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Agromafie: da mercati alla tavola, ecco gli affari dei clan

Calabria Attualità

Frutta e verdura al sapore di mafie. È quanto documentato in una inchiesta giornalistica sul sito "LaSpia.it". L'inchiesta parte dall'estremo sud dell'Italia, dalla provincia di Ragusa per arrivare nei più importanti mercati d'Italia. Le motivazioni sarebbero molteplici: dagli iblei vengono immesse nella filiera nazionale frutta e verdura che poi arrivano sulle tavole degli italiani, tramite il "triangolo dell'ortofrutta", Milano, Fondi e Vittoria. L'osservatorio della Coldiretti, coordinato dall'ex procuratore Gian Carlo Caselli, ha inserito la provincia di Ragusa al primo posto nella propria classifica 2015 delle agromafie. "Provengono dal lavoro e dal sudore della fronte di imprenditori e di braccianti agricoli che, per la stragrande maggioranza, sono onesti lavoratori, ma la contaminazione mafiosa inizia dalla base - si spiega nell' inchiesta -, sin da subito dopo la raccolta (a volte anche durante la raccolta, con il famoso fenomeno del caporalato che non può essere scisso da padroni e padroncini e che, se non direttamente mafiosi, spesso usano atteggiamenti mafiosi)". La filiera del Mercato di Vittoria rappresenta un settore complesso e composito. Non la mera vendita, molto di più. Dal produttore ai padroncini, ai commissionari, ai famosi "posteggianti", ai concessionari, sino a coloro che confezionano gli imballaggi, le cassette, gli angolari. Le mafie diventano una vera e propria holding: "Stidda e Cosa Nostra si dividono gli affari locali - si legge la 'Ndrangheta gestisce la cocaina e la Camorra (ovvero i Casalesi) gestiscono i trasporti (sul punto giova ricordare il processo "Paganese", cioè la condanna per Gaetano Riina - fratello del capo dei capi, Toto' - ed i Casalesi, per il patto dell'ortofrutta)".