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Un comitato d’affari per gestire appalti milionari, maxi blitz a Reggio e Crotone: 10 fermi

Calabria Cronaca

Dalla prime ore di oggi è in corso una vasta operazione dei Carabinieri del Comando Provinciale di Reggio Calabria per l’esecuzione di 10 fermi di indiziato di delitto emessi dalla Procura Distrettuale Antimafia. Effettuate inoltre diverse perquisizioni


Reggio Calabria, Roma, Milano, Brescia e Crotone: sono queste le province in cui è scattato stamani il blitz dei Carabinieri, denominato operazione “Reghion”, e che ha portato al fermo di 10 persone indagate, a vario titolo, per concorso esterno in associazione mafiosa, turbata libertà degli incanti, truffa aggravata, corruzione per un atto contrario ai doveri d’ufficio, induzione indebita a dare o promettere utilità, intestazione fittizia di beni, estorsione aggravata dal metodo mafioso.

Contestata, inoltre, la cosiddetta la responsabilità amministrativa da reato a carico di due società che operano nella depurazione delle acque e nella fornitura del servizio idrico integrato. I funzionari fermati nell’ambito dell’operazioni sono stati sospesi dal servizio e privati della retribuzione per i dipendenti coinvolti nell’inchiesta. È la decisione del Comune di Reggio Calabria.

LE INDAGINI dei militari reggini sono partite nel 2013 con lo scopo di verificare il buon andamento del settore lavori pubblici del Comune di Reggio Calabria. Gli investigatori avrebbero così scoperto l’esistenza di un presunto “comitato d’affari”, composto da dirigenti e funzionari pubblici ed imprenditori che sarebbero stati capaci di gestire la “macchina amministrativa comunale” nell’interesse della ‘ndrangheta e che, aggirando ed eludendo la normativa antimafia, avrebbero orientato la concessione di appalti multimilionari in favore di holding imprenditoriali riconducibili alla stessa organizzazione criminale.

I militari stanno anche eseguendo il sequestro preventivo di 15 società, con il relativo patrimonio aziendale o delle quote societarie, e di due esercizi pubblici ritenuti riconducibili ad alcuni degli indagati: il tutto per valore stimato in oltre 42,5 milioni di euro.

I DESTINATARI DEI PROVVEDIMENTI

Le ricerche hanno portato all’acquisizione di quelli che gli inquirenti considerano "concordanti elementi indiziari" a carico di: Domenico Barbieri, di 52 anni, di San Ferdinando; Vincenzo Carmine Barbieri, di 54, di Reggio Calabria; Antonio Franco Cammera, di 56, di Reggio Calabria; Marcello Francesco Antonio Cammera, di 60, di Reggio Calabria, dirigente Settore Cultura–Turismo–Istruzione e Sport del Comune di Reggio Calabria, all’epoca delle indagini Dirigente del settore Servizi Tecnici; Bruno Fortugno, di 62, di Reggio Calabria, funzionario del Settore Servizi Tecnici e Alta Professionalità per il Servizio Idrico Integrato del Comune di Reggio Calabria; Domenico Kappler, di 56, da Roma; Sergio Lucianetti, di 70 anni, di Roma; Luigi Patimo, di anni 44, di Milano; Alberto Scambia, di 66, di Roma; Mario Scambia, di 76, di Reggio Calabria, indagati a vario titolo per concorso esterno in associazione mafiosa, turbata libertà degli incanti, truffa aggravata, corruzione per un atto contrario ai doveri d’ufficio, induzione indebita a dare o promettere utilità, intestazione fittizia di beni, estorsione aggravata dal metodo mafioso. Contestata, inoltre, a carico di due società operanti nel settore della depurazione delle acque e di fornitura di servizio idrico integrato, la responsabilità amministrativa da reato, ai sensi del D.L.vo n. 231 del 2001.

