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Il Senato fa ‘scattare le manette’ per Caridi: l’aula vota sì all’arresto

Calabria Cronaca
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Anche l’Aula del Senato ha detto “sì” all’arresto del senatore del Gal (Grandi Autonomie e Libertà), Antonio Stefano Caridi, indagato dalla Procura distrettuale di Reggio Calabria che lo accusa di partecipazione alla ‘ndrangheta.

Le operazioni si sono svolte con voto segreto e 154 sono stati i senatori a favore, 110 i contrari e 12 gli astenuti. Certamente un voto spaccato a due quello degli inquilini di Palazzo Madama: poco più della metà difatti sono stati i presenti (276) che si sono pronunciati favorevolamente sul provvedimento dellla Procura reggina.

Ieri la Giunta per le autorizzazioni di Palazzo Madama si era a sua volta già espressa a favore della misura cautelare con 12 favorevoli (Pd, Movimento 5 Stelle e della Lega), 7 contrari (Gal, Forza Italia e Idea), un astenuto (Cor) e due assenti.

Richiesta d’arresto che è giunta al Senato dopo l’operazione Mamma Santissima che avrebbe fatto luce su una presunta “cupola” mafiosa, una struttura segreta di vertice della ‘ndrangheta capace di dettare le linee strategiche dell’intera organizzazione e di interagire sistematicamente e riservatamente con gli ambienti politici, istituzionali ed imprenditoriali per infiltrarli ed asservirli ai propri interessi criminali.

LA CUPOLA ED I VOTI DELLA ‘NDRANGHETA

A Caridi gli inquirenti contestano di aver avuto il sostegno elettorale delle cosche reggine dei De Stefano-Tegano, Libri-Caridi, Crucitti, Audino, Borghetto-Zindato, Nucera, Morabito di Africo, Iamonte, Maviglia ed in ultimo dei Pelle, con cui si sarebbe incontrato in occasione delle elezioni Regionali del 2010.

Sempre secondo la tesi investigativa, il senatore del Gal avrebbe operato direttamente in collaborazione con l’avvocato Paolo Romeo (69 anni), accusato a sua volta di far parte della cosiddetta “cupola” (insieme a Giorgio De Stefano, al politico Alberto Sarra, all’ex funzionario pubblico Francesco Chirico) che si sarebbe avvalsa di Caridi per attuare il progetto politico di cui lui stesso sarebbe stato parte integrante andando a ricoprire, nel 2002 e 2007, l’incarico di assessore all’ambiente del Comune di Reggio Calabria. Elemento questo che in base agli investigatori avrebbe consentito alla cosca De Stefano di controllare la società Fata Morgana.

Una volta eletto, sostengono ancora dalla Procura, Caridi avrebbe agevolato e rafforzato il sistema gestendo un enorme bacino di voti dellandrangheta; avrebbe interferito “mediante l’uso deviato del proprio ruolo pubblico, quale componente del Senato della Repubblica”; avrebbe “imposto l’assunzione di persone anche riferibili alle indicate articolazioni della ‘ndrangheta nelle società a capitale misto pubblico privato” e avrebbe favorito le componenti imprenditoriali delle varie articolazioni territoriali della ‘ndrangheta per “garantirgli rilevanti vantaggi patrimoniali”.

17:42 | Il senatore Antonio Caridi si sta recando al carcere di Rebibbia, a Roma, insieme all’avvocato Valerio Spigarelli. "Il momento è delicato", ha detto il legale.