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Mafia: Capaci bis, depone teste esponente ‘ndrangheta

Calabria Cronaca

Dopo le stragi del '92, un maresciallo dei carabinieri, Roberto Tempesta, chiese a un esponente della 'Ndrangheta, Paolo Bellini, di infiltrarsi all'interno di Cosa nostra per recuperare alcune opere d'arte. Operazione che sarebbe partita dopo l'autorizzazione dell'allora colonnello Mori che era al Ros. A riferirlo è stato lo stesso Bellini, deponendo a Caltanissetta nell'ambito del processo per la strage di Capaci.

"Io non so se sono stato usato dai servizi segreti e non so neanche se - ha chiarito il teste - chi mi chiese di infiltrarmi facesse parte dei servizi segreti". Bellini, una volta giunto in Sicilia, contattò un suo vecchio compagno di cella, Antonino Gioè, poi morto suicida in carcere. "Non parlai mai a Gioè dei miei contatti con il nucleo Tutela Patrimonio artistico dei carabinieri, altrimenti sarei stato un uomo morto. Gli consegnai solo una busta con l'elenco delle opere da recuperare". A proposito delle stragi del '92, Gioè parlando con Bellini, disse "qualcuno ci ha consumati". "Probabilmente - ha detto Bellini - si riferiva al 41 bis o agli esiti del maxi processo. Fece anche riferimento ad una trattativa di Riina con gli Stati Uniti". (AGI)