I BENI SOTTOPOSTI A SEQUESTRO PREVENTIVO

Contestualmente è stato disposto il sequestro preventivo delle seguenti società, con relativo patrimonio aziendale o quote societarie Alluminio Conduttori s.r.l. con sede a Brescia ed unità locali a Reggio Calabria e San Ferdinando; Astem s.r.l. con sede a Roma ed unità locali a San Ferdinando; Aster Consult s.r.l., con sede a San Ferdinando; Essevu s.r.l., con sede a Colonna (RM); Gear s.r.l., con sede a Reggio Calabria; Global Business Service S.r.l., con sede a Roma; Idrorhegion s.c.a.r.l. con sede a Roma ed unità locali a Reggio Calabria; Idrorhegion Servizi s.r.l. Unipersonale con sede a Reggio Calabria; Idrosur S.r.l. con sede a Roma; Prog.In. s.r.l., con sede a Roma; Rhegion-Agua s.c.a.r.l. con sede a Milano; S.O.P. di Barbieri Domenico & C. s.a.s con sede a San Ferdinando (RC);Smeco Lazio srl a socio unico, con sede a Roma; Tec.Al.Co. s.r.l., con sede a San Ferdinando (RC) ed unità locali a Brescia, e di due esercizi pubblici, il Bar “Winner” e il ristorante pizzeria “Naos” siti a Reggio Calabria frazione Gallico, ritenuti riconducibili a soggetti indagati per associazione mafiosa, per un valore economico complessivo stimato in € 42.500.000 circa.

IL PRESUNTO "COMITATO D'AFFARI"

L’operazione “Reghion”, dal nome greco della città che la storia vuole fondata intorno al 730-720 a.c. sulla riva destra del Calopinace, mirata a verificare il buon andamento del settore lavori pubblici del comune di Reggio Calabria, avrebbe dimostrato l’esistenza di un “comitato d’affari” capace di gestire la “macchina amministrativa comunale”, nell’interesse della ‘ndrangheta.

Una posizione verticistica, secondo la tesi degli inquirenti, sarebbe quella di un avvocato, Paolo Romeo, di recente coinvolto in un'altra operazione, e del dirigente pro tempore del settore “Servizi Tecnici” del Comune di Reggio Calabria, l'architetto Marcello Cammera, a cui viene contestata l’ipotesi di concorso esterno in associazione mafiosa e le cui condotte si sarebbero sostanzialmente concretizzate in una serie di azioni poste in essere per consentire ad imprese mafiose l’ottenimento di appalti, aggirando o eludendo la normativa antimafia, veicolando contratti multimilionari in favore di alleanze imprenditoriali nelle quali l’avvocato Romeo avrebbe avuto una significativa influenza e delle co-interessenze, creando condizioni per orientare, illecitamente, l’aggiudicazione di appalti pubblici.

Il modus operandi di Cammera - sostengono i militari - si sarebbe sostanziato nella capacità di creare, artatamente, veri e propri stati di necessità e urgenza, tali da porre chi si trovava nella posizione di dover decidere innanzi a una situazione in cui le alternative erano la sospensione dei lavori col rischio di vedere perduti milioni di euro di investimenti, oppure la loro prosecuzione che finiva con l’assecondare il piano criminale fraudolento, congegnato dal dirigente; in tale scenario - reso ancora più ostico dalla pressione mediatica e politica creata ad arte da componenti dell’associazione segreta che sarebbe stata coordinata da Paolo Romeo - tra la possibilità di creare un danno a un’economia locale già indebolita, attuando scelte ortodosse che avrebbero potuto generare gravi ripercussioni, anche sociali, chi aveva la responsabilità delle decisioni finiva per prediligere necessariamente la seconda ipotesi.

Tra le numerose opere pubbliche oggetto di indagine, particolare attenzione è stata riservata all’aggiudicazione della gara d’appalto pubblico integrato, in project financing, per il completamento e l’ottimizzazione del sistema di depurazione delle acque, nonché la gestione delle risorse idriche nella città di Reggio Calabria, del valore di oltre 250 milioni di euro ed il cui coordinamento era demandato al settore progettazione ed esecuzione LAvori Pubblici del Comune di Reggio Calabria.

Le vicende connesse dapprima alla predisposizione del bando di gara, quindi all’aggiudicazione, infine alla stipula della conseguente convenzione tra l’ente pubblico e l’aggiudicatario dell'appalto per la gestione pluriennale del servizio idrico a Reggio Calabria, sarebbero, per gli investigatori, un "esempio paradigmatico del mercimonio delle pubbliche funzioni e della sottomissione dell’interesse pubblico a quello privato che sono gli elementi emergenti in maniera tanto disarmante e desolante, quanto eclatante dall’intera indagine".

(Aggiornata alle 15:29)