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Trasporti. Paolucci (Pd): anche la dorsale adriatica nella Rete Ue

Calabria Infrastrutture

"Inserire l'intera dorsale Adriatico-Ionica italiana nel corridoio Baltico all'Adriatico risolverebbe l'incomprensibile buco che esclude dalle reti europee dei trasporti, attualmente ferme a Ravenna e Ancona, intere Regioni del Centro-Sud Italia". Ad affermarlo è Massimo Paolucci, vice capodelegazione del Pd al Parlamento europeo e componente delle Commissioni Ambiente e Trasporti.

Il completamento del corridoio Baltico-Adriatico e la sua estensione all'intera dorsale Adriatico-Ionica è quanto chiede il Parlamento europeo con la risoluzione dedicata alla Macroregione Adriatico-ionica approvata lo scorso mercoledì, 28 ottobre, a Strasburgo. La parola ora passa alla Cabina di Regia nazionale, coordinata dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri, e responsabile dell'attuazione della Strategia macroregionale.

"Le macroregioni (quella Adriatico-Ionica coinvolge Sicilia, Calabria, Basilicata, Puglia, Molise, Abruzzo, Marche, Umbria, Emilia-Romagna, Veneto, Lombardia, Trentino-Alto Adige, Friuli-Venezia Giulia, in Italia, e altri Paesi come Slovenia, Croazia, Bosnia, Serbia, Albania, Grecia, Montenegro) rappresentano un importante innovazione istituzionale, uno strumento decisivo per diminuire la distanza tra Europa e cittadini e creare un ponte Nord-Sud ed Est-Ovest" continua Paolucci.

"La regione Adriatico-Ionica costituisce un'area di grandissimo pregio ambientale e culturale, uno straordinario distretto turistico, un potenziale strumento di pace, cooperazione ma anche di sviluppo economico e commerciale tra Unione europea, Balcani e Africa. Non esiste, però, sviluppo sostenibile della macroregione senza un'adeguata rete infrastrutturale e di trasporto - aggiunge Paolucci - e il Parlamento europeo con un voto a larghissima maggioranza l’ha confermato".

"È un successo della delegazione Pd al Parlamento europeo, di tutti i deputati italiani che hanno sostenuto il lavoro fatto nelle Commissioni Ambiente, Sviluppo regionale e poi in plenaria, e di tutte le Regioni coinvolte, a partire da Abruzzo, Molise e Puglia", conclude Paolucci. "L'inserimento del completamento e dell’estensione del corridoio Baltico-Adriatico lungo tutta la dorsale ionico-adriatica tra le sei priorità infrastrutturali della Macroregione è uno degli asset fondamentali per il suo sviluppo, obiettivo strategico per collegare e integrare l’Est e l’Ovest dell’Europa nella direttrice con l’Asia. Un progetto che mira a realizzare un modello di sviluppo sostenibile e di lungo respiro. Non a caso, abbiamo anche ribadito un secco ‘no’ alle trivellazioni selvagge sulla terra ferma e in mare aperto in tutto l’Adriatico”, aggiunge Massimo Paolucci.

“Il voto di mercoledì ribadisce la fondamentale importanza che rivestono i Corridoi Europei nel processo di integrazione, non solo economica, dell’Unione europea. Una priorità, del resto, già sancita dal punto di vista finanziario dal bilancio dell’Unione 2014/2020, dove i fondi per la costruzione dei Corridoi vengono più che triplicati (da 8 a 25 mld) rispetto alla passata programmazione. Dei nove Corridoi Europei, ben quattro interessano l’Italia: il Corridoio Mediterraneo, lo Scandinavo-Mediterraneo, il Reno-Alpi e il Baltico- driatico. Quest’ultimo, oltre 1800 km di lunghezza, 6 Paesi attraversati (Polonia, Repubblica Ceca, Slovacchia, Austria, Slovenia e Italia), 13 nodi urbani ed aeroporti, 10 porti, 30 terminali merci, una rete ferroviaria complessiva di oltre 4200 km, attraversa il cuore dell’Europa fino a Ravenna”.

“Con la relazione approvata, si afferma la necessità di prolungare questo asse di collegamento di ulteriori 700 km, fino a Brindisi, includendo tutta la dorsale adriatica italiana, integrando le Marche, l’Abruzzo, il Molise e tutta la Puglia nella Rete Transeuropea. Si avrebbe, in questo modo, anche il pieno congiungimento con il Corridoio Scandinavo-Mediterraneo, gettando le basi di nuove e più dinamiche prospettive di crescita economica e sviluppo sostenibile lungo la linea trasversale (Napoli-Bari). Non si tratta, quindi, di una forzatura. Al contrario, è un’integrazione automatica che risponde agli obiettivi di sviluppo che l’Europa si è data”, conclude Paolucci.