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Protesta di un lavoratore Cococo contro il Miur

Calabria Attualità

"La nota del Ministero dell’Istruzione del 13 marzo 2015 “…. estende la possibilità di partecipare ai pubblici concorsi anche “ai cittadini degli Stati membri non aventi la cittadinanza di uno Stato membro che siano titolari del diritto di soggiorno CE, per i soggiornati di lungo periodo o che siano titolari dello status di rifugiato ovvero dello status di protezione sussidiaria”. Vanno, altresì inclusi, gli stranieri altamente qualificati titolari di carta blu UE nonché i familiari non comunitari di cittadini italiani.”

E' quanto si legge in una nota di Concetta Grasso, Co.Co.Co. presso I.C. De Zerbi - Milone di Palmi.

"Mentre io - continua la nota - che sono un lavoratore Co.Co.Co. della scuola di cui al D.M. 66/2001, precario da 27 anni, italiano, servitore dello Stato, corretto contribuente, contrattualizzato come stabilito dal Ministero dell’Istruzione, senza tredicesima, senza Tfr, con una parziale contribuzione alla Gestione Separata dell’Inps che mi darà una misera pensione, con uno stipendio ridotto sistematicamente ogni anno e senza i più elementari diritti, non ho diritto e vengo escluso dalla partecipazione ai concorsi per titoli per l’accesso ai ruoli provinciali, relativi ai profili professionali del personale ATA previsti dal T.U. 297/94 a cui si riferisce la nota su citata".

"E’ intollerabile - prosegue - in uno Stato di diritto quale il nostro che non venga riconosciuto questo diritto a chi giuridicamente, fisicamente, secondo le norme in essere leggi, D.M., D.I., e D.P.R. svolge a tutti gli effetti specifiche funzioni e mansioni ATA attribuitegli dalle norme vigenti dal 2001 ad oggi con contratto di collaborazione coordinata e continuativa e con posto accantonato in organico e viene messo in mobilità secondo le norme che regolano la mobilità del personale ATA di ruolo con O.M. e C.C.N.I. del personale della scuola. Da tempo ormai ci sforziamo di segnalare paradossali anomalie ed ingiustizie fino ad oggi rimaste inascoltate, questa è una tra le tante, la negazione del diritto d’accesso alla procedura concorsuale fatto molto grave in uno Stato di diritto quale è il nostro".

"E’ una esclusione insopportabile - conclude - che genera una disparità di trattamento insensata e inaccettabile. Quanto succede oggi è una assurdità discriminatoria palesemente in contrasto con le normative, in materia di parità di trattamento ecc…, previste sia nel dettato del nostro ordinamento giuridico che da quello comunitario".