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Minacce amministratori locali, la Calabria seconda regione

Calabria Attualità

È la seconda regione per atti intimidatori agli amministratori locali. E Cosenza è la terza provincia d'Italia. Sono i dati del report “Amministratori sotto tiro” stilato da Avviso Pubblico, che ha pubblicato il rapporto relativo all'anno 2014, su intimidazioni e minacce a cui sono soggetti donne e uomini che ricoprono un incarico pubblico su mandato dei cittadini.

Per il 2013 la Puglia, con il 21% dei casi censiti – pari a 75 casi – supera quello che negli anni precedenti era stato il triste primato della Calabria, la quale, tuttavia si colloca al terzo posto, con il 19% dei casi, preceduta dalla Sicilia, con il 20% dei casi. In Puglia – che nel 2010 si collocava al quarto posto a livello nazionale con 11 casi – gli atti intimidatori e di minaccia verso amministratori locali e personale della pubblica amministrazione si sono registrati nel 13% dei comuni presenti nella regione, mentre per quanto riguarda la Sicilia e la Calabria, i dati corrispondenti sono pari, rispettivamente, al 9% e 8%.

A livello provinciale, il maggior numero di atti intimidatori e di minaccia è stato registrato nelle province di Palermo (25 casi), Cosenza (23 casi), Taranto e Messina (18 casi), Foggia (17 casi).

In Italia, in totale, gli atti di intimidazione e di minaccia sono stati 361 per l’anno 2014, il 3% in più rispetto al 2013. Una media di 30 intimidazioni al mese, praticamente una ogni 24 ore, che colpisce innanzitutto i primi cittadini, anche delle grandi città.

I soggetti colpiti da intimidazioni e minacce sono prevalentemente gli amministratori locali (71% dei casi), in particolare: sindaci, consiglieri comunali e presidenti di consigli comunali, seguiti da funzionari pubblici (17% dei casi), in particolare: responsabili degli uffici tecnici, comandanti e agenti di Polizia municipale, dirigenti del settore rifiuti e sanità.

Tre governatori regionali – quello dell’Abruzzo, della Liguria e della Sicilia – la vice Presidente della Giunta regionale calabrese e il vice Presidente dell’Assemblea regionale siciliana; il Presidente del Consiglio regionale dell’Umbria; quattro Presidenti di Provincia (Lecce, Ravenna, Reggio Calabria, Siracusa) e un vice Presidente provinciale (Crotone) sono stati anch’essi minacciati e intimiditi, insieme ad alcuni presidenti di commissioni regionali (in Molise e in Sicilia).

L'area del Paese dove gli amministratori locali e il persona della pubblica amministrazione sono maggiormente esposti alle minacce è il Sud d’Italia, con il 64% dei casi. Segue il Nord Italia con il 14% dei casi e il Centro Italia con il 12%. A livello regionale, il triste primato 2014 spetta alla Sicilia: 70 casi, pari al 20% del totale, seguita da Puglia, Campania e, come detto, Calabria.

In Italia, dal 1991 – anno in cui fu emanata la legge – al 2013 sono stati emessi 243 decreti di scioglimento. La regione che registra il maggior numero di questo tipo di provvedimenti è la Campania (94 casi), seguita dalla Calabria (73 casi, tra cui quello del Comune di Reggio Calabria nel 2012) e dalla Sicilia (61 casi).

Minacce nei confronti di amministratori locali e danni alle strutture sono stati rilevati in particolare in 25 Comuni del Mezzogiorno sciolti in passato, anche recente, per infiltrazione mafiosa, così suddivisi: Calabria: 9; Comuni Sicilia: 9; Comuni Campania: 6; Comuni Puglia: 1 Comune Altri fatti di intimidazione e di minaccia si sono verificati in due Comuni, entrambi pugliesi, in cui erano in corso gli accertamenti da parte delle commissioni prefettizie.