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Confartigianato. Lucà: disegno di legge sui prelievi forzosi passa al senato

Calabria Attualità

“Nello scorso mese di maggio, il Senato della nostra Repubblica ha approvato un disegno di legge che dovrà essere confermato dalla Camera dei Deputati e che prevede la possibilità delle banche di saldare le loro perdite prelevando forzosamente, dopo gli adempimenti attuali di legge, denaro dai conti correnti privati superiori a 100mila euro.” Lo rende noto Salvatore Lucà, di Confartigianato KR e CZ, che prosegue: “In un momento in cui tantissime aziende chiudono per carenza di credito, con una situazione finanziaria delle nostre imprese dell’artigianato e delle PMI allarmante, i nostri rappresentanti politici, escluso alcune forze politiche (M5S e Lega) pare stiano più attenti a garantire un sistema finanziario che scoraggia ogni tipo di iniziative, piuttosto che il tessuto produttivo del nostro Paese.”

Dichiara Lucà: “Rileviamo che, con la scusante di essere in linea con le disposizioni europee (migranti docet), persiste un’attenzione al sistema finanziario decisamente eccessiva e forse non meritata, tenuto conto che proprio tale sistema ha abbandonato per primo (e con i maggiori impatti) le nostre imprese e che, progressivamente, si sta allontanando sempre più dai Territori (vedi decreto per Banche Popolari) in virtù di ristrutturazioni e logiche che hanno più a che fare con il mondo finanziario che con quello reale.

Queste dinamiche,- prosegue- ovviamente, danneggiano clamorosamente il Territorio: in Calabria abbiamo degli esempi eclatanti. In estrema sintesi abbiamo perso ogni riferimento strategico e quel supporto finanziario necessario alla crescita (o sopravvivenza) delle nostre PMI.

Ed in questa situazione alquanto paradossale, i nostri rappresentanti romani invece di ideare e lavorare per il tessuto produttivo ed economico italiano, legiferano per ben altre cause, nel silenzio totale dei partiti, confederazioni e quant’altro. Una situazione seria a cui il mondo associativo deve protestare seriamente e concretamente. Questo silenzio non fa altro che alimentare quella sfiducia che i cittadini e le imprese nutrono nei confronti della politica e di tutti quei soggetti con i quali dovrebbero quotidianamente confrontarsi (associazioni datoriali e sindacali).

Non è più sopportabile, sia da imprese che da famiglie, assistere ad azioni politiche che garantiscono solo un certo mondo. Dopo ormai sette anni di crisi economica, il mondo delle PMI rischia il tracollo. I consumi interni sono ormai fermi e l’export (per le imprese che riescono a farlo) non riesce a colmare le quote di mercato che le nostre imprese hanno perso in questi anni.

Innovazione, sia di prodotto che di processo, digitalizzazione, internazionalizzazione, reti di impresa, sfruttamento dei fondi europei: sono questi i temi che dovrebbero essere presenti nell’agenda dei nostri politici, e non interventi a garanzia di un sistema finanziario che, per un certo verso, ci riportano al 1992, anno in cui vi fu il famoso prelievo del 6 per mille sui conto correnti.

Auspichiamo, - conclude - dunque un cambio di rotta immediato. Il mondo politico, le confederazioni, le federazioni sindacali, devono avviare una protesta vibrante contro questo tipo di interventi e questi ulteriori aggravi a carico dei cittadini. C’è necessita di essere più vicini ai cittadini ed alle imprese.”