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Carte di credito clonate, 11 persone coinvolte: c’è anche un calabrese

Calabria Cronaca

C’è anche un calabrese - Rocco Lombardo, 68enne e domiciliato a Lentate sul Seveso (MB) e sottoposto ai domiciliari - tra gli undici destinatari degli ordini di custodia cautelare (quattro in carcere, altrettanti ai domiciliari e tre obblighi di presentazione alla Pg) eseguiti stamani dalla Guardia di Finanza di Siracusa, in Sicilia, nel corso dell’operazione denominata “Walking Card”, e che avrebbe fatto luce su presunta associazione a delinquere che avrebbe utilizzato indebitamente carte di credito clonate.

Tra le persone finite nell’inchiesta anche il patron del Lecco Calcio e un soggetto che, a sua tempo, fu coinvolto nel furto della bara del noto presentatore Mike Bongiorno. I finanzieri hanno eseguito inoltre perquisizioni in 16 province della Penisola.

L’operazione rappresenta l’esito delle indagini coordinate dal Procuratore Capo della Repubblica di Siracusa, Francesco Paolo Giordano, delegate alle Fiamme gialle dal Sostituto Procuratore Davide Lucignani. L’indagine, che ha origine a Siracusa, riguarda una complessa vicenda di riciclaggio di assegni e di truffe a società finanziarie ed istituti di credito della provincia aretusea.

L’attività investigativa avrebbe dunque permesso di individuare la presunta associazione a delinquere composta da 11 soggetti operanti su tutto il territorio nazionale (Siracusa, Catania, Roma, Ravenna, Reggio Emilia, Milano, Monza - Brianza e Varese). Gli inquirenti ritengono che il promotore e organizzatore dell’associazione sia Luciano Di Nicola (56 anni), già sottoposto all’obbligo di dimora: a lui sarebbe spettato il compito di contattare soggetti, di riunirli e di organizzare movimenti e compiti.

LA STRUTTURA DELL’ORGANIZZAZIONE

Gli investigatori si dicono certi di aver ricostruito anche i compiti che ciascun componente dell’organizzazione avrebbe svolto all’interno: il centro per la gestione informatica, con sede a Catania, sarebbe stato assicurato da Antonino Agatino Messina (41), sottoposto alla custodia in carcere. Il compito di quest’ultimo, secondo la tesi accusatoria, sarebbe stato quello di decriptare i codici acquisiti illecitamente delle carte degli ignari possessori, attraverso un’apparecchiatura posizionata sui Pos di commercianti compiacenti.

Vi sarebbe stato poi un gruppo di soggetti con il ruolo di procacciare nel nord Italia titolari di esercizi commerciali presso cui utilizzare le carte clonate. Tra questi le Fiamme gialle indicano Giovanni Taccia (54 enne siracusano), sottoposto alla custodia in carcere; il calabrese Rocco Lombardo (68), sottoposto ai domiciliari; Luigi Spera (58) pugliese residente a Milano e già coinvolto nel procedimento relativo alla tentata estorsione ai danni dei familiari di Mike Bongiorno dopo il trafugamento della sua salma ed oggi sottoposto all’obbligo di presentazione alla Pg; Flavio Laudani (30) catanese, sottoposto all’obbligo di presentazione; Enzo Cesarini (43), italo tedesco residente a Reggio Emilia, sottoposto ai domiciliari.

Sempre secondo i finanzieri avrebbero costituito invece un gruppo di tecnici con incarichi definiti, Vincenzo e Cristian Saccone, rispettivamente di 50 e 23 anni, il primo finito in carcere ed il secondo ai domiciliari. Padre e figlio catanesi, sostengono gli inquirenti, sarebbero stati addetti all’inserimento dei codici sulle carte ed anche all’effettuazione delle “strisciate” dopo aver contattato gli esercenti compiacenti.

Dell’organizzazione avrebbe poi fatto parte Antonino Scardino (35), palermitano e titolare di un residence a Gerenzano (VA), il cui compito sarebbe stato quella della logistica (sottoposto all’obbligo di presentazione alla Pg); e una serie di soggetti titolari di esercizi considerati compiacenti: tra cui Daniele Bizzozero (65) imprenditore milanese titolare di una importante concessionaria di auto motonautica nonché patron del “Lecco Calcio 1992” che, dicono le fiamme gialle, in sole due differenti strisciate avrebbe fatto girare la somma di 140 mila euro. Bizzozero è stato posto ai domiciliari.

COME FUNZIONAVA IL MECCANISMO

Le modalità operative utilizzate dall’organizzazione consistevano nell’acquisizione illecita dei codici attraverso apparecchiature installate sui Pos di commercianti considerati compiacenti, nell’inserimento dei numeri di codice su una nuova carta al fine di un nuovo utilizzo apparentemente lecito, nella ricerca di esercizi commerciali compiacenti per strisciare le carte ed ottenere la disponibilità di ingenti somme sui conti correnti legati al POS. Alla fine, veniva monetizzata la “strisciata”, tramite il titolare del negozio che si recava in banca a prelevare, dividendo poi il ricavato secondo percentuali stabilite (circa il 50%).

Gli arresti e le perquisizioni sono stati eseguiti dai Reparti della Guardia di Finanza della Sicilia (Siracusa e Catania), della Lombardia (Milano, Bergamo, Brescia, Como, Monza - Brianza e Varese,), del Piemonte (Torino) dell’Emilia Romagna (Bologna, Parma, Ravenna e Reggio Emilia), del Lazio (Roma), della Basilicata (Matera) e della Puglia (Lecce).

Per il procuratore Giordano questo risultato costituisce l’inizio di altre investigazioni “di riscontro e sviluppo dei temi di indagine già attenzionati, che - spiega - costituiscono il tessuto probatorio già consolidato mediante intercettazioni telefoniche e ambientali, osservazioni e pedinamenti, monitoraggio tramite GPS, indagini patrimoniali e bancarie, con l’uso di tecnologie informatiche”.