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‘Ndrangheta e massoneria. Parla il Gran Maestro: “Il Goi non c’entra nulla con le inchieste”

Calabria Cronaca
Stefano Bisi, Gran Maestro del Grande Oriente d’Italia

Il numero uno della principale obbedienza massonica italiana lo ha anticipato in una video intervista al sito Giornalistidazione.it. “Il Goi non c’entra nulla con le inchieste su ‘ndrangheta e massoneria”, questo dirà domani alla Bindi Stefano Bisi, Gran Maestro del Grande Oriente d’Italia, nell’audizione in Commissione parlamentare antimafia


“C’è il pregiudizio che è frutto dell’ignoranza. Bisogna vedere queste inchieste, di cui io non so nulla e di cui leggo solo sui giornali, bene di cosa parlano. Si fa spesso riferimento alla massoneria, ma occorre chiarire che non è la massoneria regolare, quella che io rappresento e a cui sono iscritti oltre 2600 calabresi. Diciamolo chiaramente che si tratta di massoneria deviata. O forse non è neppure massoneria deviata, non si tratta di gruppi massonici. Sono delle persone che si mettono assieme per compiere atti illeciti. Che c’entra la massoneria? Potrebbe essere qualunque tipo di associazione”.

Stefano Bisi, 58 anni, giornalista, di Siena, è Gran Maestro del Goi, il Grande Oriente d’Italia, la più numerosa obbedienza massonica italiana, dal 2014. Domani Bisi sarà ascoltato dalla Commissione parlamentare antimafia sui presunti rapporti tra massoneria e ‘ndrangheta.

Il numero uno del Goi ha anticipato a “Giornalistidazione.it” quello che dirà al presidente Rosy Bindi. “Le dirò che il Goi non c’entra nulla; che – afferma il Gran Maestro - non esistono contiguità tra la nostra massoneria e le mafie. Anzi, la cultura del libero pensiero che propugna la libera muratoria del Grande Oriente d’Italia è un antidoto contro la ‘ndrangheta. Al presidente Bindi dirò che la nostra è una comunione di 23 mila fratelli; che conosco quello che fanno e come operano, e quanto sono impegnati in azioni di solidarietà esterna, ad esempio in provincia di Cosenza, i fratelli liberi muratori del Goi hanno collaborato con l’associazione volontari ospedalieri per il cordone ombelicale, ad esempio”.

“Dirò che da noi – continua Bisi – ci sono uomini liberi che parlano nelle logge e che hanno la possibilità di confrontarsi su temi filosofici, spirituali, storici. E lo fanno sapendo che gli interlocutori non solo li lasceranno parlare nella consapevolezza che ne trarranno dei benefici culturali. Quindi queste inchieste di sui si parla non riguardano il Grande Oriente d’Italia. Conosco quello che fanno e come operano”.

Circa l’accusa di eccesso di riservatezza che in molti muovono alla massoneria, il Gran Maestro sostiene che “tutto nasce dal fatto che non pubblichiamo i nomi dei fratelli. Ma il diritto alla privacy riconosciuto con una legge dello Stato non deve valere per chi è iscritto alla massoneria? Tantissime associazioni hanno il carattere della riservatezza. Volete che i massoni vadano in giro con una fascia al braccio? Facciano una legge e noi ci adegueremo, ma non si può obbligare i nostri fratelli a non godere di ciò che la legge permette loro”.

Alla domanda su come la massoneria può difendersi dal rischio di fare entrare nelle sue logge dei mafiosi, Bisi replica affermando che “il proselitismo che facciamo è molto severo. Chiediamo a tutti coloro che bussano al Goi per essere ammessi il certificato dei carichi pendenti e il casellario giudiziario. E, soprattutto, nel corso delle attività delle logge, c’è un ‘Consiglio delle Luci’, così si chiama e che è formato dal maestro venerabile, dal primo e dal secondo sorvegliante, che sono una sorta di dirigenti delle 850 logge sparse sul territorio italiano, che hanno il compito di vedere quello che fanno i fratelli, come si comportano. Abbiamo anche una sorta di probiviri che – conclude Bisi - intervengono quando ci sono fratelli che non si comportano secondo gli antichi doveri e le fondamenta del Grande Oriente d’Italia”.