Gioco online in mano alla ‘ndrangheta, 41 ordinanze in Italia e all’estero

Reggio Calabria Cronaca

Duro colpo al gioco illecito on line che sarebbe controllato dalla ‘ndrangheta. Sono in corso di esecuzione 41 ordinanze di custodia cautelare il sequestro di 56 imprese tra nazionali ed estere. L’operazione, iniziata dalle prime luci dell’alba, è portata avanti dal personale dei Comandi Provinciali dell’Arma dei Carabinieri e della Guardia di Finanza, della Squadra Mobile della Polizia di Stato e della D.I.A. di Reggio Calabria unitamente allo S.C.I.C.O. e al Nucleo Speciale Frodi Tecnologiche di Roma della GDF che stanno effettuando su tutto il territorio nazionale un’imponente operazione, sotto il coordinamento della Direzione Distrettuale Antimafia di Reggio Calabria.

Nell’operazione le forze dell’ordine stanno provvedendo all’esecuzione di 28 ordinanze di custodia cautelare in carcere, 13 misure cautelari degli arresti domiciliari, 5 divieti di dimora, 5 obblighi di presentazione alla p.g., nonché al sequestro di 11 società estere, 45 società operanti nel settore dei giochi e delle scommesse operanti sul territorio nazionale, di oltre 1500 punti commerciali per la raccolta di giocate, di 82 siti nazionali e internazionali di “gambling on line” e di innumerevoli immobili, il tutto per un valore stimato pari a circa 2 miliardi di euro.

I particolari dell’operazione saranno resi noti nell’ambito della conferenza stampa - presieduta dal Procuratore Nazionale Antimafia, Franco Roberti, e dal Procuratore Capo della Repubblica presso il Tribunale di Reggio Calabria, Federico Cafiero de Raho - che si terrà alle ore 10:30 presso la sala Versace del Ce.Dir. di Reggio Calabria.

I NOMI DEGLI ARRESTATI

Mario Gennaro, nato a Reggio Calabria il 28/8/1975; Domenico Lagrotteria nato a Locri il 4/8/1980; Mario Verde’ nato a Vibo Valentia il 22/7/1975; Cesare Oscar Ventura nato a Reggio Calabria il 6/10/1972; Francesco Ripepi nato a Reggio Calabria il 14/7/1977; A.C. nato a Roma il 26/9/1975; Pasquale Chirico Prattico’ nato a Reggio Calabria il 5/3/1979; Vincenzo Nettuno nato a Reggio Calabria il 23/11/1979; Terenzio Minniti nato a Reggio Calabria il 29/10/1984; Rocco Ficara nato a Reggio Calabria il 16/5/1986; Giovanni Ficara nato a Reggio Calabria il 11/2/1962; Venerando Puntorieri nato a Reggio Calabria il 24/7/1959; Antonio Novella nato a Locri il 26/10/1976; Cristian Fortunato Costantino nato a Cinquefrondi il 17/9/1981; Paolo Tripodi nato a Reggio Calabria il 18/4/1979; Antonino Alvaro nato a Scilla il 11/1/1988; Luca Battista Gagni nato a Bergamo il 30/8/1970; Marco Zucco nato a Reggio Calabria il 23/3/1986; Margherita Simona Giudetti nata a Putignano il 14/8/1980; Andrea Vianello nato a Venezia il 1/6/1965; Vincenzo Giuliano nato a Vibo Valentia nel 1979; Davide Taher nato a Padova il 3/7/1969; Giovanni Battista Ciarfaglia nato a Torino l’11/1/1969; Antonio Pantisano Trusciglio nato a Crotone il 19/8/1979; Francesco Maria Abramo nato a Reggio Calabria il 17/9/1966; Piergiuseppe Carnevale nato a Cosenza il 17/3/1977; Paolo Realmuto nato a Torino il 9/1/1977.

Agli arresti domiciliari sono invece finiti: Valentina Maria Tavilla nata a Melito Porto Salvo il 20/10/1978; Domenico Manti nato a Reggio Calabria il 20/2/1978; Paolo Sciumbata nato a Crotone il 29/3/1970; Cesare Cardamone nato in Brasile il 16/10/1961; Luca Brescia nato a Catanzaro il 18/10/1974; Serena Parvenza nata a Reggio Calabria il 14/3/1986; Marco Colapinto nato a Padova il 4/9/1982; Fortunato Stracuzzi nato a Messina il 10/8/1977; Luca Caporaletti nato a Giulianova il 6/9/1977; Pietro Monterosso nato a Lamezia Terme il 21/1/1983; Alfredo Longo nato a Catanzaro il 24/6/1981; Marcello Gennatiempo nato a Salerno il 7/3/1975; Francesco Giardino nato a Maida il 18/4/1959.

