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Ortopedia Reggio, la denuncia: si rasenta l’umiliazione e la violazione dei diritti umani

Reggio Calabria Sanità

Si è trovato personalmente ad assistere un suo caro presso il Reparto di Ortopedia nel Grande Ospedale Metropolitano di Reggio Calabria “e, purtroppo, ho toccato con mano i frutti di anni di tagli”. La denuncia arriva da Francesco Anoldo, responsabile regionale del comparto sanitario di Confintesa che, correlando il suo racconto con le foto che pubblichiamo, "fotografa" situazioni che non necessitano di ulteriori parole e che egli stesso non ha esitato a definire come umilianti o che rasenterebbero, addirittura, la “violazione dei diritti umani”.

“Nel lungo corridoio almeno 6/7 pazienti in barella dove mancano i livelli minimi di sicurezza e dove sono alla mercé di molte umiliazioni… Sembrava di essere in un ospedale di un paese in guerra” osserva esterrefatto, aggiungendo che questa situazione gli ha fatto ripensare ad un Pensiero di Gino Strada che ha voluto condividere: “La sanità italiana, che certamente è stata una delle migliori del mondo per molti anni, è oggi in una profonda crisi e questo è successo perché la politica, anche con la corresponsabilità di parte della classe medica, ha introdotto nella Sanità il profitto, ha trasformato gli ospedali in aziende”.

“Oggi - dice ancora Strada - il medico o l’istituzione sanitaria viene rimborsata a prestazione, che è una follia razionale, una follia scientifica, una follia etica, perché adesso si mette il medico in condizione di dover fare o di ambire a fare più prestazioni perché così più si guadagna e quindi l’interesse è che la gente stia male, che abbia bisogno di più prestazioni, per cui si inventano nuove malattie, si prescrivono cure che non hanno senso, si fanno interventi chirurgici inutili”.L’obiettivo non è più la salute, ma il fatturato. Il profitto andrebbe abolito dalla Sanità, perché abolendolo, razionalizzando un po’ i servizi e rendendo una sanità gratuita a tutti, italiani e non, che calpestano il nostro suolo, sarebbe possibile avere ogni anno 30 miliardi di euro di riserva, da investire in ricerca, in stipendi, in tecnologia, in apparecchiature”.

La proposta di Anoldo è dunque di essere tutti contrari ai tagli imposti nel settore sanitario: “dovremmo fare in modo, invece, di far tagliare i profitti e con quello che si risparmia - conclude - dare vita a ospedali no profit”.