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“Legacoop tradisce i pescatori”, responsabile regionale si dimette

Calabria Attualità
Martillotti

"Egregi presidenti, le vicende degli ultimi mesi del settore pesca nazionale e regionale della Lega delle Cooperative e Mutue saranno ricordati a lungo. Abbiamo avuto l'incoerenza di cancellare una pagina nobile della pesca italiana e calabrese. Si fa molta fatica a comprendere le ragioni "reali" di queste affrettate decisioni, tuttavia l'aspetto più deprimente è la mancata comunicazione all'esterno della cancellazione di Lega Pesca; la mortificazione di tanti pescatori e cooperatori ai quali non è stato ancora comunicato ciò che realmente è accaduto".

E' quanto scrive Salvatore Martilotti ex-responsabile regionale Lega Pesca Calabria in una lettera al presidente nazionale di Legacoop, al presidente di Lega Pesca e al presidente regionale di Legacoop Calabria.

"La decisione - continua la nota - tutta verticistica, di azzerare l'Associazione nazionale delle cooperative di pesca, fra le più prestigiose in Italia e in Calabria, è un vero e proprio tradimento nei confronti dei pescatori e cooperatori della pesca. Personalmente non sono stato disponibile ad essere “complice” convocando gli associati calabresi per “spiegare che stiamo facendo un passo in avanti”, dopo la perdita di personalità giuridica e autonomia di governo dell’Associazione della pesca di Legacoop. Purtroppo, azzerata la pesca si è messa in piedi una associazione di cortigiani e, siccome io non lo sono, non sono stato disponibile a creare ulteriore confusione. Considerato la fretta di assumere decisioni così importanti, la coerenza sembrerebbe un difetto e siccome coerenza e dignità, a mio parere, sono interconnessi ai valori portanti di un pescatore e di un cooperatore, mi è sembrato corretto fermarmi anche per difendere e tutelare dignità e una storia importante della mia vita all’interno del settore pesca della Lega nazionale Cooperative e Mutue durata più di trenta anni anche se non continuativi. Sono entrato nell’Associazione Pesca agli inizi degli anni ’80 come semplice cooperatore, nel congresso del 1983 entro nell’assemblea nazionale dell’Associazione, per poi far parte della direzione nazionale nel 1995 e quindi guidare Legacoop Pesca Calabria da luglio 1997. Ho sempre partecipato attivamente , dando il mio piccolo contributo, alla crescita e ai qualificanti cambiamenti che l’Associazione pesca ha saputo nel tempo imprimere. Dalla battaglia sull’integrazione del prezzo del gasolio al fermo pesca ; dagli accordi con interlocutori ritenuti dalla categoria “nemici” come , ad esempio, gli ambientalisti. Per farla uscire dalla marginalità, in cui veniva relegata l’economia ittica non solo dalla programmazione economica e politica, ma anche dalla stampa, abbiamo lavorato a valorizzare i mille volti di un mestiere ( sentinella del mare, pesca turismo, ittiturismo, ristorazione, ed altro ancora) in coerenza con la multifunzionalità, trasparenza e rispetto delle regole.

In Calabria, territorio dalle salde tradizioni agro-pastorali, il mare e le risorse del mare, compreso la pesca, sin dal dopo-guerra sono state viste da istituzioni e associazionismo, compreso la Lega delle Cooperative della Calabria, e con pochissime eccezioni, come una forma di palla al piede di questa Regione. Infatti la pesca, la cooperazione della pesca di Legacoop Calabria, era sconosciuta ai più e/o semplicemente poco rappresentativa. Con fatica, sacrifici e un pizzico di incoscienza, Lega Pesca nazionale ha investito e conquistato uno spazio economico, sociale e politico di tutto rispetto, che tutti ancora ci riconoscono, tranne forse i colleghi di Legacoop Calabria.

Ora, nel territorio calabrese, Lega Pesca rappresenta una delle più significative Associazioni settoriali con i suoi circa mille soci e 30 cooperative(23 aderenti al 2014,una fatta aderire nei primi mesi del 2015, altre costituite di recente e non ancora aderenti ed altre in promozione).

Legalità, moralizzazione, corretta informazione e servizi a pescatori, imprese di pesca e cooperative sono state le linee guida quotidiane che hanno contribuito a realizzare il primo vero Coordinamento Pesca regionale rappresentativo dell’intera Calabria. Non posso dimenticare l’abbraccio simbolico di due pescatori, uno dello ionio e uno del tirreno, difronte ad una platea di circa cinquecento pescatori a Crotone a testimoniare la voglia di partecipazione dei pescatori calabresi. Coerenza e lealtà per tutelare e rappresentare la pesca calabrese sono stati ingredienti molto apprezzati dai pescatori insieme alla disponibilità che un cooperatore dovrebbe sempre dare, ovviamente per chi è conoscitore delle dinamiche, non solo economiche, ma soprattutto umane, di questo settore. In tutti questi anni in Calabria ho macinato centinaia di chilometri, senza orari, né giorni festivi perché il mondo della pesca è fatto così: devi intervenire quando c’è bisogno, perché fare il pescatore, mestiere affascinante, ha bisogno di solidarietà, di vicinanza, di qualcuno che possa risolvere le varie questioni legate a questo mestiere.

Siamo diventati un vero Coordinamento Pesca in Calabria perché siamo diventati una comunità. Una Comunità di Pescatori e di veri Cooperatori: ecco la grande novità di questi anni del settore della pesca calabrese.

