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Diocesi Reggio-Bova: immigrazione, è ora il momento di un piano coordinato

Reggio Calabria Attualità

Il problema dell’immigrazione non può essere considerato più un’emergenza, ma una normalità. È questa la prospettiva con cui la Chiesa di Reggio Calabria-Bova, davanti a questo dramma umano dei tanti che giungono sulle nostre coste, si è voluta confrontare.

“Servono ormai decisioni coraggiose, piani ben strutturati, progetti a breve, medio e lungo termine” afferma la Caritas ribadendo che “i migranti - continua la nota - debbono essere accolti e accompagnati nel proprio percorso migratorio con figure qualificate e competenti, attraverso un progetto educativo ben preciso. Noi lo facciamo per interiore convinzione di rispondere in questo modo alla nostra vocazione cristiana e perciò all’invito di Cristo di vedere nel forestiero e nell’immigrato il suo volto”.

“Tuttavia – viene sottolineato - non vogliamo contribuire solo a tamponare i buchi. Se dobbiamo accogliere, dobbiamo dare dignità all’accoglienza, mettendo in atto le leggi esistenti, dando continuità all’accoglienza con l’accompagnamento dei minori non accompagnati, che ci sembra a tutt’oggi il vero dramma di questa immigrazione, la vera grave emergenza”.

La Caritas dunque si rivolge “a tutte le persone di buona volontà, alle autorità in primo luogo dalle quali veniamo continuamente sollecitate a dare il nostro contributo. Continueremo a darlo. Ma chiediamo: fatecelo dare nel rispetto della tanto conclamata legalità e nel rispetto della persona dei minori. Noi saremo ancora disponibili a dare il nostro contributo disinteressato e spassionato, mettendo a disposizione persone, idee e strutture, solo se troveremo le autorità locali e nazionali disposte a fare questo salto di qualità”.

LA REALTÀ ATTUALE

Che cosa stiamo vivendo oggi a Reggio Calabria? Nella provincia in questi anni sono arrivate circa 58.000 persone di cui il 10% di Minori non accompagnati (MNSNA): sono l’ormai evidente criticità da gestire da parte delle Istituzioni locali a cui si aggiunge il fatto che oggi, per le varie procedure, il trasferimento non è così immediato, pertanto la sosta a Reggio e Provincia si dilunga.

L’accoglienza al porto, fino alla prima parte di questa primavera-estate è stata gestita in modo sufficiente, ma con un aumento di difficoltà. I tentativi da parte delle Istituzioni ci sono stati, ma poco efficaci, dettate forse dalla speranza che il fenomeno potesse diminuire.

“La repentina evoluzione del fenomeno – sostengono ancora i volontari - ha preso in “contropiede” quanti avrebbero dovuto pensare una più attenta programmazione e progettazione dell’accoglienza, per cui si continua oggi a ragionare ancora, cercando di sopperire alla “emergenza dell’emergenza” con soluzioni temporanee e spesso poco opportune facendo spesso pressione sulle realtà Diocesane”.

IL SERVIZIO RESO FINORA DALLA DIOCESI

La Diocesi di Reggio-Bova ha cercato di dare il proprio contributo con diverse azioni: creando, con autorizzazione della Prefettura, il “Coordinamento Diocesano sbarchi” che opera dal 2013 con più di 60 volontari. In particolare sono stati distribuiti oltre: 30.000 Infradito, 50.000 Merendine e succhi di frutta, oltre 1.000 Pannolini, 10.000 Vestiti e scarpe: tutto frutto delle donazioni di gente di buona volontà e del contributo dell’8x mille della CEI.

Nelle varie case di religiosi o di religiose, Parrocchie sono state accolte gratuitamente famiglie, mamme con bambini, donne in particolare stato di vulnerabilità, persone dimesse dagli ospedali in fase di guarigione. Sono stati messi a disposizione in più occasioni saloni parrocchiali per accoglienze temporanee di gruppi di 30, 40 e fino a 80 profughi, sempre a titolo gratuito.

Quando è stata chiesta un’accoglienza sistematica e professionale è stata costituita un ATS (associazione temporanea di scopo) che vede più realtà ecclesiali coinvolte. Ciò ha permesso di accogliere 50 MNSNA in 4 piccoli gruppi. Di questo la diocesi ritiene di avere avviato una buona prassi con piccoli nuclei di minori che oggi sono perfettamente integrati a scuola, nelle comunità parrocchiali e nei quartieri.

