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Confcoltivatori, il comparto agricolo nelle spire mortali dell’usura bancaria

Calabria Attualità

La Calabria si conferma sempre più povera in un Sud sempre più distante dal Nord. A renderlo noto è Il Rapporto Svimez che classifica la Calabria come la regione più povera d’Italia, con un Pil pro capite di 15.807 euro. I settori più in crisi sono quelli dell’edilizia e dell’agricoltura.

È quanto denunciano il Responsabile Nazionale di Confcoltivatori Giorgio Amelio e quello Regionale Giovambattista Benincasa che focalizzano l’attenzione della confederazione sul comparto agricolo “che purtroppo è tornato ai tristi livelli di vent’anni fa” affermano. “Gli imprenditori e le varie aziende agricole infatti - proseguono i due responsabili - si dimenano tra mille problemi e mille emergenze e come se non bastasse, vessati anche dai burocrati e dall’usura legalizzata delle banche; così facendo, si rischia di portare al fallimento migliaia di piccole e medie aziende agricole. Con la nuova riforma pac 2015/2020, l’Unione Europea ha fatto si che le nostre aziende perderanno per i prossimi anni ingenti risorse, da un primo e sommario resoconto gli imprenditori del comparto, si ritroveranno nella maggior parte dei casi con perdite pari al 40% rispetto al passato”.

Intanto, aggiungono Amelio e Benincasa la zootecnia è in difficoltà, la carne bovina si svende, alla grande distribuzione, a 2 euro/Kg, il latte viene a 35 cent/L, l’ortofrutta è in grave crisi, “mentre l’Europa vuole che i nostri formaggi ed i nostri vini si producano con prodotti in polvere”.

Insomma, il timore della confederazione dei coltivatori è che “i burocrati europei vogliono impoverirci, per consegnare il pieno controllo della catena alimentare, nelle mani delle più ricche e potenti industrie alimentari. A comportarsi ancor peggio dei burocrati, ed ad aggravare ancor di più la situazione poi, sono le banche calabresi, le quali, oltre a non concedere credito, stanno conducendo al fallimento ed alla disperazione una miriade di piccole e medie aziende. I signori delle banche non solo hanno ben pensato di tagliare qualche milione di euro di finanziamento alle imprese per acquistare BTP, ma con poco senso di responsabilità, in questo periodo di profonda crisi, stanno adottando la politica dell’inasprimento e del recupero forzato delle passività”.

“Infatti – continuano Amelio e Benincasa - i poveri agricoltori, allevatori, ulivicoltori ecc. si vedono revocare la linea di credito dalla sera alla mattina, perchè l’impiegato o il direttore di turno, dalla comoda poltrona e dal calduccio del proprio ufficio, si accorge che qualche disperato non ha pagato qualche rata, oppure non è riuscito a rientrare da uno sconfinamento. Il tutto avviene, dopo che, magari, l’agricoltore ha pagato per anni interessi su interessi, dopo che per anni ha versato a quella stessa banca ed a titolo di interessi, più di un terzo dei suoi proventi. Nonostante gli istituti di credito stanno soccombendo sotto la scure giudiziaria, nonostante si riscontra puntualmente che hanno praticato anatocismo ed usura, continuano ancora imperterriti e con la stessa arroganza e protervia ad approfittarsi dei poveri e malcapitati imprenditori calabresi”.

“Con un sistema bancario del genere - continuano i due rappresentati - è naturale che la Calabria non cresce, è normale che il comparto agricolo arretra e non cresce! Per evitare che ancora ciò accada, per evitare che i terreni degli agricoltori vengano venduti alle aste giudiziarie, da parte di strozzini senza scrupoli, per scongiurare che rimangano senza azienda e senza lavoro centinaia di famiglie, per far uscire l’agricoltura dalla crisi, bisogna intervenire immediatamente, deve intervenire la politica”.

Confcoltivatori, dunque, chiede a gran voce alla classe politica regionale “di non nascondere la testa sotto la sabbia. Dei dati allarmanti pubblicati da Svimez, nessuno ha parlato – denunciano - nessun cenno da parte di chi guida la Regione, men che meno da parte dell’opposizione. L’agricoltura in Calabria svolge un ruolo importantissimo per l’intera economia regionale, non può essere abbandonata a se stessa. La politica deve intervenire presso le sedi opportune, si interessi seriamente al problema, magari mettendo a disposizione un fondo di garanzia per aiutare le tante aziende agricole indebitate.

Nel suo piccolo la Concoltivatori però promette di mettere a disposizione delle aziende vessate dagli “usurai in giacca e cravatta” il nostro loro legale. “A chi si è visto revocare un fido piuttosto che un mutuo dalla propria banca – spiegano ancora Amelio e Benincasa - a titolo completamente gratuito, provvederemo a diffidare e denunciare l’abuso presso le sedi giudiziarie competenti. Confidiamo, per il problema dell’indebitamento, nell’intervento immediato del Consigliere delegato all’agricoltura, persona particolarmente attenta al comparto; grazie a lui infatti siamo riusciti a risolvere il problema dei pascoli magri, che se non risolto, poteva provocare ulteriori danni alla già asfittica e precaria economia calabrese. Per questo esprimiamo tutta la nostra gratitudine all’On. Mauro D’acri, che si è impegnato affinché tale vertenza – concludono - si risolvesse positivamente, confidando nello stesso tempo nella sue capacità, per una giusta soluzione al problema appena sollevato".