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Agricoltura calabrese in crescita ma schiacciata dai costi. Cia: si lavora in perdita

Calabria Attualità

Reddito, Europa, territorio, filiera, Pac, sono i punti fondamentali dai quali partire per rilanciare l’agricoltura. È quanto emerso dall’assemblea Cia Calabria riunita a Lamezia, presieduta da Nicodemo Podella, presidente regionale, e conclusa dal presidente nazionale Dino Scanavino. I lavori sono stati coordinati dal direttore regionale Franco Belmonte. Alla relazione del presidente regionale, che ha posto l’accento su tutti i temi che saranno sviluppati nella Conferenza Economica di Bologna del 29,30 e 31 marzo prossimi, sono seguiti numerosi interventi di Dirigenti e associati.


Il reddito è il primo grande tema sul quale è necessario intervenire per rilanciare le aziende agricole del territorio. Una globalizzazione senza controllo e regole, unita a una politica poco incline ad ascoltare le voci degli agricoltori, non permette di affrontare i problemi alla radice. Il continuo calo dei prezzi all’origine, dei costi di produzione in ascesa, per un periodo, stabili per l’ultimo periodo, hanno messo in seria difficoltà le imprese di un settore che, nonostante tutto, è stato l’unico a registrare una crescita, sia nei dati occupazionali che nel numero di imprese in attività. Il sostegno da parte della Comunità europea con i premi disaccoppiati e accoppiati, il sostegno agli investimenti con il PSR, non sono affatto sufficienti a determinare la tenuta dell’azienda sul mercato.

“Non si può continuare a chiedere agli agricoltori italiani di produrre in perdita - sottolinea Nicodemo Podella, presidente Cia Calabria - , di continuare a detenere un brand come quello del “Made in Italy” forte, riconosciuto, invidiato e copiato in tutto il mondo, senza poterne beneficiare in termini di “giusto reddito”. Il Made in Italy va tutelato e salvaguardato da impropri accostamenti con prodotti che di italiano hanno ben poco. Non chiediamo di alzare barriere doganali, non vogliamo che si impedisca ai prodotti esteri di entrare in Italia – prosegue Podella -, perché lo sappiamo che le politiche protezionistiche non hanno portato mai da nessuna parte, ma chiediamo che il Governo tuteli le produzioni italiane facendole competere alla pari con i prodotti esteri e che questi ultimi non siano spacciati per prodotti italiani".

Proprio il Governo potrebbe attuare dei provvedimenti, a costo zero, capaci di generare importanti e significativi effetti positivi per tutta la filiera e il comparto in genere. Il divieto a prodotti esteri, trattati con sostanze vietate in Italia, di entrare liberamente sul mercato italiano; il potenziamento dei servizi fitosanitari regionali, in modo da impedire che insieme ai prodotti si importino anche fitopatie provocate da insetti, coleotteri, batteri nocivi e devastanti, con controlli alla partenza e all’arrivo nei porti italiani; l’impedire che prodotti “made in Italy” abbiano di italiano solamente la confezione esterna, mentre il prodotto interno è di provenienza estera o sconosciuta. Questi sono soltanto alcuni esempi di azioni che le istituzioni potrebbero intraprendere per sostenere in maniera importante il settore.

SISTEMA SQUILIBRATO, TROPPE DISFUNZIONI NELLA P.A.

Il Presidente Nazionale Dino Scanavino, nel dare atto alla dirigenza calabrese di avere intrapreso un percorso grazie al quale si è resa più forte, ha sottolineato il fatto che le assemblee hanno cambiato verso. Gli agricoltori dimostrano un approccio costruttivo, propositivo denunciando pubblicamente la scarsa capacità di generare reddito dal loro lavoro per effetto di un sistema agricolo squilibrato e le disfunzioni della pubblica amministrazione.

L’Assemblea regionale è stata l’occasione per presentare e discutere i temi principali che si tratteranno nel corso della Conferenza economica di fine mese, senza evitare critiche a una politica che ha trasformato gli agricoltori, da elemento fondamentale e strategico per la riuscita delle politiche nazionali dei Governi, a essere considerati un problema, da ridimensionare, attraverso la riduzione degli spazi e delle risorse.