L’esigenza di un accompagnamento dei migranti nel loro processo di inserimento è stata tradotta in un’ordinanza straordinaria del Sindaco di Reggio Calabria a cui doveva seguire un convenzione, che avrebbe dovuto permettere alle strutture di progettare percorsi educativi mantenendo i requisiti necessari per l’accoglienza, ma siamo ancora in enorme ritardo.

Si è accolto presso istituti religiosi “ma – viene sottolineato - è assurdo che vengano parcheggiati in strutture religiose minori senza che nessuno un benché minimo documento di presa carico, declinando ogni responsabilità sui responsabili delle strutture religiose”.

La Diocesi denuncia poi “che a tutt’oggi tutto è fermo e riaffermiamo che non è possibile rimanere a lungo stretti tra i ritardi burocratici. L’emergenza sta diventando la terra di nessuno, dalla quale si cerca di fuggire al più presto per declinare le proprie responsabilità. Nei mesi scorsi siamo stati attenti a evidenziare criticità nel primo intervento sanitario successivo al post sbarco. Lo spirito di collaborazione con l’ASP di Reggio Calabria, in particolare col distretto nord, preposto ad avviare il primo screening sanitario, ha permesso di attuare importanti interventi di prevenzione per la salute dei profughi e dei cittadini”.

“Come chiesa – aggiunge la Diocesi - desideriamo dare risposta ai bisogni degli ultimi. Lo vogliamo fare nel pieno rispetto della legalità e vigilando che non si abbassi la soglia del rispetto dei fondamentali diritti umani. Chiamati senza sosta a rispondere ai bisogni ci si ritrova soli ed incapaci di offrire giusta e dignitosa accoglienza”.

La proposta della Chiesa reggina è dunque di insistere sulla risposta unitaria e coordinata tra associazionismo, congregazioni religiose, parrocchie, con la convinzione che l’accoglienza diffusa di piccoli gruppi di profughi possa essere incisiva per un percorso soprattutto d’integrazione.

“Siamo convinti che – spiegano - le Istituzioni possano fare di più e meglio, collaborando, programmando e progettando insieme soluzioni opportune, avendo tutti chiaro che la Chiesa da sola non può essere la risposta al problema. Certamente la comunità ecclesiale vuole continuare ad essere al fianco dei poveri, ma con la chiarezza che non possiamo sostituirci alle stesse Istituzioni, né alla Chiesa può essere delegata la responsabilità che compete per mandato costituzionale agli enti pubblici”.

“Certamente – proseguono dalla diocesi - le Palestre sono necessarie alle attività sportive, così come altre strutture in uso al Comune, e perciò non possono essere utilizzati come sedi per accogliere, ma è altrettanto vero che i saloni Parrocchiali, il Seminario ed altre strutture ecclesiali, supponendo che ci siano le condizioni di abitabilità, sono altrettanto importanti per le attività pastorali. Riteniamo che lo sguardo si possa rivolgere a strutture su cui è necessario fare degli interventi urgenti e programmati. E ce ne sono tante già nella sola città di Reggio Calabria strutture di proprietà comunale, provinciale, regionale, governative come ad es. scuole in disuso, strutture costruite con dei fini specifici per il bene comune e mai attivati e che il tempo e non solo ha deteriorato (il Girasole, l’ex università di Agraria a Gallina, l‘ex caserma della Questura ecc)”.

Gli sbarchi continueranno anche se con ritmi inferiori nei mesi invernali. E questo, per la chiesa reggina, è il tempo per predisporre un piano coordinato. “Oggi il sistema di accoglienza dei Minori stranieri non accompagnati e non solo, si rifà sostanzialmente al Decreto legislativo n 142 del 2015 che regolamenta e distribuisce la varie competenze. Altri passaggi determinanti – spiegano - sono stati fatti con il decreto legislativo del 10 Agosto 2016 e non ultima la circolare del ministro degli Interni del 11 Ottobre 2016. È da questi documenti che bisogna partire se si vuole realizzare una seria politica dell’accoglienza superando l’emergenza”.