontro e di riferimento di giovani e anziani. Questa e la cruda e nuda realtà. Serve più cultura, più lavoro e turismo, per una nuova immagine di Reggio e della Calabria. Così si potrà vincere la forza economica e le resistenze della ndrangheta. Una criminalità che ha frenato e frena lo sviluppo del Mezzogiorno.

Rilanciare il turismo a Reggio significa in primis liberare le spiagge dalle fogne, che scaricano a mare e lo inquinano. Bisogna far rivivere i nostri siti archeologici producendo in loco teatro e cultura per richiamare turisti in Calabria e a Reggio. Bisogna esportare la nostra cultura, altro compito importante per una amministrazione di centro-sinistra. Reggio e la Calabria non sono solo 'ndrangheta come dicono giornali e telegiornali.

Ancora oggi, su cento notizie che varcano i monti della Calabria 90 sono negative e soltanto dieci positive. I centri culturali e di informazione sono collocati per l’80 per cento al Centro-Nord. Soltanto il 20 al Sud. Il Partito Democratico dovrà impegnarsi nel più breve tempo possibile a bilanciare questi dati. Servono professionalità che lavorino a questo progetto importante. I compari vanno licenziati.

Signor presidente Renzi, secondo L’Organizzazione Mondiale del Turismo nei prossimi 10-20 anni nel Mediterraneo i turisti raddoppieranno. Da 350 milioni diventeranno circa 700. Chieda al suo partito meridionale e calabrese se ha un progetto per portare 50 milioni di turisti sulle coste calabresi. Si potrebbe dare un'importante risposta alla disoccupazione calabrese e meridionale.

Non possiamo più aspettare. Ci aiuti lei, Signor Presidente, lei che ci aveva fatto sperare. Inizi a investire col suo partito partendo dalle nostre periferie. Fino a oggi non l’ha fatto nessuno. Ecco perché la gente non crede più ai partiti. I partiti devono funzionare al centro e principalmente nelle periferie per prendere i voti. Non è così? Oggi la gente si sente presa in giro. È sbandata, confusa, priva di una guida politica.

Dott. Renzi, non consideri la nostra associazione un elenco telefonico di nomi. Siamo persone in carne e ossa. Pretendiamo di avere i nostri diritti di cittadini che vivono nelle periferie. Noi di Cannavò-Cataforio-Mosorrofa-San Salvatore- Vinco-Pavigliana, vogliamo renderci utili. Lavorare anche col suo partito, con i circoli delle periferie. Vorremmo cominciare a spenderci così:


  1. Dieci incontri sulla “Questione meridionale”.
  2. Realizzare una Web-Tv sulle periferie, per raccontare le nostre storie.
  3. Vogliamo realizzare un documentario sulla nostra periferia.
  4. Realizzare uno stage sul folclore e sul Kordax.
  5. A chi ci dobbiamo rivolgere Signor presidente? Se bussiamo al suo partito lei pensa che possiamo avere ascolto? Vorremmo fare conoscere la nostra cultura folcloristica e la nostra storia, a livello nazionale e internazionale. La Storia della Magna Grecia. Vorremmo anche parlare della nostra tarantella. Erede del Kordax, danza dionisiaca della Magna Grecia. La nostra danza.


Ne parla Aristofane nelle sue commedie. Vogliamo approfondire questo studio, per divulgarlo a livello nazionale. Solo cosi la nostra periferia potrà rinascere. Una nuova politica culturale che parta dalle periferie. Servirà a rilanciare il turismo, combattere la 'ndrangheta a creare nuova occupazione. Anche la politica si riscatterà.

Noi oggi partendo da questa periferia vogliamo aprire un vero dibattito, a Reggio e nel Mezzogiorno. Vorremmo che lei, che il suo partito, che parla tanto di periferie scenda nel concreto, tra di noi e con noi. Vogliamo far rinascere la nostra periferia, non vogliamo andare via. Vogliamo contribuire a dare risposte a quei meridionali illustri che tanto hanno lottato e studiato fin dall’unità d’Italia nessuno ha mai dato risposte ai loro quesiti. Lo faccia lei presidente Renzi, vedrà che entrerà nella storia".

Associazione Amici delle periferie

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