L’obbligo di firma e il divieto di dimora nel comune di Reggio Calabria è stato disposto per Luca Adornato nato a Reggio Calabria il 7/12/1979; Luciano Baione nato a Reggio Calabria il 4/2/1990; Marco Postorino nato a Reggio Calabria il 16/5/1982.

Solo obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria per Maria Condello nata a Reggio Calabria il 27/10/1984. Divieto di dimora nelle province di Reggio Calabria e Messina, infine, per Francesco Legato nato a Villa San Giovanni il 29/8/1970.

LE ATTIVITÀ SEQUESTRATE

Malta: Uniq Group Limited; Uniq Shopping Limited; Tebaral Holding Ltd; Tebaral Trading Ltd; Betsolution4u Ltd; Fast Run rappresentata da Antonio Pantisano Trusciglio.

Austria: Uniq Group Buchmacher Gmbh. Managing Director: Valentina Tavilla.

Romania: Be. Uniq Est Srlrappresentata da Marco Zucco; Zeta Gaming Srl, rappresentata da Claudio Zucco;

Spagna: Crossbit Sl, rappresentata da Giovanni Battista CIARFAGLIA E Marco ZUCCO; Mirospace Sl, rappresentata da tale Vladimiro F. Rossin e il cui azionista risulta essere Giovanni Battista CIARFAGLIA.

I SEQUESTRI

Sono statti effettuati sequestri preventivi dell’intero patrimonio aziendale di circa 1500 punti commerciali per la raccolta delle giocate nonché delle seguenti 45 imprese operanti sul territorio nazionale: Larabet S.r.l, di Nicotera; Tuke S.r.l., con sede legale e luogo di esercizio in Palazzolo sull’Oglio; Unigamingitaly S.r.l., con sede legale e luogo di esercizio a Fuscaldo; Microgame S.p.A., con sede legale e luogo di esercizio in Benevento; People’s S.r.l., con sede legale e luogo di esercizio a Benevento; Tebaral Trading Ltd con domicilio fiscale e luogo di esercizio a Torino; L.A.L. S.r.l., con sede legale e luogo di esercizio a Reggio Calabria; Italia Game S.r.l., con sede legale e luogo di esercizio a Roseto degli Abruzzi; Vega Game S.r.l., con sede legale e luogo di esercizio a Reggio Calabria; Italia Servizi di Caporaletti Luca, con sede legale a Roseto degli Abruzzi; D.I. Gatto Antonietta, con sede legale a Reggio Calabria; Omnia S.r.l., con sede legale e luogo di esercizio a Busto Arsizio; D.I. Brescia Luca, con sede legale e luogo di esercizio a Montepaone; American Bar di Santucci Cristian & C. S.a.s., con sede operativa a Reggio Calabria; Misa S.r.l., con luogo di esercizio a Reggio Calabria; Servizi Manti di Domenico Manti, con luogo di esercizio sito a Reggio Calabria; D.I. Arangea Bet Di Modafferi Domenico, con luoghi di esercizio a Reggio Calabria; D.I. Ripepi Francesco, con luogo di esercizio a Reggio Calabria; D.I. Serpa Paolo, con luogo di esercizio a Reggio Calabria; D.I. Green Games Di Sciumbata Paolo, con sede legale a Corsico; Bets Services Di Dara Emanuela Roberta, con luogo di esercizio a Reggio Calabria; D.I. Scoglio Francesco, con luogo di esercizio a Reggio; Servizi Spinella di Maria Spinella, con luogo di esercizio a Reggio Calabria; agenzia di scommesse sportive di Cotroneo Emanuele & C. S.n.c., con luogo di esercizio a Villa San Giovanni; D.I. Costantino Cristian Fortunato, con luogo di esercizio a Rosarno; D.I. Cardamone Domenico Cesare, con luogo di esercizio a Santa Sofia D’Epiro; D.I. Gagni Luca, di Atripalda e Scanzorosciate; Maxibet S.r.l., con sede legale a Lamezia Terme; Agile S.r.l., con sede legale e luogo di esercizio a Bergamo; Alzano Scommesse S.r.l., con sede legale ad Alzano Lombardo; Genius Group S.A.S., con luogo di esercizio a Lamezia; D.I. Monterosso Pietro, con luogo di esercizio a Lamezia Terme; La Cartoleria Emy S.r.l., con sede legale a Lamezia Terme; I-Solutions S.r.l., con sede legale e luogo di esercizio a Noceto; Gennagiochi S.r.l., con sede legale e luogo di esercizio a San Mango Piemonte; Bet4fun S.r.l., con sede legale e luogo di esercizio a San Mango Piemonte; Playmall Arechi S.r.l. in liquidazione, con sede legale e luogo di esercizio a Salerno; Betclub S.r.l., con sede legale e luogo di esercizio a Torino; Primabet S.r.l. in liquidazione, con sede legale e luogo di esercizio a Torino; Carfil S.r.l. in liquidazione, con sede legale e luogo di esercizio a Fuscaldo; D.I. Pantisano Trusciglio Antonio, Consulting Bet S.r.l., con sede legale e luogo di esercizio a Crotone; Platino Store S.r.l., con sede legale e luogo di esercizio a Crotone; D.I. Rivendita Tabacchi Di Cuppari Anna Maria, con sede legale a Reggio Calabria; Circolo Ricreativo Archi Point, con sede legale a Reggio Calabria.

