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Da Assolombarda studio su criminalità e imprese al Nord

Calabria Attualità

Tutti i rami di un'azienda sono soggetti alle infiltrazioni mafiose e il principale veicolo di contagio è rappresentato dalla corruzione: è quanto emerge dal rapporto 'Rischi di infiltrazione mafiosa nelle imprese del Nord Italia” presentato oggi nella sede di Assolombarda e promosso dalla stessa associazione insieme a Fondirigenti, Aldai, Fondazione Istud e Centro Federico Stella dell'Università Cattolica di Milano, in veste di partner scientifici.

Lo studio è stato condotto analizzando 14 inchieste giudiziarie, dalla 'Crimine-infinito', che ha definito i contorni della penetrazione 'ndranghetista in Lombardia, alle indagini 'Minotauro' condotte a Torino. I risultati mostrano innanzitutto che spesso l'imprenditore del Nord che intrattiene rapporti con la criminalità organizzata crede di mantenere una visione pragmatica, quasi come se si rivolgesse a un'agenzia di servizi. "I mafiosi si presentano quasi come risolutori di problemi - ha spiegato il responsabile legalità di Assolombarda, Antonio Calabrò - ma subito dopo iniziano ad acquisire progressivamente il controllo dell'azienda che hanno preso di mira".

Il processo di infiltrazione, così, si configura come un processo cooperativo tra imprenditori e criminali, una relazione diversa da quella puramente conflittuale alla quale siamo stati abituati - che comunque persiste - nella quale un'azienda viene contaminata nonostante le resistenze dell'imprenditore. Dalla collusione, tuttavia, si passa all'intimidazione e all'assoggettamento, per finire all'estromissione dell'imprenditore dall'azienda, ormai controllata dalle mafie.

Secondo gli imprenditori intervistati, inoltre, il rischio di esposizione delle imprese a contaminazioni mafiose è legato alla necessità di operare in tempi di crisi (26%), volontà di guadagnare di più (20%), e battere i concorrenti (20%). Ma, come sottolinea Enrico Mancuso, docente di Procedura Penale alla Cattolica, "la presenza di imprese criminali altera il regolare andamento del mercato e falsa la concorrenza, condizionando l'intera società civile".

Secondo il direttore generale della Fondazione Istud, Marella Caramazza, inoltre, spesso gli imprenditori del Nord sono impreparati alla complessità e ai rischi del fenomeno mafioso: "Per queste ragioni - dice Caramazza - bisogna dare un ruolo fondamentale alla formazione dei decisori aziendali, ai vari livelli aziendali". Una formazione che Assolombarda, ormai da anni impegnata nel monitoraggio del fenomeno, intende fornire insieme a forme di counselling per gli imprenditori entrati nel mirino delle organizzazioni criminali. (AGI)