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Tangenti Anas. Chiusa inchiesta sulla Dama Nera e altre 39 persone

Calabria Cronaca

Hanno chiuso l’inchiesta dell’Anas Dama nera e nei confronti di Antonella Accroglianò i pm incaricati del caso. E non solo. Perché il procedimento si è concluso anche per altre 39 persone, più 15 società e imprese che rispondono di illeciti amministrativi per violazione della legge 231 del 2001, forti della prova (ormai cristallizzata in sede di incidente probatorio) maturata dalle dichiarazioni rese dalla ex funzionaria pubblica raggiunta da due misure cautelari, tra l'ottobre del 2015 e il marzo del 2016.

La donna avrebbe raccontato ai magistrati tutti i dettagli di un sistema di corruzione che avrebbe creato all'interno dell'Anas, con un fiume di denaro (per centinaia di migliaia di euro) che lei e i suoi dipendenti più fidati avrebbero incassato da imprenditori interessati ad aggiudicarsi appalti o a vedersi sbloccati i contenziosi per quelle ditte 'amiche' che vincevano le gare senza grossi problemi, battendo la concorrenza di quelle ritenute 'nemiche' perché' estranee al meccanismo illecito.

L’imputazione contestata alla donna è di associazione a delinquere finalizzata alla corruzione. Reato contestato anche a ex funzionari o dirigenti Anas Oreste De Grossi, Antonino Ferrante, Sergio La Grotteria e Giovanni Parlato, che ruotavano attorno alla sua figura. Tuttavia alla donna sono contestati anche voto di scambio per il quale l'allora funzionaria Anas si sarebbe attivata per favorire l'assunzione in una società collegata allo stesso ente di un Pasquale Perri, in cambio del sostegno elettorale. Quest'ultimo avrebbe dato e promesso a terzi in favore di suo fratello, Galdino Accroglianò, alle elezioni (poi fallite) della Giunta Regionale della Calabria, del novembre 2014. C’è anche un reato di truffa compiuto ai danni di Anas perché' la donna avrebbe utilizzato negli orari di lavoro il dipendente Anas (formalmente responsabile del compartimento per la Regione Basilica nell'area amministrativa della direzione lavori) Maurizio Cicconetti per il disbrigo di pratiche e adempimenti di suo interesse personale (come le operazioni bancarie sui propri conti correnti oppure gli acquisti in esercizi commerciali di capi d'abbigliamento e altro per la figlia) dal novembre 2014 all'ottobre 2015.

Tra i reati contestati ci sarebbe anche turbativa d'asta: uno, a beneficio di Giuseppe Ricciardello, dell'impresa omonima, per i lavori della Ss 117 Centrale Sicula, con il coinvolgimento, oltre che della 'Dama Nera', anche di Elisabetta Parise (anche lei all'Anas), di Marco Martinelli, deputato di Forza Italia nonché' componente della Commissione Ambiente Territorio e Lavori Pubblici alla Camera e di Giuseppe Barilà, funzionario Anas nominato presidente della Commissione di gara; e un altro contestato sempre all'Accroglianò, e poi ad Antonio Valente, quale dirigente Anas e vicedirettore della Direzione Centrale Nuove Costruzioni, e a Roberto Fioravanti (dipendente Anas, componente della commissione per la gara relativa ai lavori sulla SS 260 Picente Dorsale Amatrice-Montereale-L'Aquila), per favorire società riconducibili all'imprenditore Emiliano Cerasi, con l'estromissione delle aziende concorrenti Astaldi spa e Toto spa.

La Procura si è inoltre occupata di un presunto episodio riguardante gli imprenditori Concetto Bosco e Domenico Costanzo in merito ai lavori di adeguamento strutturale e messa in sicurezza dell'Itinerario Basentano, vede protagonista anche l'ex sottosegretario alle Infrastrutture del Governo Prodi, Giuseppe Meduri, ritenuto dagli inquirenti il presunto 'mediatore' degli interessi portati avanti dall'impresa Tecnis spa e Cogip in cambio dell'interessamento dell'Accroglianò per far assumere all'Anas due persone riferibili all'esponente politico.

Inoltre un caso di corruzione che, oltre alla 'Dama Nera', avrebbe coinvolto anche il legale di Anas Giuseppe Angelucci e Andrea Musenga, consulente di Claudio Salini, deceduto il 30 agosto 2015, per l'agevolazione di pratiche concernenti l'impresa Costruzioni Romane Ics spa. Un altro episodio di corruzione è stato ipotizzato dalla Procura nei confronti dell'ex funzionaria e di Alberto Brandani, responsabile dell'organismo di vigilanza interno ad Anas dal 2006 al luglio 2015 e già consigliere di amministrazione di Anas spa dal 2001 al 2006, per una indebita promessa e una consegna di somme di denaro dall'imprenditore Vito Rossi, con la materiale partecipazione di Giuseppe Colafelice, per i lavori di ammodernamento del tratto fine Variante Toritto-Modugno e Variante di Palo del Colle-SS 96 Barese.

Del solo abuso d'ufficio deve rispondere Stefano Liani, direttore Centrale Nuove Costruzioni Anas spa dal maggio 2013, che secondo gli inquirenti avrebbe procurato alla Aleandri spa un ingiusto profitto, in violazione delle norme di regolamento, riducendo la penale da ritardo con riferimento ai lavori relativi alla Strada Statale Briantea. Non manca, infine, un'ipotesi di riciclaggio contestata a Roberto Accroglianò: per i pm avrebbe ostacolato "l'accertamento della provenienza di cospicue somme di denaro da reato", agendo su conti correnti a lui intestati e su altri della madre, effettuando 413 operazioni di versamento di denaro contante riconducibile ai pagamenti di provviste corruttive in favore della sorella Antonella pari a 543mila euro tra il 2004 e il 2015 ed emettendo tra il 2006 e il 2015 34 assegni bancari circolari a favore della sorella per 657mila euro".