Sono stati inoltre effettuati sequestri preventivi di 82 siti di scommesse on line.

I DETTAGLI DELL’OPERAZIONE GAMBLING

Conclusivamente, nell’operazione “Gambling” si sarebbe fatta luce su una presunta associazione a delinquere di stampo mafioso con proiezione transnazionale, costituita da soggetti ritenuti appartenenti alla ‘ndrangheta che si sarebbero avvalsi di società estere di diritto maltese ed esercitato abusivamente l’attività del gioco e delle scommesse sull’intero territorio nazionale, così riciclando ingenti proventi illeciti.

Invero, la presunta associazione criminale - attraverso lo schermo di imprese operanti nel mercato dei giochi e delle scommesse a distanza e dislocando in Stati esteri i server per la raccolta informatica delle giocate e la loro gestione - avrebbe aggirato la normativa che regola il settore, realizzando consistenti profitti, poi reinvestiti per l’acquisizione di ulteriori imprese e licenze estere e nazionali per l’esercizio ancora più esteso e remunerativo delle attività.

In particolare, l’attività investigativa avrebbe consentito di accertare che la raccolta “da banco” dei giochi e delle scommesse si sarebbe concretizzata attraverso una ramificata rete di agenzie che sono state inquadrate, simulatamente, come meri Centri di Trasmissione Dati (CTD) collegati a “bookmaker” esteri (autorizzati a operare la raccolta a distanza in forza di apposite licenze rilasciate dalla competente Autorità maltese) da un apparente “contratto di prestazioni di servizi”.

Difatti, sostengono gli inquirenti, la raccolta delle giocate - attraverso più siti internet di scommesse “on line” (sia “.it” che “.com”) - non sarebbe avvenuta attraverso una transazione on-line in quanto le poste dei giocatori sarebbero state acquisite in contanti o tramite assegni direttamente consegnati al gestore del punto commerciale dislocato sul territorio. Il contratto di gioco e scommessa, perciò, si sarebbe perfezionato interamente sul territorio dello Stato e sarebbe stato direttamente gestito dal punto commerciale considerato affiliato all’associazione criminale che, poi, trasferiva le somme - compensando le perdite con le vincite e al netto della propria provvigione - alla direzione amministrativa dell’associazione, allocata all’estero.

La diffusione dei brand con cui avrebbe operato l’organizzazione sarebbe stata garantita da una rete commerciale strutturata gerarchicamente, rappresentata anche da imprese che, per gli investigatori, sarebbero colluse con la camorra e la mafia, che avrebbe distribuito provvigioni a cascata ai partecipi (secondo un criterio economico connesso al ruolo ricoperto).

Tale organizzazione piramidale - ai cui vertici vi sarebbero Mario Gennaro e Domenico Lagrotteria, titolari effettivi di “circuiti di gioco” - si sarebbe proposta sul mercato web con diversi “siti di casinò” o “circuiti di gambling”, ognuno dotato di una propria “skin” . Gennaro e Lagrotteria sarebbero stati coadiuvati da un gruppo dirigente che avrebbe tenuto le relazioni tra la struttura tecnico-informatica allocata all’estero e quella amministrativa che ha gestito le affiliazioni delle sale giochi e la raccolta delle scommesse sul territorio.

Di quest’ultima avrebbero fatto parte, innanzitutto, i cosiddetti “master”, cioè coloro che avrebbero assolto compiti di promozione del “prodotto” da commercializzare per specifiche aree territoriali di riferimento. Alle dipendenze dei “master” si sarebbero collocate le “agenzie” (che il più delle volte sono titolari di un PDC, anche chiamato “punto gioco”, dal quale deriva anche il termine identificativo “P.J.”) alle quali avrebbero fatto riferimento i singoli giocatori (nell’ambiente definiti anche “cliente finale” o “end user”), spesso reclutati dalle stesse “agenzie” (che in tal caso assumono la denominazione di “father”) in base a determinati requisiti di “affidabilità”.

Il titolare dell’agenzia avrebbe usufruito di uno o più “conti di gioco” (conto “master” o conto di gioco intestato a soggetto compiacente) per consentire on line l’effettuazione delle scommesse o la partecipazione a tornei di poker da parte di una terza persona (il “cliente finale”) che non avrebbe avuto un conto gioco proprio. In pratica, il cliente, senza registrarsi, avrebbe effettuato la puntata tramite un “conto di gioco” nella disponibilità dell’agenzia che gli rilascia una ricevuta.

