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Il Pcl sul comune di Rende e la Commissione Antimafia

Calabria Politica
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"La Direzione Distrettuale Antimafia di Catanzaro ritiene che il Comune di Rende, centro posto alle porte di Cosenza e sede dell'università della Calabria, sia "Totalmente piegato agli interessi delle cosche". Ciò sulla base di un voto di scambio che procede con un intreccio di favori (a partire da numerose assunzioni nella "Rende servizi" di molte persone indicate dalle cosche) e di pacchetti di migliaia di voti riversati su notissimi esponenti politici". E' quanto scrive Pino Siclari del Partito comunista dei lavoratori.

"Per il gip - continua la nota - gli schiaccianti successi di Sandro Principe ex sindaco di Rende e assessore regionale sarebbero stati drogati del ruolo attivo del clan Lanzino-Rua.

Tutti coloro che andavano contro le regole della cosca erano oggetto di pesanti attenzioni con minacce e aggressioni. Oltre Principe altre nove persone sono state arrestate.

Sandro Principe è l'ultimo erede di una nota dinastia politica che nel panorama del socialismo calabrese dominato dal clientelismo manciniano costituiva la faccia più presentabile dell'universo socialista. Vicino alla corrente di Bettino Craxi Sandro Principe appariva come l'autore del riformismo rendese. Nel 2005 Agazio Loiero lo inserisce nel listino del premio di maggioranza e lo fa entrare in consiglio Regionale riconfermato nel 2010 aderisce in seguito all'area renziana e continua ad avere ruoli di rilievo nell'apparato di governo del Pd.

Oggi l'inchiesta della DDA che spezza ogni dubbio su un dato politicamente essenziale: la capacità della mafia di servirsi indifferentemente dei vari segmenti dello schieramento politico, senza soluzioni di continuità .

Non solo l'area di centro-destra è funzionale a questo scopo; le vicende calabresi ripropongono continuamente ( con casi clamorosi come la vicenda di "rimborsopoli" e i voti di ndrangheta concentrati su candidati rampanti del centro-sinistra ) l'identità torbida di un partito degno erede delle peggiori tradizioni trasformistiche e clientelari del sistema politico meridionale .

E, all'interno di una questione (solamente "morale") le vicende calabresi si saldano con quelle del sistema bancario, della città di Roma e di molte altre ancora facendo emergere il caso Rende non come l'anomalia di un corpo sano ma come uno degli elementi organici del renzismo.

Lo sviluppo della vicenda ci permette di fare un'amara, ma politicamente utile, riflessione sulle tornate delle elezioni regionali del 2010 in cui mentre il sistema Rende procedeva a vele spiegate con una pretestuosa interpretazione delle norme, venivano escluse dalle competizioni la lista del PCL.

Che fare? Questa vicenda ha radici che affondano profondamente nella struttura della società calabrese e che non possono essere certamente stroncata dalla ventata populistica-reazionaria grillina che ripropone una malsana e purtroppo più fortunata riedizione dell'esperienza dell'uomo qualunque verificatasi nel secondo dopo guerra.

Né risposte possono venire da una variegata palude (SI, nuovo PCI, Altra Calabria et similia) che punta ad una visione del quadro reale dei problemi che non è sostanzialmente di classe.

Solo un'alternativa di potere sociale può stroncare la mostruosità del sistema di potere oggi imperante in Calabria. Ogni altra soluzione proposta semina sfiducia nelle masse, perdita di orientamenti, passività.

Solo un partito rivoluzionario può farsi realisticamente carico di un progetto di alternativa di classe collocato su una prospettiva non localista e interclassista ma socialista in cui l'unità del proletariato italiano stronchi la mostruosità del presente.

Rilanciare il PCL in calabria è l'unica via per realizzare questo progetto".