Le altre organizzazioni ci rispettavano e scimmiottavano le nostre strategie e programmi. Ben presto il brand Lega Pesca divenne distintivo e apprezzato anche dalle istituzioni.

Ora, tutto di un colpo, con la scusa della crisi, non delle imprese che ancora se la cavano anche se in forte sofferenza, ma soprattutto delle organizzazioni di rappresentanza, si prende la palla in balzo per escludere ogni e qualsiasi percorso per mettere in campo una possibile rimonta. Si analizzano i bilanci con la lente di ingrandimento e con la ottica del ragionier Rossi. Si santifica che il bilancio è in rosso, senza nessun reale tentativo di capire qual è la cura da fare. Il malato è certamente grave ma si esclude qualsiasi tumore : è curabile.

Perché non si è messo in moto lo stesso criterio che la Legacoop meritoriamente sta utilizzando per altri settori più incasinati della pesca?

Due pesi e due misure in una Legacoop che si chiama anche mutualità e affonda le radici nella solidarietà. Ora evidentemente prevale la logica “vita mia morte tua”, la rottamazione e la normalizzazione.

Mi sarei aspettato un confronto anche aspro e duro, ma non certo una semplificazione dove prevale la logica del trovare il capro espiatorio, senza fare distingui di chi ha sbagliato e chi ha subito gli errori e accettando l’idea che la pesca deve essere semplicemente fagocitata nella agricoltura come il parente povero, dimenticandosi che quando, solo 10 anni fa, le parti erano rovesciate la pesca nello spirito di “mutualità e solidarietà” fece la sua parte, forse anche di più, tanto di farsi carico non solo di una tantum ma anche di pagare perfino l’adesione agli organismi europei. Acqua passata.

Come si può accettare un percorso pensato in forma centralistica, senza valutare le conseguenze e imporla con metodi spicci: “o così o pomì”?. Mi riesce difficile accettare una soluzione dove si chiama il prete per l’estremo unzione, non perché sono un laico, ma perché si butta nelle ortiche il bambino e l’acqua sporca ,perché questa vostra scelta incontrerà mille difficoltà a continuare, seppur in una forma riveduta e corretta, di erogare quei tipici servizi e assistenza ai soci che una organizzazione di rappresentanza è chiamata a dare.

Non so cosa sta accadendo nelle altre regioni perché non ci sono riunioni dove dibattere e confrontarci democraticamente, ma in Calabria si registra nella categoria un senso di disorientamento, di confusione e di turbamento anche perché tutto si può dire e affermare ,ma non che il processo abbia coinvolto la cosiddetta base. A poco sono serviti i miei incoraggiamenti e assicurazioni, credetemi non certo di facciata.

C’erano e ancora oggi penso che ci siano tutte le condizioni per metterci una bella pezza. Capisco che tutta l’Aci – Alleanza delle Cooperative Italiane - è alle prese con la crisi di altri settori più forti e più significativi della pesca e senza dubbio con questioni più sensibili tanto che è bene tenere sotto traccia, ma questo non mi esime di essere preoccupato e amareggiato.

Amarezza e preoccupazione anche superiore ad un grave torto che ho subito da parte di Legacoop: essere stato per lunghi venti anni responsabile regionale di Lega Pesca in Calabria non con occupazione a tempo determinato o indeterminato, ma semplicemente come collaboratore a progetto(co.co.co.) e, pertanto, impossibilitato ad un, eventuale, pre-pensionamento o utilizzo di ammortizzatori sociali considerato che di fatto con la cancellazione di Lega Pesca sono un disoccupato.

E’ molto amaro accettare questo stato di cose dopo aver dedicato una parte importante della propria vita all’associazionismo della pesca.

Così come trovo fuori luogo le dichiarazioni fatte in una intervista durante l’estate dall’attuale Ministro del Lavoro, Dott. Giuliano Poletti, Presidente di Legacoop per diversi anni, in merito ai rapporti di lavoro precari di tanti giovani negli ultimi venti anni!

Ma, non so che pensare per chi ha fatto parte di una Organizzazione che ha fondato tutto su valori quali la solidarietà, l’equità, la legalità, l’etica; e sui diritti, sulla tutela del lavoro e della persona.

Per questi e altri motivi che qui non è il caso di elencare, per coerenza, anche se mi duole moltissimo per tutte quelle cose che nel mio piccolo ho fatto per il bene del settore e per le cose a cui ho creduto, ritengo doveroso rassegnare le mie dimissioni da componente della presidenza, direzione regionale e assemblea di Legacoop Calabria.

Per quanto riguardo il ruolo di Responsabile regionale di Legacoop Pesca Calabria, se non capisco male, è decaduto dopo le modifiche dello statuto nell’Assemblea Straordinaria del 30 giugno 2015 e, soprattutto, dopo la deliberazione assunta nella Direzione nazionale di Legacoop del 22 luglio 2015 che, fra l’altro, ha deliberato: "Gli organismi dirigenti di Legapesca avvieranno conseguentemente il percorso di chiusura delle attività in essere, portando a compimento tutti gli atti, le obbligazioni e gli impegni assunti o da assumersi come conseguenza di questi, fino alla cessazione di ogni attività associativa. Si esclude con ciò qualsiasi forma di continuità associativa fra le citate due strutture settoriali".