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“Vaccinarsi è un diritto e un dovere”, il Cdc scrive al ministro della Salute

Calabria Sanità

"Pregiatissimo Ministro, un Vostro predecessore, nonché nostro conterraneo ossia Giaco Manci già Ministro della Sanità, si trovò in una analoga situazione in cui Voi in questo periodo state vivendo. Ebbene, da grande politico lungimirante ed autorevole, avviò sul territorio nazionale una campagna vaccinale obbligatori contro la poliomelite con risultati altamente positivi di eradicazione della terribile malattia che colpiva le popolazioni italiane di tutti i ceti sociali".

Esordisce così la missiva che Pietro Vitelli, del Comitato Difesa Consumatori, ha inviato al ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, per esprime la propria opinione sulle vaccinazioni e che è stata redatta, puntualizza Vitelli, con la consulenza di un esperto, Pietro Russo.

LA PAURA DEI VACCINI: COSA FARE?

“La percentuale della copertura vaccinale – spiega il CdC - si è ridotta negli ultimi anni, anche se, per fortuna, rimane abbastanza alta. Purtroppo però, a destare una certa preoccupazione sono la cattiva informazione e le crociate antivaccini, alle quali assistiamo quotidianamente e che spingono molti genitori a non vaccinare i propri figli. Se questa tendenza si protraesse nel tempo rischierebbe di avere gravi conseguenze sia sul piano individuale che collettivo, infatti la riduzione della percentuale della copertura vaccinale sotto una certa soglia comporterebbe una perdita della protezione di tutta la popolazione, con il rischio che si potrebbero instaurare delle epidemie importanti di malattie che, oltretutto, essendo scomparse ormai da tempo, potrebbero non essere facilmente riconosciute nell’immediatezza e quindi non essere trattate in tempo utile”.

“Una copertura al di sotto del 90-95% - prosegue - non riuscirebbe a garantire quella che si chiama l’“immunità di gregge” , utile per proteggere chi non può vaccinarsi, per vari motivi. In Italia, si è scelto di rendere obbligatori solo i vaccini per la poliomielite, il tetano, la difterite e l’epatite B, che rappresentano delle malattie con un rischio di morte e di invalidità molto alto. Ma, ogni Paese fa scelte diverse. La suddivisione delle vaccinazioni in obbligatorie e “fortemente” raccomandate, non ha, a nostro avviso, però alcun senso, e ritengo che dover ricorrere a leggi che le impongono sia una sconfitta per tutta la comunità scientifica e soprattutto per i divulgatori scientifici, in quanto risulta del tutto evidente che se c’è una resistenza all’uso dei vaccini, significa che essi non hanno svolto un buon lavoro di informazione”.

“I bambini – si ribadisce nella lettera - non devono essere vaccinati perché c’è l’obbligo di legge ma perché è un loro diritto essere protetti da malattie potenzialmente mortali. Se è vero che i vaccini, come ogni farmaco, non siano privi di possibili effetti collaterali, si può affermare che la loro sicurezza è stata ampiamente documentata. Tra le tante accuse che vengono mosse ai vaccini c’è quella inerente alla presenza in essi di sostanze contaminanti. Già da anni, è stato eliminato il mercurio, e si sta cercando di eliminare una sostanza adiuvante, cioè che aumenta l’efficacia del vaccino, a base di alluminio, sebbene non vi siano prove che possa causare effetti collaterali”.

“Una contestazione – prosegue il Comitato Difesa Consumatori - viene mossa da tempo al vaccino esavalente, che è somministrato nei primi mesi di vita. In questo caso, viene criticato il fatto che nel vaccino esavalente ci siano oltre ai 4 vaccini obbligatori, anche 2 raccomandati (l’anti-pertosse e l’anti-Haemophilus influenzae di tipo B), e che non sia possibile trovare le dosi per i singoli vaccini, perché le case farmaceutiche hanno deciso di non produrle più. Ma, quello che più di ogni altro ha rappresentato e che, purtroppo, rappresenta ancora un elemento che suscita un certo timore nei genitori, che devono sottoporre i figli ad alcuni vaccini, non obbligatori, ma raccomandati, come quello trivalente (morbillo, rosolia e parotite), è la correlazione che viene posta tra questi vaccini e l’autismo. Questa correlazione venne riportata, per la prima volta, in un lavoro, apparso su Lancet nel 1998, da un medico inglese, tale Andrew Wakefield, radiato dall’albo dei medici, dopo che il suo articolo fu ampiamente smentito da una serie di studi, e ritirato dalla rivista scientifica”.

“Dopo l’approvazione del nuovo piano nazionale vaccinale, che prevede delle nuove vaccinazioni, inserite nei nuovi livelli essenziali di assistenza (Lea), è necessaria ora una regolamentazione che garantisca l’uniformità dell'offerta vaccinale su tutto il territorio. Anche l’istituzione di un'anagrafe vaccinale nazionale, proposta di recente dalle Regioni al ministro della Salute, dalla quale risultino tutti i bambini e gli adulti che sono stati vaccinati, quelli che non lo sono, e le eventuali conseguenze che ha prodotto il vaccino, potrebbe essere uno strumento utile per avere un quadro epidemiologico completo”.

Per l’associazione dei consumatori vaccinarsi “ha un valore etico, in quanto rappresenta un atto di piena responsabilità nei confronti di alcune fasce di popolazioni più deboli, come i bambini, gli anziani e le persone immunodepresse, soprattutto se frequentano luoghi chiusi e promiscui, come le scuole. Vaccinarsi è dunque da ritenere, da una parte, un diritto, dall’altra un dovere. Nonostante abbiano salvato milioni di vite, oggi i vaccini incutono timore. Essi sono, innanzitutto, vittime della cattiva informazione, che determina diffidenza nei loro confronti, ma anche vittime del loro stesso successo. Infatti, non vedere più alcune gravi malattie, ci fa sentire distanti dal problema, e a sottovalutarle. Ma, sono, soprattutto vittime di una mancanza di una vera “operazione trasparenza”, sia sul piano scientifico che su quello del rapporto tra aziende sanitarie e case produttrici”.

“Nel primo caso – spiega - tale trasparenza può essere garantita dando maggiori informazione sulla farmacovigilanza ed in particolare su tutte le reazioni avverse segnalate, e facendo fornire dagli esperti, in programmi dedicati, tutte le risposte agli eventuali dubbi, a volte, anche legittimi, che possono presentarsi su singole questioni, che risultano controverse o percepite come tali. Attaccare chi pone delle osservazioni, senza dare risposte chiarificatrici, significherebbe dare forza ai detrattori dei vaccini, rischiando la messa in discussione del loro valore in generale, e questo francamente sarebbe davvero pericoloso”.

“Nel secondo caso, sgombrando il campo dai dubbi su possibili condizionamenti e pressioni delle case produttrici dei vaccini, sulle aziende sanitarie, pubblicando in rete le operazioni di acquisto. Solo così non verrà prestato il fianco a coloro che utilizzano le ipotetiche manovre e gli interessi occulti, per dare forza alla loro campagna contro i vaccini, che condiziona negativamente l’opinione pubblica sulla loro utilità e quindi sul loro utilizzo. Tenendo presente, comunque, che per ottenere la fiducia della gente non è necessario indignarsi per le osservazioni ed i dubbi, a volte anche legittimi, sollevati da qualcuno, quanto piuttosto dimostrare la propria credibilità”.