Aeroporto di Crotone. Bianchi: il futuro? “Per ora è chiuso”, le colpe? “Gestione sbagliata”

Crotone Infrastrutture

Il futuro del Sant’Anna di Crotone? “Le prospettive sono che l’aeroporto è chiuso”. È lapidario nelle sue risposte il Sottosegretario al turismo e ai beni culturali, la crotonese Dorina Bianchi. Alle due domande replica secca e senza fronzoli. Arriva al nocciolo e dal tono della voce, oltre che delle parole, ne esce fuori un quadro desolante che, quasi, infrange le già striminzite aspettative di tanti: cittadini-viaggiatori, emigranti, turisti e soprattutto ormai ex dipendenti dell’ex società di gestione del Pitagora.


Per Dorina Bianchi il futuro dello scalo pitagorico sembra segnato anche dall’immobilismo istituzionale, incapace di gestire un’emergenza infrastrutture che, su questo territorio, non è solo un’esigenza quanto una vera e propria alternativa; un driver di sviluppo, come si direbbe oggi in un eccesso di modernità.

E non ha remore il sottosegretario nell’indirizzare le responsabilità: “In questi anni sono stati fatti troppi errori. Ho tentato di dire le cose come stavano, più volte, ho tentato anche di influenzare quello che era l’andamento di una gestione scriteriata dell’aeroporto di Crotone. Però, e naturalmente, chi ha un incarico nazionale non fa parte del Cda, quindi può essere ascoltato come può essere ignorato; e, purtroppo, sono stata ignorata”.

Per la Bianchi il male inguaribile che ha portato il Sant’Anna in stato catatonico “è la mancanza di un piano industriale, e - sostiene - una gestione sbagliata. Abbiamo rinunciato agli oneri di servizio, non abbiamo saputo gestire le compagnie aeree, non c’è stato da parte di chi ha amministrato l’aeroporto anche la lungimiranza di guardare i conti e di accorgersi che lo scalo, così come era gestito, non poteva sopravvivere”.

E ritorna sull’unica soluzione, a suo dire, utile ad un eventuale rilancio:Oggi, secondo me, l’unico modo perché l’aeroporto di Crotone ma, dico, anche quello di Reggio Calabria vadano avanti, è di sposare l’idea di una società di gestione unica regionale. Lo sostengo da troppi anni, inascoltata. Una regione come la Puglia, quella a noi più vicina, è riuscita da aeroporti che dovevano chiudere a fare una società aeroportuale unica che funziona; e il turismo si è quadruplicato”.

La speranza nutrita dai molti che vorrebbero, a breve, riveder decollare gli aerei dal “Pitagora”, s’infrange però con i tempi di una burocrazia sì farraginosa ma che segue, da sempre, i suoi iter procedurale e temporali. Quest’ultimi allargati ancor più da cavilli “legali”. “Oggi – spiega la Bianchi - abbiamo due problematiche: una legata al bando (dell’Enac, ndr.) per l’aggiudicazione della società e, poi, le concessioni. Bisogna dire chiaramente che queste due non sono procedure velocissime”.

Il sottosegretario si riferisce alla questione ricorsi, come quello sull'ammissione alla gara presentato e vinto da Sagas, la new-co costituita per subentrare alla gestione della fallita Aeroporto Sant’Anna Spa. Ma anche quello avanzato, sempre da Sagas e dal Comune di Crotone, che riguarda invece la legittimità del bando.

Naturalmente questo ricorso non fa altro che allungare i tempi chiosa la senatrice aggiungendo anche un altro tassello alla già intricata rete di questioni aperte: “Un’altra problematica che sfugge a chi non è addentro al problema ma che non dovrebbe sfuggire, invece, alle istituzioni che lo conoscono: c’è un nuovo regolamento Ue - spiega - per cui la certificazione europea non si ha in dieci giorni. Noi purtroppo l’abbiamo persa per cui dobbiamo riprenderla e ha dei tempi tecnici che, purtroppo, anche se mi incatenassi davanti all’aeroporto, non potremmo velocizzare”.

Quindi “da questo punto di vista – aggiunge - dobbiamo fare i conti con le cose da riottenere, che avevamo e che siamo stati in grado di perdere. Con grande impegno dobbiamo fare in modo che tutto avvenga nella maniera più veloce e corretta. E per farlo dobbiamo mettere da parte soprattutto piccoli interessi di piccoli gruppi e pensare soltanto al bene dell’infrastruttura. Cosa che fino ad adesso è stata fatta da pochissime persone”.

Come spiega, allora, la pressione, verso di lei come nei confronti del Governo?

“Io ho sempre partecipato a questo problema, spesso denunciando, essendo stata anche attaccata o irrisa come se dicessi delle ‘cavolate’. Avrei preferito ammettere di aver detto delle cavolate, di essermi sbagliata: ma i fatti vanno in una direzione diversa, e per me in tal senso c’è amarezza e non soddisfazione! Anche le polemiche di questi giorni che hanno seguito la mia visita a Reggio Calabria, sinceramente, le vedo di bassissimo livello, perché è chiaro che per me difendere come sottosegretario del Governo il sistema aeroportuale calabrese, e non soltanto quello crotonese, è una cosa che fa parte della mia sensibilità: perché credo che questa regione viva un momento di visibilità internazionale per cui tutti noi dobbiamo lavorare affinché possa migliorare il proprio livello di sviluppo”.

“Anche l’Aeroporto di Reggio fa parte di un sistema necessario per la Calabria, quindi lo difendo. Ho sempre detto che i tre aeroporti erano indispensabili, che dovevano lavorare insieme e che, ognuno, doveva rappresentare un interesse del proprio territorio in funzione dello sviluppo della regione. Reggio è altrettanto indispensabile quanto Crotone. Dobbiamo lavorare affinché tutti gli scali riescano a sopravvivere ed avere una propria peculiarità. Ce la possiamo fare soltanto avendo una strategia di piani industriali che permettono ai tre aeroporti di vivere e bene”.

In un’altra occasione le chiesi perché nel territorio di Catanzaro si risolvono i problemi e nel crotonese no.

“Perché sono più bravi”.

intervista di Giuseppe Romano

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