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Il laboratorio politico “No Calabria 2016” contrario alla riforma costituzionale

Calabria Attualità

Si è tenuto nei saloni della Provincia il dibattito-confronto fra diverse parti sociali impegnate nella campagna per il No al referendum costituzionale.

Ad organizzare l’evento il laboratorio politico “No Calabria 2016”, che fra i suoi obiettivi ha quello di stimolare un pensiero critico e costruttivo rispetto ai temi di attualità partendo dall’aggregazione e dalla partecipazione diretta dei cittadini rappresentati in diverse categorie.

Protagonisti del dibattito sono stati Giancarlo Cerrelli, rappresentante del mondo del Family Day, imponenti manifestazioni popolari che lo scorso anno hanno sfidato in piazza il governo Renzi contro la legge sulle unioni civili ed il gender nelle scuole; Vincenzo Massara, vicepresidente nazionale del Movimento Cristiano Lavoratori, associazione del laicato cattolico impegnata nel mondo del lavoro; Enzo Rogolino, segretario generale regionale del sindacato autonomo Fast. All’iniziativa hanno aderito anche il Sindacato Autonomo FIALS presente con i suoi rappresentanti locali e la Lega Nazionale a Difesa del Cane.

Per l’avvocato Massara "Renzi e la Boschi non entrano mai nel merito della riforma perché loro hanno un format propagandistico", d’altronde in questa campagna, secondo l’esponente dell’Mcl “questa riforma attacca frontalmente i corpi intermedi ovvero di tutti quei cittadini che negli anni hanno sostituito le pecche e le assenze dello Stato e che hanno costruito il Paese con il loro impegno. In particolare i primi corpi intermedi colpiti sono la famiglia ed il lavoro" Per Massara questa riforma penalizza il confronto e la partecipazione dei cittadini ma soprattutto è una riforma verso il basso a carico delle giovani generazioni per questo "non bisogna giocare al ribasso della Carta costituzionale, piuttosto il Paese ha bisogno di un nuovo governo legittimato dal voto popolare e non da Napolitano".

Molto duro l’intervento di Rogolino secondo il quale "il Si porta solo repressione e depressione", d’altronde “già lo si è visto con l’approvazione del Jobs act che "ha liquidato il lavoro rendendolo precario". Secondo il sindacalista "c’è il rischio di una deriva autoritaria legata ai poteri forti, non a caso il Jobs act è nato in America ed è stato voluto da Obama".

In ultimo, Rogolino ha difeso il Cnel, istituto che sarebbe soppresso qualora vincesse il Si in nome di un risparmio che di fatto sembra non esserci. Secondo la Ragioneria di Stato, infatti, con questa riforma si risparmierebbero soli 60milioni di euro a fronte dei 500milioni promessi da Renzi.