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Psicologi “amministrativi” nelle Asp calabresi, Aupi: “non sono imboscati, ecco perché”

Calabria Sanità

“La situazione degli ottanta psicologi calabresi assunti nelle Aziende sanitarie provinciali come personale amministrativo è un caso unico in tutta Italia ma, attenzione, non si tratta di imboscati. Lavorano come psicologi e la Regione non vuole regolarizzare la loro posizione”.

Il segretario generale dell’Aupi, l’associazione unitaria psicologi italiani, Mario Sellini, interviene a seguito della recente inchiesta condotta da Repubblica sul personale che lavora nel pubblico e cerca degli escamotage legali per scegliere lavori più semplici o avere maggiori permessi.

L’articolo, dal titolo “L’Italia degli imboscati. Inabilità a lavoro e permessi, ecco tutte le carte false”, pubblicato sul quotidiano domenica 8 gennaio, ha messo in luce una serie di anomalie per i dipendenti pubblici in diverse Regioni. L’argomento poi è stato ampiamente ripreso nella puntata di ieri, 11 gennaio, da Uno Mattina ma con un riferimento che l’associazione nazionale ritiene “errato rispetto alla posizione degli psicologi”.

“Per quanto riguarda la situazione degli psicologi nelle Asp calabresi – chiosa Sellini - è falso quanto scritto da Repubblica e quanto ripreso, senza le opportune verifiche, dal programma del mattino di Rai1. Il servizio pubblico non può permettersi di ribaltare la realtà dei fatti”. “In realtà - spiega il segretario - le Asp calabresi rinviano da vari anni, e con vari pretesti, la giusta retribuzione sul lavoro di psicologo realmente svolto per come garantito dalla Costituzione e la giusta applicazione del Contratto collettivo nazionale della sanità relativo al personale laureato non medico”.

In tal modo, sempre secondo Sellini, “si continua in maniera indecorosa a non pagare adeguatamente gli 80 psicologi rispetto agli altri colleghi assunti direttamente dall’azienda che compiono le stesse mansioni ed agli psicologi assunti a tempo determinato o supplenti. E, inoltre, non viene applicata l’indennità di esclusività a 5-15 anni, gli avanzamenti di carriera, la quota del fondo produttività dovuta”.

Insomma, secondo il segretario Aupi gli psicologi sarebbero pagati di meno e non si occuperebbero di amministrazione, “piuttosto – dice - svolgono il loro lavoro di psicologi e si prendono cura dei pazienti. Inoltre, alcuni servizi sanitari funzionano solo grazie a loro”.

Sellini definisce, dunque, “falso quanto sottolineato dal conduttore Franco Di Mare durante il programma Uno Mattina che, invece, ha lamentato l’assenza del giusto sostegno psicologico. È grave che si faccia così tanta confusione facendo di tutta l’erba un fascio. È vero che nel pubblico ci sono delle realtà che vanno migliorate ma il legislatore tarda ad intervenire e le ultime riforme in materia di pubblica amministrazione dimostrano che non vi è l’intenzione di migliorare il sistema di valutazione per consentire meccanismi di carriera a chi effettivamente merita, oppure dare agevolazioni a chi ne ha realmente bisogno”.

Per quanto riguarda gli 80 psicologi calabresi, Sellini fa notare poi che “da anni si chiede alla Regione e al commissario, Massimo Scura, di sanare questa situazione, ma ancora non si sono visti gli effetti sperati”. Aupi ha chiesto alla Regione di incrementare i centri di ascolto e di investire nell’assistenza psicologica.

“E, invece, nei piani aziendali non c’è una lira per questo tipo di interventi” sbotta allora il segretario chiedendosi se “È forse colpa degli psicologi? Chi sono gli imboscati? I politici o i professionisti che purtroppo non vengono ascoltati? Quanto scritto su Repubblica e detto in tv – aggiunge - è grave e offensivo per chi da anni chiede un giusto riconoscimento e invece oltre il danno, la beffa, si trova sbattuto in prima pagina sui giornali, additato come fannullone. Sia chiaro: gli psicologi calabresi non hanno nulla a che fare con l’Italia degli imboscati”.