Spaccio, rapine e intimidazioni: in manette i “rampolli” delle cosche crotonesi

Crotone Cronaca

Rapina a mano armata, danneggiamento aggravato e spaccio di ingenti quantitativi di cocaina: queste le accuse contestate, a vario titolo ed in concorso, a cinque persone arrestate stamani dai carabinieri di Crotone su ordine della Procura della Repubblica del capoluogo.


Gli investigatori sono certi di aver sgominato un “pericoloso gruppo criminale” formato da giovani poco più che ventenni e che autofinanziava le sue attività di spaccio di cocaina con rapine e atti intimidatori, per lo più incendi ai danni di imprenditori locali.

Tre degli arrestati sarebbero i “rampolli” di esponenti di vertice della ‘ndrangheta di Cutro, incentrata sulla ‘ndrina a cui capo vi era Nicolino Grande Aracri, e da qui il nome dell’operazione, “Filorium”. Si tratta di Salvatore e Luigi Martino, rispettivamente di 24 anni e 29 anni e il primo già detenuto, e Francesco Peta (25): tutti e tre sono finiti in carcere così come Francesco Gentile (51); sottoposto ai domiciliari, invece, Angelo Aiello (22), mentre un obbligo di dimora è stato eseguito a carico del marocchino Issam Mohammadi (21).

LE DUE TANICHE VUOTE DI BENZINA NELL’AUTO

Le indagini sono iniziate nel febbraio scorso quanto i Carabinieri di Cutro sono intervenuti nella notte dopo un incendio doloso appiccato presso il portone dell’abitazione di una famiglia di noti imprenditori del posto; sopralluogo e investigazioni, grazie anche alle immagini di telecamere, fecero cadere l’attenzione su una utilitaria di proprietà della famiglia di Martino. 24 ore dopo, i militari fermarono, durante un normale controllo, proprio la stessa auto con a bordo Aiello, Peta e Luigi Martino e nel cui bagagliaio vi erano due taniche vuote di benzina.

La cosa insospettì i militari che iniziarono a pedinare e controllare sia l’auto che il gruppo di ragazzi. E proprio in questo contesto avviene una violenta rapina, nel marzo successivo, nel ristorante Oasi di Roccabernarda: la tesi investigativa dimostrerebbe che sempre il trio Peta, Aiello e Luigi Martino, a bordo della stessa utilitaria si sarebbe recati nei pressi del locale, un sabato particolarmente affollato, facendo irruzione coperti da passamontagna e pistole in pugno e portando via circa 2500 euro dai proprietari, tra lo sconcerto ed il terrore dei clienti seduti ai tavoli

LA RAPINA AL RISTORANTE E IL FIGLIO DEL BOSS CHE SI LANCIA DAL PRIMO PIANO

Quella sera nel locale era presente anche il figlio di uno storico boss della ‘ndrangheta di Petilia Policastro che temendo che il gruppo potesse essere un commando per assassinarlo, si lanciò addirittura dal primo piano e scappò, protetto dal buio, nelle campagne circostanti.

Anche su questa rapina gli inquirenti sarebbero riusciti, in breve tempo, ad acquisire delle prove a carico dei fermati: i presunti autori furono difatti visti dagli investigatori, poco dopo il fatto, giocare insieme in una sala giochi del capoluogo di provincia.

LO SPACCIO DURANTE LA FESTA DEL CROCIFISSO

C’è poi il capitolo spaccio di sostanze stupefacenti: secondo i militari si tratterebbe di una fiorente ed incessante attività avviata nel centro di Cutro da parte dei sei arrestati; centinaia le “sedie” (così venivano chiamate in codice le dosi) spacciate ogni mese, anche durante i festeggiamenti del Crocifisso, a maggio, quando il paese è invaso, per l’occasione, da moltissimi emigranti.

Si sarebbe poi accertato che, in un’occasione, il gruppo si sarebbe recato a Gioia Tauro per rifornirsi di droga, facendosi accompagnare da un minorenne che li avrebbe aiutati a nascondere lo stupefacenti in caso di un controllo. Sulle responsabilità del minore si pronuncerà a breve la Procura dei Minorenni di Catanzaro.

A maggio, i Carabinieri avevano poi arrestato Salvatore Martino, all’epoca ai domiciliari: durante una perquisizione gli erano stati trovati 30 grammi di cocaina, scoperta dal cane Sambo delle Unità Cinofile nel pozzetto dello scarico dove, con un maldestro tentativo di disfarsene, l'avrebbe gettata. Durante la perquisizione in alcuni locali di proprietà della famiglia si scoprirono anche alcuni passamontagna e caricatori per pistole con tanto di munizioni, presumibilmente utilizzati per la rapina a Roccabernarda.

Durante l’operazione sono stati inoltre segnalati alla Prefettura di Crotone, come assuntori, numerosi giovani che acquistavano la droga dal gruppo. Il giro di guadagno dello spaccio si è calcolato si aggirasse sui dieci mila euro al mese.

(aggiornata alle 12:10)