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Associazioni: irrisolti i problemi delle strutture sanitarie e sociosanitarie calabresi

Calabria Sanità

Gli associati calabresi dell'Unione Nazionale Istituzioni Iniziative di Assistenza sociale e quelli dell'Associazione Nazionale Strutture Terza Età, lanciano un motivato allarme per un 2016 che non lascia presagire niente di positivo. Eppure, a giugno scorso, le condizioni per un primo risanamento si erano finalmente trovate... ma sono rimaste disattese per improvviso "cambio di rotta" della struttura Commissariale.

"I Commissari, ancora oggi, manifestano la volontà di poter definire 'bonariamente' questa vertenza, ma al contempo avanzano proposte inaccettabili e lesive dei diritti degli erogatori".

Concluso con le note difficoltà il 2015, un nuovo anno critico sembra purtroppo profilarsi per le strutture territoriali sanitarie e sociosanitarie calabresi per quanto riguarda la loro organizzazione ed economia, in considerazione dei problemi ancora irrisolti con la Regione Calabria e la struttura Commissariale, con la prima che rischia ora di dover pagare decine di milioni di euro a titolo di differenze sulle rette da corrispondere.

A dire il vero, le strutture, a seguito di un lungo contenzioso durato oltre 6 anni, avevano da poco e finalmente visto riconosciuto il loro diritto ad un equo "Tariffario" da far valere per rimborsi del periodo 2010-2015 (mentre, finora, il Tariffario era stato rapportato a valori assolutamente inadeguati rispetto ai criteri imposti dalla Regione, e di conseguenza ai costi sopportati e alle prestazioni rese). Questa nuova e più corretta valutazione tariffaria, però, è destinata a comportare per la Regione un notevole aggravio economico: circa 20 milioni di euro in più, buona parte dei quali a titolo di interessi moratori fin qui maturati. Un surplus fiscale rilevante, causa dell'evidente sottovalutazione ed approssimazione con la quale è stata affrontata e gestita la pratica nel corso degli anni.

Ma non è tutta qui la criticità, perché la situazione rischia di peggiorare ulteriormente a seguito di quello che viene ritenuto da Uneba Calabria (Unione Nazionale Istituzioni Iniziative di Assistenza sociale) e Anaste Calabria (Associazione Nazionale Strutture Terza Età): "un immotivato atteggiamento da parte dei Commissari del Piano di rientro, i quali ancora oggi manifestano la volontà di poter definire 'bonariamente' questa vertenza, ma al contempo avanzano proposte inaccettabili e lesive dei diritti degli erogatori".

Questa "chiusura bonaria" contrasta, infatti, con gli stessi atti fin qui posti in essere, tant'è che l'avvocato che tutela le Associazioni, Francesco Rotundo, ha reso noto di aver ricevuto la notifica del reclamo proposto dai Commissari e presentato al Tar di Catanzaro avverso il decreto di determinazione di detto tariffario prodotto e pubblicato di fatto sul Burc n. 75 del 9.11.2015, e quindi reso esecutivo dal Commissario ad acta nominato dai giudici amministrativi lo scorso novembre.

"Il comportamento dei Commissari - spiegano da Uneba e Anaste - è inaccettabile e tanto più incomprensibile considerato il fatto che nel mese di giugno 2015, dunque prima della pubblicazione del Tariffario da parte del Commissario ad acta nominato dai giudici amministrativi, dinanzi al prefetto di Catanzaro gli stessi Commissari avevano presentato proposta di 'chiusura bonaria'. Proposta, va ribadito, accettata da tutte le strutture, ma poi incredibilmente e immotivatamente ritirata appena qualche giorno dopo... Nei mesi successivi, il Tar di Catanzaro produceva dunque l'agognato Tariffario pubblicato sul Burc, la cui applicazione, come detto, comporterà per la Regione una spesa assai maggiore, quantificabile in circa 20 milioni in più rispetto a quanto concordato prima: spesa che graverà sui fondi sociale e sanitario regionali.".

Uneba e Anaste non comprendono la logica utilizzata e quale sia l'obiettivo di quest'inutile dilazione, del continuo rimando che non fa altro che determinare sempre nuovi e più gravi danni alla Regione, agli operatori, alle strutture, all'organizzazione e all'economia del settore sanitario e a quella dell'intera regione Calabria, penalizzando l'erogazione di servizi territoriali indispensabili, necessari ed irrinunciabili per migliaia di pazienti e loro rispettive famiglie. Di fatto, la struttura Commissariale, con il ricorso, non contestando l'ammontare delle somme dovute "in toto" alle strutture, non sembra avere intenzione di procedere neppure alla liquidazione delle somme "incontestate", provocando di fatto la maturazione di nuovi interessi legali e quindi di ulteriore danno erariale, con spreco di danaro pubblico.

"Si è giunti a questo stato - spiegano le Associazioni - per gli atteggiamenti incomprensibili di vari Commissari che nel corso degli anni non hanno voluto attestare vigenza ed efficacia ad Tariffario riconosciuto, validato ed acclarato da sentenze passate in giudicato, quindi approvato e pubblicato dal Commissario ad acta nominato dal Tar. A tutt'oggi, in più, la struttura Commissariale non ha risolto i problemi precedenti, e creando ulteriore confusione, ha nuovamente modificato lo status quo, con l'approvazione del decreto 62 di giugno 2015, ma senza approvare le qui previste e conseguenti nuove rette concordate tra Associazioni, personale della struttura Commissariale e personale del Dipartimento Sanità, volute dal Commissario sulla base delle richieste dei competenti Ministeri e sui dati forniti dai consulenti della KPMG".