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Voto di scambio politico-mafioso, assolto il senatore Piero Aiello

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Il senatore Piero Aiello, dell’Ncd (Nuovo Centro Destra), è stato assolto dall’accusa di voto di scambio politico-mafioso. Rinviato a giudizio, invece, l’altro indagato, l’avvocato Giovanni Scaramuzzino, per il quale il processo inizierà il prossimo 19 gennaio. Per Aiello, la formula pronunciata dal Gup di Catanzaro, Perri, è “per non aver commesso il fatto”.

Aiello venne coinvolto, nel luglio del 2013, nell’inchiesta Perseo, vasto blitz antimafia contro le cosche di Lamezia Terme e che portò, allora, all’arresto di 65 persone tra cui politici, imprenditori, avvocati, medici e anche appartenenti alla polizia penitenziaria.

Nel giugno scorso il pm della Dda di Catanzaro aveva chiesto al gup, Giuseppe Perri, la condanna a tre anni di carcere per l’ex assessore regionale oltre ad una multa di mille euro; così come era stata ribadita la richiesta di rinvio a giudizio per Scaramuzzino.

Al termine del processo con rito abbreviato cadono quindi le accuse a carico del senatore di Ncd Piero Aiello. L'esponente politico era finito coinvolto nell'inchiesta della Dda di Catanzaro denominata "Perseo" che ha decapitato, nel luglio 2013, il clan Giampà di Lamezia Terme.

A tirare in ballo l'ex assessore regionale all'Urbanistica era stato proprio il reggente della cosca Giuseppe Giampà che, dopo aver deciso di collaborare con la giustizia, aveva raccontato agli inquirenti: "Incontrai Aiello nell'ufficio di Giovanni Scaramuzzino prima delle regionali ed egli mi chiese di appoggiarlo, dicendo che, qualora fosse stato eletto, avrebbe procurato a me e Maurizio Molinaro lavori all'ospedale di Lamezia Terme".

Praticamente identico racconto venne fatto da un altro pentito lametino, Saverio Cappello. Sulla base di questi elementi la Dda chiese l'arresto del senatore per voto di scambio. Di avviso contrario il gip Abigail Mellace ritenne, invece, che le dichiarazioni dei due collaboratori non consentivano di "ritenere integrato a carico di Aiello il reato di corruzione elettorale in quanto non provano che costui, nel partecipare alla medesima riunione, ha promesso ai suoi interlocutori benefici o altre utilità". Inoltre, secondo il gip, non c'è prova che Aiello "sia stato effettivamente consapevole di partecipare ad una riunione con importanti esponenti di vertice di una delle più pericolose organizzazioni di 'ndrangheta calabrese". Inoltre, sempre per il gip "non può neppure non evidenziarsi che la riunione elettorale cui Aiello ha partecipato è nata su iniziativa di un amico del politico, il padre dell'avvocato Scaramuzzino, e che la medesima si è svolta all'interno di uno studio legale, dove è stata gestita interamente da un avvocato". La Dda di Catanzaro impugnò la decisione e si rivolse al Tribunale del Riesame. Ma anche in questo caso arrivò un rigetto alla richiesta di arresto. Nel maggio 2014, infine, i giudici della Corte di Cassazione hanno annullato con rinvio la decisione del tribunale della libertà di Catanzaro con cui era stato confermato il no all'arresto del senatore. Dopo il rinvio a giudizio Aiello, attraverso il suo legale Nunzio Raimondi, ha chiesto e ottenuto di essere giudicato con rito abbreviato. Il pm Elio Romano aveva chiesto una condanna a tre anni.

Oggi, invece, il gup Giuseppe Perri lo ha assolto con la formula "perché il fatto non sussiste". Per conoscere le motivazioni della sentenza si dovranno attendere 90 giorni. Solo dopo la Procura potrà nel caso ricorrere in appello contro l'assoluzione.

(Aggiornato alla ore 15:52)