L’eventuale vincita sarebbe stata, poi, pagata dal PDC in contanti (anticipando, quindi, le relative somme per conto del “bookmaker”, che in ogni caso ha messo a disposizione dell’agenzia un “fido” per consentire le giocate). Ciò in spregio alla normativa di settore che esclude in modo categorico la circolazione di denaro contante, sia per quanto concerne i singoli giocatori, che per i concessionari dei PDC ai quali non spetta alcuna forma di “fido” da parte del gestore del sito. Infatti, il “conto gioco” - secondo la regolamentazione dei giochi on line - deve essere aperto in base a delle specifiche modalità di identificazione che lo rendono, pertanto, strettamente personale. Gli accrediti e gli addebiti debbono essere esclusivamente eseguiti on line, mediante i sistemi di pagamento telematici. Viceversa, con il descritto sistema le agenzie avrebbero posto in essere una vera e propria “intermediazione” illecita tra il “bookmaker” e il cliente, integrante gli estremi dell’esercizio abusivo di raccolta delle scommesse.

In sostanza, dietro le imprese ritenute "schermo", che avrebbero fatto apparire sussistenti i requisiti previsti dalla normativa in materia di giochi e scommesse, si sarebbe celata l’offerta al pubblico e la gestione di siti che hanno consentito - aggirando le inibizioni dell’AAMS - l’accesso al gioco illecito.

Con tale modus operandi - spegano ancora gli inquirenti - l’associazione si sarebbe sottratta al pagamento dell’imposta unica sulle scommesse, ottenendo un ingiusto profitto a danno dello Stato Italiano, e avrebbe conseguito in Italia utili d’impresa, riconducibili a una stabile organizzazione "occulta", sottratti al pagamento delle imposte dirette, omettendo di presentare la prescritta dichiarazione ai fini dell’imposta sul reddito delle società (l'I.R.E.S.), per di più riciclando un’enorme massa di denaro “sporco” attraverso l’utilizzo di conti di gioco intestati a persone compiacenti o inconsapevoli.

Il nucleo originario dell’organizzazione criminale si sarebbe formato sul territorio reggino, dove i soggetti sono nati e cresciuti ("anche sotto il profilo dell’esperienza professionale e criminale", dicono gli investigatori), dove si sono conosciuti e avrebbero ideato il sistema illecito sopra descritto.

L’associazione, che controlleebbe società in Austria, in Spagna e in Romania e sarebbe attiva con una base stabile a Malta, in passato avrebbe operato utilizzando anche licenze delle Antille olandesi, di Panama e della Romania. Essa avrebbe, pertanto, mutato la propria sede di interessi a seconda del Paese più conveniente dal punto di vista fiscale, mantenendo però sempre il centro decisionale e operativo a Reggio Calabria.

L’attività investigativa svolta sinergicamente dalle Forze di polizia avrebbe, in più, consentito di accertare come non solo alla suddetta rete commerciale abbiano preso parte numerosi rappresentanti delle cosche di ‘ndrangheta operanti sul territorio, ma soprattutto come il "metodo mafioso" abbia costituito una sistematica modalità attraverso la quale indurre gli imprenditori impegnati nella gestione di sale e scommesse a distanza - qualora la semplice evocazione (esplicita o implicita) del casato di ‘ndrangheta non fosse stata sufficiente, anche con pressioni intimidatorie - a installare i software o ad attivare i sistemi informatici necessari per connettersi e fare giocare i clienti sui siti gestiti dall’associazione criminale.

Nelle indagini un ruolo di primissimo piano ha assunto la figura di Mario Gennaro che avrebbe acquisito un prestigio imprenditoriale che gli ha fatto guadagnare un ruolo di vertice nelle imprese estere impegnate nel settore commerciale. In tal modo, lo stesso avrebbe finito per rappresentare gli interessi non più della sola cosca originaria di appartenenza (i Tegano), ma dell’intera ‘ndrangheta provinciale - allettata dagli imponenti flussi economici generati da quelle attività imprenditoriali che oltre a consentire lauti guadagni, avrebbero agevolato il riciclaggio del denaro sporco - che si sarebbe infiltrata così nel sistema nazionale e internazionale dei giochi e delle scommesse on line.

Sulla scorta dei gravi elementi indiziari raccolti, oggiì sono in corso di esecuzione (in Abruzzo, Calabria, Campania, Emilia Romagna, Lombardia, Marche, Piemonte, Puglia, Sicilia e Veneto) i provvedimenti emessi dall’ufficio G.I.P. del Tribunale di Reggio Calabria.

(ultimo aggiornamento 12:45)