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Blitz in Sardegna, 23 arresti. Armi alla ‘ndrangheta per pagare la droga

Calabria Cronaca

23 persone arrestate, di cui quattro finite ai domiciliari, nell'ambito di una vasta operazione eseguita stamattina da ben 300 carabinieri e che ha portato a smantellare una banda specializzata nel traffico di droga e armi tra il nord Italia e la Sardegna, oltre dedita alle rapine e alle estorsioni, tra cui spicca il tentativo di furto della salma di Enzo Ferrari dal cimitero di Modena.

45 in tutto le persone coinvolte nell’inchiesta per dieci delle quali è stato disposto l'obbligo di dimora mentre gli altri sono stati denunciati a piede libero.

Secondo gli investigatori l'organizzazione avrebbe avuta la sua base a Orgosolo, nel Nuorese, con ramificazioni a Parma, Reggio Emilia, Modena, Lodi, Grosseto, Mantova e Padova. A capo della banda, si ritiene vi fosse Giovanni Antonio Mereu, 46enne di Orgosolo residente a Traversetolo (nel parmese) che avrebbe stretto anche “importanti e stabili legami” con la criminalità calabrese.

Quanto al presunto traffico di armi gli inquirenti ritengono sia coinvolto anche un militare dell'Esercito oltre che un impiegato del Ministero della Difesa.

La tesi dei militari di Nuovo, che hanno svolto le indagini, e che il sistema sarebbe stato incentrato sulla rottamazione delle armi del 15° Centro Rifornimenti e Manutenzione dell'Esercito Italiano, il Crimat di Padova. Il luogotenente Giuseppe Mattei, 56 anni di Cadoghene (Padova) e il dipendente del Cerimat Paolo Paris, 52enne di Stanghella (Padova) avrebbero rubato armi o parti di esse che sarebbero state modificate dall'armaiolo Renato Bazzan, 58 anni, vigile del fuoco residente a Conselve (Padova) per poi essere immesse nel mercato clandestino sardo e calabrese tramite l'organizzazione.

Le armi, realizzate spesso anche assemblando parti rubate al Cerimat, sarebbero state anche utilizzate come corrispettivo per il pagamento di partite di droga acquistate dalla Ndrangheta calabrese e inviate in Sardegna. Diverse le partite di stupefacente che sono state sequestrate durante le indagini che avrebbero accertato forniture di cocaina anche di 27 chili nell'arco di un mese.

L’indagine, coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia, ha preso il via nell'ottobre del 2007 dopo il sequestro a scopo di rapina dei coniugi nuoresi Giampaolo Cosseddu e Pietrina Secce a Galtellì, conclusosi con un bottino di 50mila euro prelevati dalla filiale della Banca Intesa di Orosei, di cui il sequestrato era direttore.

In quella circostanza fu messo sotto controllo il gestore di un bar a Nuoro, Giuseppe Innocenti, che sarebbe stato in contatto con un altro personaggio sospettato di essere coinvolto nel sequestro. In un secondo momento emersero dei gravi indizi sul coinvolgimento di Innocenti nei traffici di droga e da qui ne scaturì un'ampia attività investigativa su diversi trafficanti di stupefacenti della Barbagia e che si sviluppò in due filoni d'indagine.

Il primo riguarda Graziano Mesina e il suo presunto complice Gigino Milia, da tempo finiti dietro le sbarre, e ilo secondo riconducibile a Giovanni Antonio Mereu, culminato negli arresti di oggi e dopo diversi sequestri di droga e armi, tra cui anche dei fucili mitragliatori.

L'organizzazione – sostengono ancora gli inquirenti – sarebbe stata dedita anche alle estorsioni tra cui, come dicevamo, quella sventata dai carabinieri della salma di Enzo Ferrari. Dalle indagini risulterebbero diversi sopralluoghi eseguiti nel cimitero di Modena e la definizione delle modalità su come avrebbe dovuto essere custodita la bara oltre che sulla gestione dei contatti con i familiari.

Tra gli arrestati ci sono tre parenti di Mereu a Orgosolo e Pasquale Musina, 40 anni, anche lui originario del paese barbaricino, ritenuto personaggio di spicco dell'organizzazione e i cui familiari hanno un'azienda nel Grossettano. In manette anche quelli che sono considerati i referenti sardi di Mereu, Antonello e Graziano Lutzu, di 52 e 26 anni, entrambi di Mamoiada; Emanuele Cianciotto, 52 anni, di Fonni, e Antonio Francesco Pipere, 51 anni, di Orgosolo.

In carcere sono finiti anche i contatti calabresi di Antonio Mereu: Francesco Rillo, 46 anni, e Antonino Modaferri, 37 anni, oltre al figlio dell'armaiolo Renato Bazzan, Willy di 29 anni.