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Contrabbando di gasolio, 133 indagati: la base logistica in Calabria

Calabria Cronaca

Le basi logistiche erano in diverse regioni italiane, come in Calabria, ma anche in Veneto, Trentino Alto Adige, Lombardia, Lazio, Campania, Puglia, e Sicilia. Di notte trasportavano il gasolio di contrabbando dal nord Europa e, per sfuggire ai controlli, lo indicavano, nei documenti, come un normale ed innocuo olio lubrificante. Gli elevati e veloci guadagni, poi, li avevano portati ad essere troppo disinvolti. Tanto da attirare, inevitabilmente, l’attenzione.


Un’indagine durata ben due anni, e condotta dai Finanzieri di Udine, ha permesso chiudere il cerchio intorno ad uno strutturato gruppo criminale che importava e distribuiva gasolio per autotrazione destinato ad acquirenti fittizi, con sedi di comodo.

Sui documenti di trasporto si riportava del semplice “olio lubrificante”, in realtà ottenuto dalla miscelazione di vari tagli di prodotti petroliferi (olio da gas, olio pesante e, a volte, anche olio vegetale), idonea per l’autotrazione e, in quanto tale, soggetta ad accisa, esigibile all’atto dell’immissione in consumo nel territorio dello Stato.

Le investigazioni, dirette dalla Procura della Repubblica del capoluogo friuliano, erano partite nel 2015, dopo che sulle strade della provincia erano stati intercettati alcuni di questi trasporti anomali, e si sono concluse con la denuncia di 133 persone, di cui sette finite in arresto, e con la ricostruzione di una imponente frode, tanto all’IVA quanto alle accise, da 37 milioni di euro, conseguente all’immissione in consumo, illegittima, di più di 38 milioni di litri di “pseudo gasolio”.

Il gruppo era attivo in tutta Italia, forte di una numerosa manovalanza reclutata tra i vari Paesi dell’Unione, e agiva dietro l’impulso di una ristretta élite, collocata in Svizzera, al cui vertice vi erano un italiano di origine giuliane ed un polacco.

Grazie a numerose intercettazioni telefoniche ed all’installazione sia di localizzatori satellitari “GPS” su alcuni degli automezzi usati per il trasporto del gasolio, come anche grazie ai sistemi di videosorveglianza presenti nei piazzali di sosta e nei depositi di scarico, i militari hanno ricostruito l’organigramma del gruppo, individuandone le varie basi logistiche.

Perquisiti tutti gli snodi operativi e gli uffici “direzionali” svizzeri, si è acquisito un vasto materiale probatorio, la cui analisi ha presto confermato, e meglio chiarito, come il sistema di frode si basasse sull’approvvigionamento di “pseudo gasolio” da depositi in Belgio, Germania e Polonia e sulla sua distribuzione, in tutta Italia a depositi di combustibile compiacenti, distributori stradali ed altri utilizzatori finali. Il tutto “schermato” interponendo numerose società "fantasma", formalmente residenti in diversi paesi europei, comunitari e non.

Una volta smembrata la filiera, è stata, quindi, segnalata al Pm la necessità di richiedere al Gip l’adozione di provvedimenti in grado di incidere sulle risorse del gruppo, in maniera sia da recuperare, almeno in parte, le sostanziose imposte evase che, soprattutto, impedirgli di riorganizzarsi e ripartire con le attività criminali.

Il magistrato, integrando un precedente provvedimento, ha così disposto il sequestro preventivo di denaro e beni fino alla concorrenza di 19,5 milioni di euro, in pratica l’importo dell’accisa e dell’Iva evasi.

L’attività, condotta in tutta Italia, ha portato oggi - nel corso dell’operazione denominata "Black Oil" - al sequestro di beni per un controvalore di oltre 5 milioni tra cui 23 conti correnti, 17 tra depositi titoli e polizze assicurative, quote societarie, oltre 60 automezzi e, naturalmente, immobili (ben 182 tra terreni e fabbricati) tra cui alcuni di pregio nel ragusano.