“E’ necessario - afferma Scanavino - che il Governo italiano si ponga nei confronti delle istituzioni europee facendo di tutto per convincerli che noi ce la possiamo fare. Noi dobbiamo stare nel sistema Europa ma non in modo acritico, dobbiamo denunciare quello che non va e proporre strade alternative”.

I QUATTRO PUNTI PRIORITARI

La Conferenza economica, dunque, diventa cruciale in chiave propositiva e si sviluppa su quattro tematiche fondamentali.

EUROPA DEI POPOLI. Il settore non si occupa solo di vendere e coltivare, trasformare derrate agricole ma è una forza sociale, un’associazione che riunisce 90 mila persone che sono cittadini prima ancora che imprenditori. Tutto ciò che trasforma e modifica la società europea, come i flussi migratori, riguarda il settore. Tanti lavoratori comunitari ed extracomunitari sono impiegati nelle imprese del comparo e a volte senza di loro le attività si fermerebbero. Dunque cosa succede nel mondo non va sottovalutato, ma deve interessare e bisogna occuparsene.

TERRITORIO E AGRICOLTURA. “Abbiamo sviluppato – afferma Scanavino – una serie di iniziative e progetti, in particolare rivolti alle aree interne del paese, quelle della dorsale appenninica, quelle del meridione d’Italia, e mentre noi, assieme a molte amministrazioni pubbliche anche regionali, comuni, associazioni, provavamo a lavorare, ci siamo trovati un anno terribile proprio per queste aree”.

Il terremoto ha devastato un intero territorio del Centro Italia, la neve caduta copiosa e abbondante anche in Puglia a 500 metri da mare, la grandine, il gelo e la pioggia anche in Calabria. Questo fa interrogare la Cia su come fare per affrontare un problema in più oltre al mercato, alle questioni che riguardano i PSR, e come fare fronte a situazioni che sempre più frequentemente mettono in ginocchio il comparto. Inoltre le aree interne sono caratterizzate da una fragilità intrinseca (franosità, dissesto, ecc). Nella sola dorsale appenninica vivono più di 15 milioni di abitanti e se non si pensa a potenziare e accompagnare lo sviluppo di queste zone, non si riuscirà a fare ripartire l’Italia.

FILIERA. Il tema delle aggregazioni non è quello fermo a venti anni fa. Oggi – spiegano gli Agricoltori - va affrontato mettendo in atto una strategia commerciale pensata da tutta la filiera a cominciare dai produttori di materia prima fino ad arrivare a chi vende il prodotto trasformato. Si deve dunque immaginare un settore composto da OP, da reti d’impresa, da cooperative, concepito in modo efficiente, efficace, che non produca perdite lungo il percorso e che condivida il valore aggiunto in modo più equo tra tutti gli attori della filiera a partire dagli agricoltori, valorizzando le produzioni Italiane.

Purtroppo – sottolinea Scanavino - non abbiamo una filiera controllabile in grado di dirci che sotto il “made in Italy” c’è effettivamente produzione italiana e di qualità. Penso che tutta la legislazione sulle DOP, IGP, ecc. sia roba vecchia di trent’anni che non può più funzionare”.

POLITICA AGRICOLA COMUNITARIA (PAC). L’impianto della PAC post 2020 si scrive nel 2017. Secondo la Cia non si può più accettare un sistema che si basa su metodi di calcolo messi a punto venti anni fa. Bisogna, invece, elaborare la PAC come se non ci fosse mai stata, altrimenti la prossima non si sarà più capaci ad applicarla. “Il secondo pilastro – viene spiegato - era nato per rafforzare le aziende più deboli nelle aree rurali e invece è servito a rafforzare quelle della pianura padana e delle aree forti del paese, tradendo il senso della politica agricola comunitaria”.

Il nostro progetto – afferma il presidente nazionale Cia - partirà dal fatto che il sistema com’è oggi non è più funzionale all’agricoltura italiana. I consorzi di bonifica e di difesa, il sistema allevatoriale devono costare di meno: è necessario tagliare i costi inutili. Come organizzazione – conclude Scanavino - saremo severi e irriverenti nei confronti di tutti. Non ci interessano le poltrone e le presidenze. Noi non viviamo per il sistema, noi viviamo di quello che ci danno i nostri agricoltori.

Il messaggio conclusivo, insomma, è che è fondamentale agire come corpo unico con agricoltori uniti e coesi su un unico obiettivo: far sentire la propria voce.